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Intervista a Federico Diddi, head bartender del The Barber Shop Speakeasy di Roma

  Il toscano Federico Diddi, head bartender del The Barber Shop Speakeasy di Roma, cita anche la nuova drink list…

Aprile 10, 2020 11:30 pm

Il toscano Federico Diddi, head bartender del The Barber Shop Speakeasy di Roma, cita anche la nuova drink list del locale, chiamata Habitat, lanciata poco prima dell’emergenza Coronavirus e dedicata alla salvaguardia del Pianeta.

Raccontaci chi sei e la tua storia lavorativa
Classe 1991, dopo essermi laureato e viaggiato con la mia compagna in lungo e in largo per il globo, sviluppo la passione per la miscelazione grazie anche alla scuola Planet One di Grosseto. Dopo aver lavorato in qualche locale livornese, tre anni fa sono approdato a Roma, partendo come stagista e, crescendo piano piano, sono diventato head bartender del ‘The Barber Shop Speakeasy’ – www.tbspeakeasy.com.

In questa emergenza da Coronavirus, cosa ti manca di più del tuo lavoro e perchè?
In questo periodo mi manca tanto il parlare, il confrontarsi, l’imparare, il ridere e lo scherzare, sia con i miei colleghi che con i clienti. Credo che l’ospitalità e la condivisione siano fondamentali nel nostro lavoro.

Segnalaci un tuo ‘consiglio’ per la categoria per quando si tornerà alla vita ‘normale’
Attraverso sia i nostri locali che il mondo dei social, cercare tutti insieme, noi bartender dell’industry, di riprendere il contatto con la clientela: bisognerà essere più forti che mai e, oggi più che mai, “l’unione fa la forza”.

Il primo drink che farai appena torni dietro il bancone….
Il primo drink che preparerò sarà il Chilltu (significa ‘pomodoro’ in lingua Quechua), un cocktail della nostra nuova drink list, chiamata Habitat e improntata sulla salvaguardia del nostro Pianeta. Un cocktail fresco, a base pisco, con acqua di pomodori lattofermentati, una tonica allo yuzu e come garnish una crusta di sale alle acciughe. Chilltu si focalizza sull’inquinamento marino: ogni giorno, infatti, a causa dell’eccessivo commercio, si stanno distruggendo gli ecosistemi più vulnerabili. In questo periodo di quarantena si è visto come la natura possa coesistere con l’uomo.

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