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The Court, il nuovo cocktail bar firmato Matteo Zed

Ciao Matteo, raccontaci brevemente la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? Qual’è esattamente il tuo ruolo in The…

Settembre 6, 2019 12:01 am

Ciao Matteo, raccontaci brevemente la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? Qual’è esattamente il tuo ruolo in The Court.

La mia carriera è cominciata molti anni fa, più di 20 , dietro i banconi di club latino Americani, house e techno tra Italia e Ibiza. Un passato che non rinnego perchè mi ha insegnato tanto, come gestire eventi con 5 bar e 7000 persone a notte, ad essere veloce dietro al banco e forte fisicamente facendo cocktails per 13/14 ore di seguito. Pian piano sono cresciuto e con me sono cresciute le mie esigenze di lavorare in posticini più tranquilli e dare maggiore attenzione alla qualità fino al 2011, anno in cui venni selezionato alla Bacardi Legacy, disputatasi l’anno successivo a Portorico dove tra 27 bartenders provenienti da tutto il mondo, superai le semifinali aggiudicandomi un terzo che mi ripagò di ogni attimo speso a shakerare. Da lì la mia strada fu tutta in salita, vinsi anche le selezioni italiane della Disaronno Mixing Star nello stesso anno disputando le finali mondiali, dando solidità e concretezza alla mia professionalità. Il 2012 mi portò anche in Giappone dove ebbi la fortuna per un medio periodo di tempo di lavorare sotto gli ordini del grande Sensei Hidetsugu Ueno, un esperienza che mi innalzo come professionista e come uomo, affinai la mia tecnica e guadagnai sicurezza fino a raggiungere il secondo posto nella prima e ambitissima Diplomatico World Tournment. Poi di nuovo roma col grande successo al Settembrini Bistrot e poi New York alle dipendenze di Joe Bastisnich, per cui lavorai 18 mesi per poi accettare un’offerta come bartender al death Rabbit di Nyc, quell’anno considerato dai world’s best 50 bar Miglior Bar del mondo. fui parte del team che apri e costruì il Cuban bar ‘Black tail’, ci rimasi sei mesi per poi crescere e divenire l’head bartender di Zuma NYC che ricordo con immensa gratitudine e chiudere la mia esperienza americana come Beverage Director per il gruppo Armani presso l’Armani Cafè in 5th Avenue. Sono da circa 11 mesi tornato in Italia, un po per rilassarmi dalle fatiche Newyorkesi e in parte per sposare dei progetti. Ho ampliato e dato vita al mio progetto ‘Amarobsession’ oggi un sito seguitissimo in tutto il mondo al quale ho affiancato l’apertura del primo amaro bar In Europa ‘Il Marchese’ di Roma. Dopo due anni di contatti e incontri tra gli States e Roma ho aperto con la Famiglia Ceglia Manfredi uno delle location più prestigiose al mondo ‘The Court’ Rome, un bar dove ho concentrato tutto quello che una vita dietro al banco bar mi ha insegnato, e dando al Bar program standards altissimi e di impronta internazionale.

Giappone, America e Roma come intendi fondere queste tre culture totalmente opposte?

Sicuramente America nella costruzione, nell’organizzazione del bar, nell’accurata attenzione verso il cliente, coccolato e accudito in ogni istante e nella gestione del bar team, continuamente stimolato allo studio attraverso meeting giornalieri e informazioni periodiche su prodotti, food e nuove metodologie. Giappone nell’ospitare con amore, nel Lavorare con passione e mettere impegno in tutto ciò che si fa dietro e fuori dal bar. Roma ci viene incontro con la ‘Killer View’ del Colosseo che fa da sfondo e rende ogni istante al The Court bellissimo e irripetibile altrove nel mondo. Tutte e tre queste culture si fondono nel bar program dove le tecniche di miscelazione si uniscono e amalgamano, negli ingredienti che danno vita ai nostri drinks e nei loro nomi che raccolgono l’attenzione del cliente per una scelta perfetta.

Cosa ti aspetti in futuro? Quali novità proporrai nel prossimo periodo in The Court? Come è strutturato?

In futuro mi aspetto o almeno spero in un riconoscimento per ciò che rappresenta il ‘The Court’ per Roma e per l’Italia a livello internazionale, un luogo dove tecniche, bar program, ospitalità e location non hanno nulla da invidiare ai migliori bar del mondo. Intendo dunque, seguendo questa direzione, dare sempre nuovi upgrade al bar, alla bar crew per regalare sempre nuove esperienze degustative al nostro ospite, andando ad approfondire sempre l’uso del Rotovapor e del Sous Vide, aumentando anche la collaborazione con l’ Executive Pastry Chef del gruppo Manfredi Hotels, Daniele De Santi grande creativo e con alle spalle anni di Lavoro e sperimentazione al fianco del maestro Heinz Beck.

Ci sveli un tuo cocktail che non potrà non mancare nella tua nuova cocktail list (ricetta)?

Il cocktail che non può mai mancare in una mia drink list è il ‘Golden Mai Tai’, il drink che mi ha consacrato sulla scena internazionale permettendomi dal 2012 ad oggi di essere l’unico Italiano ad essere entrato nella ristretta cerchia dei finalisti della Bacardi Legacy, Brand a cui devo moltissimo.

Andrea Marangio

Consulente per cocktail bar e brand ambassador. marangio1974@gmail.com

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