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Tre domande a Mattia Ria del Blind Pig di Roma

  Raccontaci brevemente la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? come ti sei avvicinato/a al mondo dei cocktail?…

Luglio 23, 2019 11:47 pm

Raccontaci brevemente la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? come ti sei avvicinato/a al mondo dei cocktail?

Sono di Roma, ho iniziato questo mestiere facendo stagioni estive in Salento per dimenticare un lungo amore appena finito. Dopo due mesi lo avevo completamente dimenicato, ne avevo una nuovo. Il bar. Era il 2013.
Diverse esperienze a Roma e poi la chiamata di spirito, con a capo Emanuela “Lela” Ernandes, affiancato da Egidio Fidanza e Cristiano Mazzanti. Siamo stati colleghi per 3 anni, 3 splendidi anni. A febbraio del 2018, con lo stesso Egidio, ho aperto un cocktail bar a San Giovanni, il Blind Pig Roma. 450 etichette di distillati, 70 posti a sedere, cucina di qualità e tante altre cose ancora da raccontare. Sono fiero del percorso che ho fatto. E pensare che il corso da barman (non ero grande fan del flair) mi convinse a farlo un mio amico che ora fa il geometra. Non sapevo cosa ci fosse dietro questo mondo. Come novità sono appena diventato ambassador della Casoni, uno storico liquorificio modenese che produce diversi liquori e distillati. Inoltre, in contemporanea al Blind, abbiamo messo per tutta l’estate un bar all’interno di Parco Appio, una versione del Blind Pig molto più estiva e festaiola.

In quale locale lavori? Da quanto tempo ti trovi dietro questo bancone? Quali sono le tue prerogative dietro il bancone?

Come detto, ho aperto un locale a Roma, il Blind Pig, da un anno e mezzo. Dietro il mio bancone si respira un’aria rilassante e scherzosa. All’ aperitivo ci si trova spesso davanti una persona che ha lavorato tutto il giorno. Deve sentirsi a proprio agio, poter parlare di qualsiasi cosa, non essere annoiato da cose da bar. O meglio, bisogna sempre capire in pochi minuti chi si ha di fronte. C’è chi vuole sapere quanto tempo hai tenuto a macerare le scorze di agrumi nel falernum che hai fatto. E c’è chi ha lavorato 9 ore, vuole uno Spritz e parlare dell’ultimo concerto al quale è stato. E il bar è bello per questo. Ti puoi trovare davanti chiunque. Questa è probabilmente la cosa che mi piace di più di questo lavoro. Capire subito che cliente hai davanti. E farlo sentire a casa. Per quanto riguarda l’ambito tecnico, cerco sempre di rivisitare grandi classici con uno sguardo rivolto al futuro, con tecniche spesso applicate alla cucina e sempre con un occhio di riguardo agli sprechi e all’impatto ambientale. Cercando di fare una miscelazione semplice, ma con ingredienti inaspettati.
Inoltre, spesso per i nostri cocktail troviamo dei nomi ironici e che nascondono un significato nascosto e bizzarro. Ci piace davvero prendere il bar alla leggera ma con studio e qualità.

Raccontaci una tua ricetta e il tuo cocktail preferito

Una mia ricetta ispirata al film Via col vento è una rivisitazione del classico Aviation. Si compone di 60 ml di VII Hills Italian Dry Gin infuso in hibiscus e violetta, 30 ml di limone e acqua di cetriolo e 15 ml sciroppo di lemongrass. Si versano tutti gli ingredienti in uno shaker, una volta raffreddato il drink si filtra e versa in una coppa fredda, usando un palloncino come decorazione. Per quanto riguarda il mio drink preferito, invece, è il Tommy’s Margarita: agave, tanta parte acida, fresco. Un drink semplice ma perfetto!

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