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Tre domande a Roberta Martino co-fondatrice di ShakHer

Intervista esclusiva per BarmanItalia alla barlady Roberta Martino Raccontaci la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? Come ti…

Giugno 24, 2019 11:41 pm

Intervista esclusiva per BarmanItalia alla barlady Roberta Martino

Raccontaci la tua carriera fino ad oggi. Di dove sei? Come ti sei avvicinata al mondo dei cocktail?

Nella vita ho scelto di rendere felice la gente, per quel poco che posso. Mi spiego meglio: nata negli anni 90 da famiglia romana fatta di grandi lavoratori e un fratello molto creativo, che nel tempo mi ha portato a condividere tante cose, soprattutto l’amore per l’arte e la musica. L’inizio di questa avventura è nato dall’esperienza nel piccolo bar di mio zio. Iniziato come lavoro occasionale in età adolescenziale, una volta conclusi gli studi, mi buttai a tempo pieno dietro al bancone. Socievole di carattere e decisamente estroversa ho trovato in questo lavoro la mia ispirazione, tutto incentrato sull’empatia verso il prossimo e sul concetto di accoglienza.

Vuoi per le serate brave, vuoi per la passione per la musica mi ritrovai a vivere anche la vita notturna, totalmente differente da quel lavoro mattutino che svolgevo. Iniziai a frequentare varie discoteche e lì, affascinata dal lavoro del bartender, decisi di intrufolarmi all’interno di quel mondo proponendomi come Back e nel mentre iniziai a fare un corso formativo in modo tale da apprendere il più velocemente possibile, era il mio lavoro, lo avevo capito . Da lì iniziarono tutta un serie di esperienze, tra catering, discoteche ed eventi di vario tipo fino a quando, dopo un infinità di curricula mandati, mi chiamarono per un’importante apertura a Roma: Porto Fluviale. Avevo 22 anni e forse quella rimane ancora ad oggi l’esperienza più bella che abbia mai fatto.

Iniziai a vedere una ristorazione completamente diversa, fatta di professionisti e di persone da cui poter apprendere, tra cui un grande maestro, Pino Mondello. Lui, amante del classico, mi fece rivalutare l’american bar, ed iniziai ad entrare in un’ottica sicuramente più matura e completa, anche perché mi tolse tutti i Metal Pour e i Jigger, obbligandomi per fortuna, a lavorare in versata libera. Un altro importante regalo che mi fece il Porto Fluviale fu la conoscenza di Armando Bomba, ai tempi cliente, oggi grande amico e produttore del mio amaro preferito, l’Amaro Formidabile. Essendomi presa il meglio decisi di fare un’altra esperienza lavorativa, mi chiesero di rivalutare l’area del winebar di uno storico locale romano e diventai la Capo-Barman di ‘Gusto. Continuai per qualche anno fino a quando non mi chiamarono per una nuova apertura in collaborazione con Arcangelo Dandini, il ristorante, cocktail bar Centro. Un anno dopo, contattata da Dario Laurenzi con cui già avevo collaborato nella creazione del porto fluviale, mi ritrovai a seguire il lancio del locale Qito “ceviche & cocktail” con cui ho collaborato per un ulteriore anno.

Al termine di questa esperienza, chiamata dal manager di ‘Gusto con cui ero rimasta in splendidi rapporti, mi ritrovai a firmare una nuova consulenza per il Palazzaccio, storica trattoria in zona Prati rivisitata in chiave moderna, dove ho curato la creazione della carta e il bancone in todo.

Dove lavori ora? Quali sono le tue prerogative dietro il bancone?

Oggi sono co-fondatrice di un collettivo di Bartender Donne chiamato “ShakHer”.
Il progetto mira a voler emancipare la figura professionale della donna al banco, avendo come focus, in primis, la professionalità, l’ospitalità ma soprattutto il divertimento, diventando così bartender itineranti ospiti solo per un giorno nei vari locali del suolo romano, ma anche italiano e, a breve, internazionale. Siamo un collettivo di sole donne che mira a voler essere aperto a tutte coloro che fanno questo lavoro con impegno e passione. All’interno di questo progetto ho messo tutti i valori in cui credo, tutto quello che vorrei trovare quando mi interfaccio con il bar: intrattenimento, professionalità, accoglienza, competenza, ricerca, innovazione, uguaglianza e spirito di squadra.

È un percorso iniziato 11 anni fa che fino ad oggi mi ha regalato grandi emozioni, che mi ha formato giorno dopo giorno, che mi ha messo a contatto con realtà variegate e con persone stupende che ancora oggi porto con me. Non so dove andrò ma so che sarà comunque bellissimo!

Raccontaci una tua ricetta e il tuo cocktail preferito.

Recentemente ho inventato una ricetta ispirata al film Amarcord di Federico Fellini. Si prepara con:

15 ml di Hine Cognac VSOP
15 ml di Amaro Formidabile
30 ml di rum Pappagalli Remember Trinidad
15 ml di Dry Curacao Pierre Ferrand
3 drop di Amargo Chuncho.

Si versano gli ingredienti in un mixing glass precedentemente raffreddato e si miscela con cura fino a quando il drink non sarà correttamente diluito. Una volta versato all’interno del bicchiere Napoleon, cospargere con gli olii essenziali dell’arancio.

Due sono invece i miei cocktail preferiti: Daiquiri e Margarita. Non amo superare i tre ingredienti quando bevo, il primo lo gusto con una dose di overproof per renderlo leggermente più alcolico e con più lime, perché sono amante dei sapori aciduli.

Andrea Marangio

Consulente per cocktail bar e brand ambassador. marangio1974@gmail.com

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