Categories: mixologist in evidenza

Mauro Uva racconta la sua “Fucina del Bere”

  Territorio e qualità, a partire dal distillato italiano per eccellenza: la grappa. Lo scorso gennaio in provincia di Verona…

Luglio 28, 2019 7:56 am

Territorio e qualità, a partire dal distillato italiano per eccellenza: la grappa. Lo scorso gennaio in provincia di Verona (Isola della Scala) ha aperto i battenti “Fucina del Bere“, la prima università della Grappa e del bartending fondata da due autentici guru del settore quali Mauro Uva e Michele Dal Bon. Erano stati d’altronde proprio loro a creare informazione e consapevolezza intorno alla grappa con la tanta acclamata “Graspology”, una masterclass itinerante sulla storia, gli usi e l’applicazione nella mixology della grappa, prima di lanciarsi a capofitto in questa nuova, stimolante avventura. Un progetto ambizioso che BarmanItalia.it ha avuto il piacere di farsi raccontare in esclusiva proprio da Mauro Uva.

Uva, come nasce l’idea di creare una “Fucina del Bere”?
“Nasce per amicizia, per amore del nostro territorio e ovviamente anche della grappa. Io miscelo grappa da parecchi anni, possiamo dire che mia madre mi ha cresciuto a pane e grappa (ride, ndr). Mi sono sempre sentito un dandy e quando sei-sette anni fa tutti si orientavano per la prima volta verso tequila e mezcal, da anticonformista quale sono ho deciso di dedicarmi a tempo pieno al distillato italiano per eccellenza. D’altronde sono nato e cresciuto in Friuli, una terra con una grandissima tradizione in quanto a grappa. Con Michele, il mio attuale socio, siamo partiti così dal progetto ‘Graspology’, una masterclass itinerante volta a far conoscere e apprezzare di più la grappa nel mondo del bar e non solo, fino a lanciarci in un’avventura del tutta nuova: la creazione della prima scuola di mixology territoriale. È stato proprio il successo delle nostre masterclass, l’aver trovato così tanti appassionati di grappa esattamente come noi, a darci il là per creare un nuovo indirizzo di studi. Un laboratorio territoriale, con una particolare attenzione per gli home-made, le materie prime che la natura ci offre e la nostra tradizione”.

Dopo poco più di sei mesi, qual è il primo bilancio?
“Siamo aperti da gennaio e il feedback finora è stato sicuramente molto, molto positivo. C’è un’attenzione sempre più grande sia da parte degli studenti che delle aziende per il concetto di km 0, per il mondo bio e quello della grappa in particolare. Pensate che al momento abbiamo quattro sponsor di livello assoluto come Bonaventura Maschio, Nardini, Domenis e Schiavo, ma collaboriamo anche con Luxardo, Varnelli e Cortese, oltre ai ragazzi di Vecchio Magazzino Doganale. Tutte aziende che, proprio come noi, hanno come focus il territorio italiano e le sue inimitabili eccellenze. ‘Fucina del Bere’ non è infatti altro che un rimando alle vecchie usanze degli artigiani di un tempo, riadattate però ai gusti e alle esigenze della modernità. Sono molto fiero di questo progetto, dobbiamo ancora crescere, ma le premesse sono senza dubbio interessanti”.

A lungo bistrattata e dimenticata, qual è secondo lei il segreto della grappa in miscelazione?
“La grappa è uno dei distillati più antichi, non dimentichiamocelo. Le sue origini potrebbero risalire addirittura al 1400, eppure troppo spesso viene bypassata per favorire prodotti che non ci appartengono come, ad esempio, il mezcal. La grappa è italiana, è uno dei fiori all’occhiello della nostra cultura e, soprattutto, ha un grande carattere. Sono convinto che, messa nelle mani di un barman informato e capace, non abbia davvero niente da invidiare a qualsiasi altro tipo di distillato. Ha infatti un flavour marcato e perfetto per svariati tipi di cocktail, il problema è che troppi bartender non sanno neanche cosa sia. Anche per questo, la valorizzazione della grappa per me è ormai diventata una sorta di crociata”.

Quanto potrà crescere il trend grappa in Italia e all’estero nei prossimi anni?
“Senza limiti. Mi piace molto confrontarmi con colleghi che la definiscono un prodotto impossibile da miscelare, facendoli poi ricredere tutti con abbinamenti semplici ma calzanti. Penso per esempio al miele, lo sposo perfetto della grappa come dice la storia, come dice la nostra tradizione. È tutta una questione di conoscenza, non a caso i brand importanti stanno capendo che la grappa è un simbolo del nostro Paese e va quindi valorizzato sia in Italia che all’estero. Su questo distillato ho già vinto 1000 scommesse, sono pronto a vincerne un’altra e un’altra ancora!”.

Giacomo Iacobellis

Sognatore giornalista, giornalista sognatore classe 1990. Scrivere e viaggiare sono le mie più grandi passioni, mangiare e bere bene i miei più grandi diletti. Giornalista pubblicista dal 2014, sempre a caccia di notizie e, soprattutto, di spunti capaci di ispirare la mia insaziabile vena creativa

Recent Posts

Emporio Armani Caffè presenta: i nuovi cocktails con cibo in abbinamento

In occasione della Bologna Cocktail Week Emporio Armani Caffè e Ristorante presenta i nuovi…

By

Tre domande a Paolo Manna di Donna Romita – Alcolici&cucina di Napoli

Ciao Paolo, raccontaci brevemente la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? Come…

By

Suffering Bastard cocktail storia e ricetta

La storia del Suffering Bastard è molto interessante non solo riguardo al cocktail, ma anche…

By

Brainstorm Cocktail storia e ricetta

Il Brainstorm Cocktail è uno dei classici del pre-proibizionismo di Hugo Ensslin, pubblicato per…

By

Le differenze tra Cognac e Armagnac

Sorseggiare un bicchiere di distillato francese è un modo semplice e di classe per…

By

Tre domande a Flavio Giamporcaro

Bartender palermitano opero nel settore da circa 12 anni . Ho iniziato questo lavoro…

By

This website uses cookies.