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Intervista a Leonardo Filippini, da Pisa al Beaufort Bar del Savoy di Londra

Una notte al Beaufort Bar del Savoy Hotel è puro teatro dall'inizio alla fine. In un certo senso deve esserlo, dato che…

Marzo 3, 2020 8:39 am

Una notte al Beaufort Bar del Savoy Hotel è puro teatro dall’inizio alla fine.
In un certo senso deve esserlo, dato che il bar stesso si trova sull’ex palcoscenico di The Savoy; dove Incantevoli interni dorati, cocktail teatrali e un’aura magica fanno di questo atto di classe uno dei luoghi più sbalorditivi di Londra e non solo.

Raccontaci qualcosa in più di te, da dove vieni, come ti sei avvicinato al mondo del bar e come sei arrivato al Savoy di Londra?
Sono nato e cresciuto a Pisa e sono sempre stato un pò un tipo festaiolo.
Le mie passioni sono la musica, l’arte espressa in ogni sua forma e il creare nuove interazioni umane e quando ho messo insieme il tutto ho capito che volevo fare bar. Il primo lavoro a tempo pieno dietro a un bancone risale al 2015 presso il Baribaldi nel cuore della mia citta’, dopo 10 mesi sono partito per la Thailandia per circa 4 settimane mettendo alla prova me stesso per la prima volta lontano da casa per tanto tempo, e infine mi sono spostato a Londra nel Novembre 2016, iniziando come barback in un Ristorante – Bar francese. Ho sempre fame di imparare nuove cose e migliorare me stesso, sognando in grande e puntando in alto, cosi il 4 Settembre 2017 ho ottenuto la posizione da Bar back al Beaufort Bar del Savoy Hotel di Londra, il più grande hotel del mondo.

Che cosa si prova a lavorare in uno dei templi della miscelazione mondiale?
Grande orgoglio! Ogni giorno che entro in Hotel per me è un’emozione fortissima. Sapere che li prima di te, sono passati alcuni personaggi che hanno fatto la Storia del bar e non. In più quando penso che grandi nomi come Ada Coleman, Henry Craddock, Joe Gilmore e più recentemente Erik Lorincz hanno lasciato un segno nello stesso palazzo in cui anche io shakero quotidianamente, questo mi rende ancora più fiero di dove sono arrivato e di dove un giorno potrei arrivare.

Qual’è, se c’è, la qualità più importante che un barman del Savoy deve avere e deve tenere sempre ben presente?
L’eleganza… Quando sei sul bar le persone si aspettano il meglio perché se sei li ti considerano fra i migliori. Dietro al bar ci vuole velocità, tecnica, spirito di osservazione ma allo stesso tempo bisogna avere eleganza, classe e portamento, sempre con un gran sorriso genuino…ovvio!
Esiste un detto da queste parti “Be like a swan” ,ovvero, sii come un cigno, elegante e maestoso fuori dall’acqua, ma sott’acqua bisogna muovere le pinne il più veloce possibile per stare a galla.

Qual è l’insegnamento più importante che hai imparato lavorando al Savoy?
Umiltà e rispetto.
Tutti i miei più grandi mentori che ho avuto fin’ora mi hanno insegnato qualcosa, cose diverse in maniere diverse ovviamente, ma tutti mi hanno sempre insegnato a valorizzare il rispetto per il prossimo e l’umiltà.

Si dice che un barman debba accogliere il cliente, dietro questa accoglienza c’è molto romanticismo, consideri quello del barman un lavoro romantico?
Assolutamente si, io sono un grande sostenitore del romanticismo.
Il bar è il “guest” ed è il cliente che rende grande un bar e un bartender, perciò merita tutto il nostro impegno nel far si che abbia l’esperienza più bella della sua vita.
Certo non tutti i giorni sono rose e fiori ed è comprensibile avere dei momenti no anche per noi bartender, ma non dobbiamo mai dimenticarci che ciò che facciamo è perchè amiamo prenderci cura delle persone e regalare loro dei grandi ricordi, tante volte cambiando del tutto il loro stato emotivo.
Ebbene si, trovo tutto questo un grande esempio di romanticismo!

