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Intervista a Diego Ferrari: Cocktail Art e low-ABV.

Diego Ferrari icona nel panorama nazionale e internazionale del bartending, ci racconta la sua esperienza lavorativa e risponde ad alcune…

Maggio 18, 2020 9:48 pm

Diego Ferrari icona nel panorama nazionale e internazionale del bartending, ci racconta la sua esperienza lavorativa e risponde ad alcune domande riguardo Cocktail Art e low-ABV.

Ciao Diego, brevemente la tua carriera fino ad oggi.
Non è semplice riassumere la carriera di una persona sopratutto quando questa si sviluppa dopo decadi di impegni e fatica. Mi piace riassumerla più come un racconto dettato da fermate e luoghi precisi ma mai definiti. All’inizio come tutti fu il niente poiché cercavo il percorso o di riconoscermi in un profilo che con il tempo avrei potuto introdurre in una conversazione con orgoglio e passione. Come tutti all’inizio si prende quello che passa al convento….il mio impiegato in un supermercato di quartiere! Passando il tempo un ristorante e pizzeria poco distante cercava un aiuto pizzaiolo ed io poco più che diciassettenne accettai andando incontro ad un lavoro che mi avrebbe portato ad avvicinarmi a questo mestiere contornato da ristorazione e bar. Cambiano i luoghi ma il ruolo rimane uguale fatta eccezione di una opportunità di servire in sala e salire sporadicamente dietro un banco. Gli anni passano e loro anche l’adolescenza. Dopo un corso professionale da barman decido di approdare in un bar molto famoso della mia città e qui inizia il mio percorso vero, quello che oggi mi ha portato essere quello che sono! Anni di gavetta come barista esplorando tutte le fasce di lavoro mi portano in Inghilterra dove il mio lavoro diventa sempre più completo scoprendo nuovi mondi e nuove lingue. Come tutto ha una fine pure la mia esperienza all’estero terminò e tornando in suolo materno esplorai nuove tendenze come lo stile giapponese, il molecolare, il tiki etc. L’evoluzione è stupenda e la vita non meno, ogni 3 anni cambiavo locali per crescere la mia conoscenza ma necessitavo di un approccio più internazionale sempre rimanendo in Italia. Milano fu quello che ceravo….una casuale inizio di collaborazione in un locale molto particolare nel capoluogo lombardo fu la mia rinascita professionale. Nuove sfide, nuovi contesti dove il concetto dei cocktail a bassa gradazione hanno avuto i natali, mi hanno portato per 5 anni ad arricchire la mia carriera portandomi in tutto il mondo sostenendo decine di seminari e guest nei migliori locali del mondo e a scrivere addirittura un libro premiato a livello internazionale. I tempi erano maturi e dopo 26 anni all’interno dei locali era tempo di crescere e come sempre la vita ha sempre un piano per noi…Matusalem Rum mi chiamò dandomi l’opportunità di entrare nella loro famiglia a livello internazionale dandomi l’opportunità di viaggiare per tutto il mondo parlando di questo meraviglioso prodotto e la sua storia facendo parte della seconda era d’oro del cocktail.

Come ti sei avvicinato al mondo dei cocktail? Quale è la tua filosofia di bar?
Senza vergogna ricordo che avevo 19 anni e vedevo alcuni miei amici che lavoravano in questo mondo, non in maniera super professionale, e si divertivano un sacco guadagnando anche bei soldi. Pensai potesse essere un lavoro divertente ed incominciai a seguire corsi professionali e contrariamente ai miei amici come una vera professione. Capii subito che era il mio lavoro e feci di tutto per farlo nel miglior modo. La mia filosofia è se vuoi fare parte di questo mondo fallo bene e rispettalo o non farlo proprio!

Parlaci della tua community su Facebook? Cosa si impara oltre al cocktail?
Il rispetto!
Senza quello non si fa parte della mia community! Barman significa gentleman, stile, comprensione, educazione. Spesso alcuni giovani o meno giovani lo dimenticano ed io cerco di farglielo capire educatamente.

Cosa è esattamente Cocktail Art?
Un idea, una condivisione, un donare agli atri un punto di riflessione e inspirazione.
Un gruppo in Facebook che da anni colleziona fotografie di cocktail da tutto il mondo contribuito da una piccola comunità di 16k persone della quale 98% tutti bartender e il restante parte persone del settore. Un data base di 30k fotografie, una testimonianza dell’evoluzione del cocktail nel mondo negli ultimi 10 anni. Un piccolo mondo dove tutti possono crescere, migliorare, confrontarsi semplicemente guardando un’immagine.

Quali sono i vantaggi di bere un drink low ABV, dal punto di vista gustativo?
Niente di cosi tanto differente da un altro cocktail con più gradi alcolici. Ovviamente non potremmo mai servire un cocktail dry come un martini ma potremmo fare dei twist on classic controllando il grado alcolico e selezionando gli ingredienti.

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