Caruso: la ricetta, le dosi e il Martini alla menta verde
Gin, vermouth dry e crème de menthe verde in proporzioni decrescenti: dosi del Caruso, la dedica al tenore, il colore e perché la menta verde qui è corretta.
| Categoria | Pre dinner cocktail |
| Bicchiere | Coppetta cocktail, raffreddata |
| Ghiaccio | Nel mixing glass, non nel bicchiere |
| Tecnica | Stir and strain |
| Guarnizione | Nessuna, oppure foglia di menta |
| Gradazione servita | circa 24–26% vol |
| Specifica | Non codificato IBA |
Il Caruso è un Martini con un centilitro di crème de menthe verde, ed è uno dei pochi cocktail classici in cui il colore è parte della definizione. Un bicchiere verde pallido servito in coppetta è riconoscibile a distanza, e questo spiega la scelta della menta verde al posto di quella bianca.
Questa scheda riporta le dosi, spiega perché il rapporto fra i tre ingredienti non ammetta molto margine e colloca il drink accanto ai suoi parenti diretti.
Ingredienti Caruso
- 3 cl gin
- 2 cl vermouth dry
- 1 cl crème de menthe verde
- ghiaccio nel mixing glass
- coppetta cocktail raffreddata
Le dosi e il rapporto decrescente
Tre centilitri di gin, due di vermouth dry e uno di crème de menthe verde danno un volume di sei centilitri prima della diluizione, con un rapporto tre-due-uno facile da ricordare. La progressione decrescente colloca ciascun ingrediente nel suo ruolo: il gin è la base, il vermouth la struttura vinosa, la menta il correttivo.
La quota di vermouth è alta rispetto ai Martini contemporanei, e questo è coerente con l’epoca a cui il drink appartiene. Due centilitri di vermouth dry portano acidità e erbe secche che fanno da ponte fra il ginepro e la menta; con un vermouth ridotto a mezzo centilitro il drink si spaccherebbe in due, gin da una parte e menta dall’altra.
Perché la menta verde
Le crème de menthe bianca e verde hanno lo stesso profilo aromatico e differiscono solo nel colore. In uno Stinger si usa la bianca perché quel drink è per tradizione limpido; qui si usa la verde perché il colore è ciò che rende il Caruso riconoscibile.
La differenza non è irrilevante nella pratica. Un bicchiere verde pallido comunica al primo sguardo che cosa contiene, e in una carta questo ha un valore. Chi preferisce un aspetto più sobrio può preparare la stessa ricetta con la crème bianca ottenendo un drink identico al palato, ma perde la caratteristica per cui il cocktail viene ordinato.
Il dosaggio della menta
Un centilitro su sei è già una dose consistente per una crème de menthe, che è un liquore molto zuccherino e aromaticamente invadente. Salendo a un centilitro e mezzo la menta prende il sopravvento: il drink perde la sua natura di aperitivo e diventa un digestivo, con una sensazione rinfrescante che anestetizza il palato invece di prepararlo.
Scendendo a mezzo centilitro si perde il colore insieme al carattere, e quello che resta è un Martini dolce con un vago sentore mentolato. Il centilitro pieno è la misura che tiene insieme le due esigenze, ed è la ragione per cui la ricetta viene riportata quasi sempre con quella proporzione.
La dedica al tenore
Il nome rimanda a Enrico Caruso, secondo la tradizione consolidata del settore. È una dedica coerente con un’epoca in cui i drink venivano intitolati a figure pubbliche riconoscibili, e il tenore era in quegli anni una delle personalità italiane più note a livello internazionale.
Come per la maggior parte dei cocktail dedicati a persone, la dedica è documentata dall’uso del nome ma le circostanze non lo sono. Non esistono fonti contemporanee che colleghino il tenore alla creazione del drink, né testimonianze su chi lo abbia preparato per primo. La dedica si riporta come tradizione, senza costruirvi sopra una vicenda.
Il gin e la sua scelta
Con la menta in campo, il gin deve avere qualcosa da opporre. Un London dry con ginepro netto è la scelta corretta: il profilo resinoso del ginepro e quello erbaceo della menta si incontrano su un registro comune, e il risultato è coeso invece che diviso.
I gin contemporanei molto floreali o costruiti su agrumi delicati vengono semplicemente coperti. In un bicchiere da sei centilitri con un centilitro di crème de menthe, un profilo sottile non ha modo di farsi sentire, e il drink diventa vermouth e menta con dell’alcol dentro. È un caso in cui la scelta dello stile conta più della qualità della bottiglia.
Dove si colloca
Il Caruso appartiene alla famiglia dei Martini corretti, insieme all’Hanky Panky che usa il Fernet e al Tuxedo che usa maraschino e assenzio. Tutti condividono l’impostazione: una base di gin e vermouth e un terzo ingrediente che ne definisce il carattere.
La sua collocazione naturale è estiva. La menta rinfresca e la gradazione servita, intorno ai venticinque gradi, resta gestibile; un aperitivo con un elemento mentolato funziona bene con temperature alte, molto meno d’inverno. Va servito in coppetta ben fredda, perché con sei centilitri e nessun ghiaccio nel bicchiere la temperatura iniziale è tutto quello su cui il drink può contare.
Domande frequenti
Quali sono le dosi del Caruso?
Tre centilitri di gin, due di vermouth dry e uno di crème de menthe verde, mescolati nel mixing glass con ghiaccio e serviti in coppetta fredda. Il rapporto tre-due-uno tiene la menta in posizione di correttivo e non di protagonista.
Perché la menta è verde e non bianca?
Perché in questo drink il colore fa parte dell'identità: il bicchiere risulta verde pallido, ed è il tratto per cui viene riconosciuto. Le due crème hanno lo stesso profilo aromatico, e la scelta della verde è puramente visiva, al contrario dello Stinger dove si usa la bianca per restare limpidi.
A chi è dedicato?
Al tenore Enrico Caruso, secondo la tradizione consolidata del settore. Come per la maggior parte dei drink dedicati a personaggi, la dedica è documentata dall'uso del nome ma le circostanze non lo sono; non esistono fonti contemporanee che colleghino il tenore alla creazione.
Quanta menta si può usare?
Un centilitro su sei è già una dose consistente per una crème de menthe. Salendo a un centilitro e mezzo la menta prende il sopravvento e il drink diventa un digestivo mascherato da aperitivo; scendendo a mezzo centilitro il colore si perde insieme al carattere.
È un Martini modificato?
Sì, nella struttura: gin e vermouth dry con un correttivo. Rispetto a un Martini classico la quota di vermouth è alta e la menta introduce un elemento rinfrescante che sposta il drink verso un profilo estivo. La logica è la stessa dell'Hanky Panky, con un correttivo diverso.
Che gin usare?
Un London dry con ginepro netto. La menta è aromaticamente aggressiva e un gin morbido o floreale viene coperto; il ginepro resinoso è invece l'unico profilo che le tiene testa, e i due si incontrano su un registro comune di erba e resina.
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Scheda pubblicata il 19/11/2019