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Distillerie Berta

C'era una volta una valle, una valle d'oro, dai segreti custoditi, dove viveva una fata misteriosa dai profumi inebrianti. La…

Settembre 22, 2012 1:49 pm
C’era una volta una valle, una valle d’oro, dai segreti custoditi, dove viveva una fata misteriosa dai profumi inebrianti. La fata verde. Nata da un elisir segreto a base di assenzio, amava circondarsi di oggetti di culto, un cucchiaio traforato, un pezzo di zucchero, una fontana d’acqua fredda.

Solo quando l’acqua ghiacciata sfiorava l’elisir si assisteva al miracolo della fata. La bevanda da trasparente si intorpidiva, apparivano dei cerchi, le onde iniziavano a risalire, si formavano turbine e mulinelli ed ecco che appariva lo spirito ribelle della Fata Verde che sembrava uscire dall’acqua per prendere vita. Audace e birichina visitava i granai, si infiltrava negli alambicchi, profumava le cucine, allietava le osterie e incantava tutti quelli che le si avvicinavano. Un giorno, alla ricerca di nuove avventure, abbandonò la sua valle per andare nel vasto mondo. Si fermò nella villa Lumière dove conobbe la gloria, per arrivare poi nel nostro Piemonte. Passò per i cafè parigini dove le donne perdevano la virtù, gli uomini la ragione, i poeti diventavano maledetti. La fata si era trasformata in un essere malvagio. Iniziò una vera persecuzione, una caccia alle streghe, ma la fata riuscì sempre a scappare, a nascondersi, a rifugiarsi dai suoi servi fedeli. I distillatori clandestini. Gli anni passavano ma la fata restava inafferrabile, la si vedeva uscire la sera dalle cantine segrete, la si intravedeva all’alba, vicino a una locanda isolata, nella foresta o alla svolta di un sentiero. La fata vagava. Appariva e scompariva. La fata sognava e inafferrabile si faceva vedere solo da chi meritevole, da chi la amava. La fata ha capito la passione della famiglia Berta. La passione per il distillato. La passione per l’artemisia che la fa nascere, come un vortice. Nascosta nel Castello di Monteu Roero si è mostrata, ha svelato il suo lato dolce e sinuoso. Come una favola. La Favola Mia.

Esisteva un tempo in cui il Monte Acuto era una rocca misteriosa, una specie di atollo sospeso sul mare, tutto intorno i profili delle colline che i pini silvestri allineati, facevano sembrare creste di bestioni preistorici. Esisteva un tempo in cui il Monte Acuto era circondato dal mare esteso, solo poche terre emergevano, i torrenti erano dirompenti, gli animali di ogni tipo. Esisteva un tempo in cui le acque si ritiravano, i terreni si sollevavano, e i paesaggi nascevano. Scavato dalle acque, corroso dai venti, plasmato dal nulla, è così che è apparso il territorio ricco e generoso di viti del Roero. Esisteva poi, il tempo in cui il Monte Acuto sorvegliava questo territorio, lo dominava, diventava casa di un misterioso castello, gli regalava il nome, lo proteggeva dagli attacchi e lo rendeva grande. Esisteva il tempo in cui gli imperatori gli chiedevano asilo e lui accettava, cambiava proprietari e lui li amava, li proteggeva. Monte Acuto diventa grappa, anche a lei presta il nome. E’ dalla selezione delle migliori vinacce di Barbera, Arneis e Nebbiolo di questo territorio, del suo territorio, che prende forma. Un omaggio che la famiglia Berta rivolge al luogo accogliente e generoso del Roero. Il risultato. Un distillato prezioso.

La mitologia racconta di un tempo lontano in cui la realtà diventava storia, la storia leggenda e la leggenda cantata, di città in città, si trasformava in mito. La mitologia racconta l’esistenza delle Ore, una leggenda antica diventata Mito. Le Ore, figlie di Zeus e Temi, erano le guardiane dell’Olimpo e protettrici dei Cieli. Dee dalla bellezza ammaliante, garantivano l’ordine della natura e il regolare susseguirsi delle stagioni. Thallo, Dea della fioritura, la Primavera. Auso, Dea del rigoglio estivo, l’Estate. Carpo, Dea del frutto e del raccolto, l’Autunno. Nella loro danza intorno al sole scandivano il tempo, garantivano l’alternarsi delle stagioni, permettevano che il ciclo naturale della vita si compisse. Fioritura, maturazione, raccolto. Ogni fase era gestita da una Dea. Ogni momento era preparato, studiato, coccolato. Ogni momento avveniva perchè era destinato ad essere. Ritrovando il Mito delle Ore in un affresco nei saloni del Castello di Monteu Roero, la famiglia Berta decide di affidare a queste miracolose Dee il loro prodotto. Il Distillato d’Uva. Un modo per chiedere loro di sorvegliare il ciclo della vite, i suoi frutti, il suo nettare. Semplicemente di continuare la loro danza intorno al sole.
Castello di Monteu Roero. Castello di fascino, di segreti, di storia. Castello di eleganza e di mistero. Castello di vite trascorse, già vissute, che hanno però lasciato un segno indelebile. Un ricordo, una tacca nel tempo. Memoria del passato. Il Castello, fatto costruire dalla famiglia Biandrate, diventa luogo di rifugio per molti imperatori, tra cui Federico Barbarossa che vi si nasconde per sottrarsi al contagio quando la peste decima le sue truppe e Federico II. Nel 1299, dopo tre secoli di proprietà, la famiglia Biandrate vende il Castello ai Roero trasformandone, così, il nome dapprima in Mons Acutus Rotarium, per poi diventare Castello di Monteu Roero. Sotto il dominio di questa famiglia, il Castello viene ristrutturato lasciandoci in eredità alcuni particolari costruttivi dell’epoca di incredibile valore e bellezza. Il Castello viene in parte ricostruito tra il 1570 e il 1575 ed è proprio in quella forma che è giunto a noi oggi. Di particolare importanza sono i due saloni magnificamente affrescati nel tardo ‘500 e ‘600. Affascinante e discreta è la chiesetta consacrata all’interno del Castello. La libreria, una perla di cultura, contiene libri di medicina, letteratura e filosofia risalenti al ‘500. Contiene la storia all’interno della storia. Tra leggenda e realtà, questo è il Castello di Monteu Roero, la sua storia, la sua vita. Una vita lunga secoli, una storia viva, da ricordare, da raccontare. Il fascino del mistero, la bellezza della realtà. E’ questo che nel 2012 ha spinto la famiglia Berta ad acquistare il Castello. L’amore della storia, delle cose belle, di valore; l’amore per il territorio. Amanti delle sfide e in continua crescita, Gianfranco ed Enrico non hanno dubbi sull’acquisto di questo meraviglioso pezzo di storia. Consapevoli che il cambiamento è l’unica costante, decidono di adibire il Castello a museo, creando così un Museo dentro al Museo. Le stanze si colorano, tornano al loro splendore originale; per la prima volta, si aprono al pubblico, si svelano, si mostrano come mai prima, timide si vantano della loro bellezza. La famiglia Berta decide, poi, di dedicare una collezione di prodotti, come tradizione vuole, al nuovo arrivato. Un modo per includerlo nella Famiglia della Grappa. Nascono quindi il “Monte Acuto” la grappa invecchiata in piccole botti di Nebbiolo, Barbera e Arneis, il “Mito delle Ore” il distillato d’uva e la “Favola Mia” l’assenzio. Tre sorprese. Le sorprese di Natale 2012.

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