Dicono che un bartender debba anche essere anche un po’ uno psicologo, come si conquista un cliente? Esiste una tecnica ben precisa?
Ogni persona per me è diversa da un’altra, ognuno ha la sua storia, il proprio carattere, ecco perche c’è un drink perfetto per ognuno di noi. Bisogna creare una connessione diretta con le persone, per cercare di capire (tante volte in pochi minuti) chi hai davanti, facendo loro alcune domande, cosa fanno nella vita, cosa li porta a Londra, al Savoy, cercare di capire i loro gusti, se hanno una squadra del cuore…Più informazioni otteniamo e più possibilità abbiamo di trovare il drink adatto a ciascuno di loro.

Non pensi che il mestiere del bartender oggi rischi di diventare un mestiere “di moda”?
Non c’è nulla di male nel vedere nuove persone che si appassionano a questo lavoro ogni giorno, lo reputo uno dei mestieri più belli al mondo, è bello condividerlo con sempre più persone.
Il rischio oggi forse non è tanto il voler essere un bartender, ma forse quello di voler fare il “social bartender”. Non bisogna scegliere di fare questo lavoro pensando che sia soltanto un lavoro che dia visibilità sui social media (che restano pur sempre una piattaforma importantissima ma che va saputa usare!)

L’aver scoperto la buona miscelazione è un passo da cui non torneremo più indietro, ma quale sarà secondo te il futuro di questo settore?
Non penso di avere una risposta ben precisa a questa domanda, l’alta miscelazione è trend che si è sviluppato moltissimo nel corso degli ultimi 10 anni, è un settore in continua evoluzione e questo è un bene secondo me. Ultimamente ho visto un’attenzione particolare nel produrre liquidi a basso contenuto alcolico o addirittura alcohol free spirits, il messaggio che si perecepisce è che si stia andando sempre più nella direzione di bere in modo sano.

Che cosa non dovrebbe assolutamente mai mancare nel tuo bar ideale?
La possibilità di avere luce naturale, un impianto stereo di grande qualità, una cucina e ovviamente… Champagne a volontà!

Quando non lavori che locali ami frequentare, dove ti piace andare a bere e mangiare? Hai un bar del “cuore” uno di quelli che ti fanno sentire a casa? 
Cerco sempre di sperimentare posti nuovi e la bellezza di vivere a Londra è che nella stessa serata puoi sperimentare diversi tipi e stili di bar, Hotel bars, Street bars, Champagne bars e cosi via. Londra è un perfetto mix di culture e di conseguenza è un perfetto mix di diverse opzioni, specialmente nel mondo del food and beverage, ti invoglia a sperimentare sempre cose nuove. Ce n’è uno che preferisco particolarmente, quasi la mia tappa obbligatoria, questo è Bar Swift, un gran bar dove incontrare sempre nuova gente, bere bene e divertirsi.

Qual è la città che preferisci e più che reputi più interessante nel mondo della Mixology?
La mia città preferita per il mondo del bar riguardo storia (storie), eredità, cultura e importanza è New York City. Sono letteralmente innamorato di questa città in tutti i suoi aspetti, belli e brutti, sarebbe un sogno per me, un giorno, poter diventare un bartender in uno dei più grandi bar di Manhattan.

C’è un cocktail che preferisci preparare e uno che preferisci bere?
Amo eseguire tutti i drink e mi piace lavorare su tutte le ricette per cercare di trovare il perfetto equilibrio dei sapori, non amo concentrarmi solo su un drink in particolare.
Per quanto riguarda il mio cocktail preferito non ne ho uno, vado molto a giornate e in base a quello che vorrei bere in quel preciso momento, se però mi servono un bicchiere di bollicine, vanno sul sicuro, perché a quello non dirò mai di no!

Marco Triani

Nasce a Roma nel 1983, finiti gli studi decide di fare esperienza lavorativa all'estero, occupandosi di marketing nel settore del Food&Beverage in Germania, Spagna e Inghilterra. Co fondatore e responsabile commerciale di Italiana Liquori&Spiriti, progetto di importazione di distillati internazionali premium, esclusivi in Italia. Vive tra Roma e Perugia; collabora con alcuni dei più importanti cocktail bar italiani; i viaggi sono la sua più grande passione e il Martini il suo cocktail preferito.

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