Categories: mixologist in evidenza

L’intervista a Renato Tonelli: Zero waste cocktail per Barmen eco sostenibili

Febbraio 10, 2021 11:36 pm

Raccontaci qualcosa in più di te, da dove vieni, come ti sei avvicinato al mondo del bar e come sei arrivato da Evelina?

Il mio nome è Renato Tonelli e vengo da New York City. Mio padre è originario della Toscana, per questo fin da bambino ho trascorso ogni estate in Italia e me ne sono innamorato.
All’età di diciotto anni, infatti, ho scelto di frequentare l’università alla facoltà di Scienze Politiche di Roma e per arrotondare ho iniziato a lavorare come Barman nei week end.

Lo stare al contatto con la gente e miscelazione dei cocktail hanno fatto di un semplice lavoro una grande passione, fino a che non sono finito ad insegnare in una rinomata scuola di Barman, la Mixology Academy.
Nel 2018 ho intrapreso un’esperienza all’estero, in Australia, dove ho lavorato come Bar Manager, per motivi personali e anche burocratici ho deciso di trasferirmi nel mio luogo di nascita, la grande mela.
Ho scelto di lavorare ad Evelina perchè conoscevo già i proprietari e sono persone fantastiche. In più conoscevo anche alcuni dei miei colleghi che hanno lavorato nei migliori bar di NYC e del mondo, quindi andare a lavorare da Evelina vuol dire imparare cose nuove ogni giorno.

Quali differenze hai trovato nel mondo del lavoro oltreoceano a livello di rapporti umani con clienti e colleghi?

Una delle differenze sostanziali di lavorare a New York City è il sistema di pagamento a base di mancia che ti invoglia ad avere un buon rapporto con i clienti e ad offrire un servizio più completo. Per quanto riguarda i colleghi invece si è a contatto con più culture differenti che a parer mio arricchisce anche il processo creativo dietro al bancone.

Cosa pensi della miscelazione statunitense? Pregi e difetti.

Oltre al vantaggio economico, lavorare a New York City ha molti lati positivi.
Per esempio, ci sono moltissimi ingredienti con cui divertirsi a creare ricette, che non trovi facilmente in Italia. In più sarà molto più probabile avere con te un team internazionale, che a mio parere aggiunge personalità al processo creativo del menu. Essere in contatto con culture diverse ci aiuta anche ad aprirci mentalmente ed è proprio così che la crescita avviene.
Ci sono anche dei lati negativi, come ad esempio la scarsità di eleganza.
In Italia c’è una grande attenzione ai dettagli ed ogni Barman è in grado di eseguire presentazioni che danno un valore aggiunto.
Il fatto di avere meno ingredienti a disposizione può comportare alcuni vantaggi, per esempio usare prodotti locali e di stagione spinge i Bartender a ricavare il massimo da ogni ingrediente.
Questi sono fattori che rendono i Barman in Italia, unici e di successo e non a caso sono molto rinomati all’estero.

Ci parli del tuo progetto Sustainable Bartender?

Il mio progetto Sustainable Bartender nasce durante la pandemia, da approfondite riflessioni sulle ripercussioni che il cambiamento climatico sta avendo sulla nostra terra. Mi sono detto, cosa posso fare io per aiutare l’ecosistema? E quindi nasce un progetto eco sostenibile che invoglia ogni Barman al mondo ad utilizzare prodotti di stagione e a km zero, a trarre il massimo risultato da ogni singolo ingrediente e ad applicare tecniche ecosostenibili che agevolano il pianeta, l’essere umano e anche il portafoglio.
Sustainable Bartender ha come missione quella di rendere ogni Barman eco sostenibile.

Zero waste cocktail offre anche vantaggi a livelli organolettici?

Un cocktail Zero Waste, oltre ad essere di aiuto al pianeta, contiene un sapore accentuato perchè si vanno ad utilizzare parti che altrimenti venivano gettate via, ma che sono ricche di nutrienti e sapore e un carattere unico perché da modo di utilizzare la fantasia avendo a disposizione ingredienti nuovi.

Ci racconti una tua preparazione base che possiamo fare tutti con il minimo sforzo?

Basta soffermarsi ad osservare a tutti i cibi che buttiamo via ogni giorno,ad esempio i gambi della Menta, le foglie dell’Ananas, le bucce degli Agrumi e così via, e basta domandarsi: Cosa posso ricavare da questi scarti?
Non necessariamente deve essere un ingrediente utilizzato nei cocktail, può essere usato in cucina, per fare degli spray o anche dei sottobicchieri.
Il semplice porsi la domanda stimolerà la tua fantasia, e mentre ti diverti a sperimentare, starai risparmiando denaro e molto più importante aiutando l’ecosistema.
Per iniziare prova una semplicissima tecnica: l’infusione.
Per esempio prendi le bucce dell’Ananas e metti a fare un infusione con il Rum, rimarrai sorpreso dai risultati.

 

Andrea marangio

Consulente, cocktail designer e menù, promotore. Whatsapp: 3480046467 Email: marangio1974@gmail.com