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Antonio Tittoni, proprietario del The Wanderer e del Depero Club di Rieti

Intervistiamo in esclusiva per Barman Italia, Antonio Tittoni, proprietario e bar manager del The Wanderer e del Depero Club di…

Aprile 24, 2020 6:37 am

Intervistiamo in esclusiva per Barman Italia, Antonio Tittoni, proprietario e bar manager del The Wanderer e del Depero Club di Rieti, locale che lo scorso ottobre ha festeggiato il suo settimo compleanno con una drink list in chiave futurista, ispirata al grande artista trentino e realizzata esclusivamente per la serata, a base VII Hills Italian Dry Gin, alla presenza del suo global brand ambassador Federico Leone.

Ciao Antonio, raccontaci il tuo percorso lavorativo e come sei approdato al bartending…

Durante i miei studi universitari a Roma avrei dovuto intuire che la mia strada sarebbe stata quella del bar, in quanto ho avuto la fortuna di poter vivere da cliente quella fantastica “stagione” di gloria che è appartenuta al Micca Club della Capitale dove, da perfetto profano, rimasi “stregato” da un allora a me sconosciuto Daniele Gentili, che avrei poi ritrovato con stupore qualche anno dopo, in veste di insegnante. Dopo la laurea, mi immergo totalmente nello sviluppo di un’associazione attiva nell’ambito dell’organizzazione di eventi incentrati sulla divulgazione di contenuti artistici e culturali: uno tra tutti, nel 2009, quello organizzato in onore del Centenario della pubblicazione del Manifesto Futurista. Questa la ‘scintilla’ da cui nasce la volontà di creare un “luogo” che potesse essere laboratorio di innovazione, gusto e interpretazione delle nuove tendenze nella mia città natale, Rieti.

Nasce quindi il Depero Club, ma non solo….

Nel 2012, dopo un anno e mezzo di preparativi, con i miei soci diamo vita al Depero Club, che aumenta l’attrazione nei confronti della miscelazione, e quindi nella ricerca, nello studio, (per cui non ringrazierò mai abbastanza persone come Francesco Modesti o Antonio Parlapiano, per quello che sono stati in grado di trasmettermi) e nel frequentare i migliori bar d’Italia e della Capitale come il Barber Shop Speakeasy di Joy Napolitano e Matteo Siena, con i quali è nata la più bella delle amicizie. Nel 2015 raddoppiamo, fondando il Rigodon, con la miscelazione che incontrava il fine dining, ma, ahimè, non durò molto: a seguito del terremoto del 2016 abbiamo dovuto chiudere… Dopo un anno non semplicissimo, entra in società la mia compagna di vita, Chiara D’Orazio, che insieme al restyling del Depero Club porta con se un rinnovato entusiasmo e un’esperienza familiare nella ristorazione di oltre trent’anni. Nuove energie che danno vita, nel 2018, con i fratelli Lorenzo e Marianna Natale, al progetto “The Wanderer”, whiskey bar basato prettamente sulla sua miscelazione, mentre a giugno, sarò pronto, con il mio storico collaboratore Emanuele Angeletti a dedicarmi alla miscelazione tropicale in un format tutto nuovo… insomma, a Rieti troverete senza dubbio qualcosa da bere!

L’emergenza Coronavirus ha obbligato tutto il settore a reinventare – ove possibile – il proprio lavoro. Tu come ti sei organizzato e come sta andando?

Gli eventi di questi mesi ci hanno si, un po’ rallentato, ma ci hanno anche dato modo di riflettere meglio su quelle che saranno le nuove sfide da intraprendere. Al momento con il Depero andiamo avanti e potenziamo sempre più il delivery, provando a migliorare la qualità dell’esperienza: oltre a consegnare a domicilio i nostri drink, infatti, abbiamo messo le nostre bottigliere (Depero e The Wanderer) a disposizione della nostra clientela, permettendo loro di poter scegliere comodamente da casa, ad esempio, tra più di 200 etichette di whiskey. Siamo anche in contatto con aziende specializzate nella produzione di imballi da asporto, per produrre innovative confezioni in modo da poter servire a casa un prodotto sempre più simile a quello consumato al locale. Fermarsi non è possibile, certo non è e non sarà come prima, ma cerchiamo di fare tutto ciò che possiamo: il nostro compito è servire, nonostante tutte le difficoltà.

Cosa consiglieresti ai tuoi colleghi e all’industri per risalire la china, una volta che l’emergenza sarà alle spalle?

L’esperienza del terremoto mi ha insegnato una cosa: l’uomo tende a dimenticare eventi così traumatici, o meglio, ambisce a tornare alla normalità. Questo è uno spirito di sopravvivenza che alberga in tutti noi, quindi sono ottimista, lo sono perché nel mio piccolo ho potuto vivere una situazione analoga. Certo ci vorrà del tempo, ma siamo chiamati a tenere duro, perché tutti avremo ancora bisogno di un drink a fine giornata! Oggi è necessario utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione per progettare il futuro, per cercare nuovi sbocchi e nuovi modelli di business… è un tempo preziosissimo e dobbiamo sfruttarlo al meglio.

Tornando alla positività e leggerezza dello stare insieme, quale sarà il primo drink che preparerai e perché?

Sicuramente il “Villano” che, da “negronista” quale sono, è uno dei miei preferiti e che il grande Matteo Zed mi ha dato l’opportunità di proporre nel menu de “Il Marchese”, lavoro che ho svolto per la start up del locale romano. Un twist sul Negroni, dove il Pedro Ximenez prende il posto del Vermouth di Torino e lo scotch torbato quello del gin, con una piccola aggiunta di qualche nota di sedano.

Carlo Dutto

Ufficio stampa nel mondo del beverage e nel cinema, tenta disperatamente di unire i due mondi, sorseggiando un Old Fashioned o un Blue Martini. A volte entrambi, se non guida.

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