Corpse Reviver: la ricetta, le dosi e le due versioni del Savoy
Corpse Reviver numero uno e numero due: dosi, differenza fra la versione a base di cognac e quella a base di gin, il rinsaggio all'assenzio e l'origine del nome.
| Categoria | Pre dinner cocktail |
| Bicchiere | Coppetta cocktail, raffreddata |
| Ghiaccio | Nello shaker, non nel bicchiere |
| Tecnica | Shake and strain, bicchiere rinsato |
| Guarnizione | Nessuna, oppure ciliegia |
| Gradazione servita | circa 20–22% vol |
| Specifica | Savoy Cocktail Book, 1930 |
Con il nome di Corpse Reviver circolano due drink che non hanno nulla in comune tranne il nome: uno a base di cognac e calvados, mescolato e servito senza agrume, e uno a base di gin con limone e un rinsaggio all’assenzio. È il secondo ad avere fatto fortuna, ed è di quello che si parla quasi sempre.
Questa scheda riporta le dosi di entrambi, spiega la tecnica del rinsaggio e ricostruisce la categoria di drink da cui il nome deriva.
Ingredienti Corpse Reviver numero due
- 2,5 cl gin
- 2,5 cl liquore d’arancia secco
- 2,5 cl aperitivo a base di vino
- 2,5 cl succo di limone fresco
- assenzio per rinsare il bicchiere
- ghiaccio nello shaker
Le parti uguali del numero due
La struttura è insolita e memorabile: quattro ingredienti nella stessa quantità, senza correzioni. Gin, liquore d’arancia secco, aperitivo a base di vino e succo di limone fresco si agitano con ghiaccio e si filtrano in una coppetta preparata con l’assenzio. Il volume complessivo è di dieci centilitri prima della diluizione, che è già una misura generosa per un drink servito senza ghiaccio.
L’equilibrio regge perché ciascun ingrediente ne contrasta un altro. Il limone taglia lo zucchero del liquore d’arancia, l’aperitivo a base di vino porta acidità vinosa e amaro leggero, il gin dà la struttura alcolica. Togliere o aggiungere anche mezzo centilitro a uno dei quattro sposta l’insieme in modo sproporzionato, ed è la ragione per cui questa ricetta viene di solito riportata senza varianti.
Il rinsaggio all’assenzio
La coppetta va raffreddata, poi si versa dentro un poco di assenzio, la si ruota fino a bagnarne le pareti e si elimina l’eccesso. Quello che resta è una pellicola sottilissima, ma l’anice è talmente persistente da farsi sentire in ogni sorso e soprattutto al naso, prima ancora del contatto.
La quantità conta meno della tecnica. Un assenzio versato nel drink invece che sulle pareti domina il bicchiere e cancella gli altri tre ingredienti; una goccia sul fondo produce un effetto irregolare, forte nei primi sorsi e assente negli ultimi. Il rinsaggio distribuisce l’aroma in modo uniforme senza aggiungere volume, ed è per questo che la ricetta lo prescrive in quella forma.
Il numero uno e la sua logica
Il Corpse Reviver numero uno è un drink invernale: cognac in dose doppia, calvados e vermouth dolce, mescolati nel mixing glass e serviti in coppetta senza agrume né guarnizione. Il profilo è di frutta cotta, mela e legno, con la dolcezza del vermouth a legare i due distillati. Non c’è acidità, non c’è freschezza e non c’è anice.
I due drink rispondono a due idee opposte del rimedio dopo gli eccessi: il primo scalda e consola, il secondo sveglia. Il primo si beve lentamente a fine pasto, il secondo funziona come aperitivo. Chiamarli con lo stesso nome è un’eredità della numerazione usata nel volume del Savoy, dove le varianti di una stessa famiglia venivano distinte per numero anziché per nome proprio.
L’origine del nome e l’avvertenza
I corpse revivers erano una categoria, non un drink singolo: bicchieri concepiti come rimedio ai postumi della sera precedente, in un’epoca in cui questo tipo di preparazione aveva una collocazione riconosciuta nel repertorio. La logica era quella di un sorso gelido, astringente e sufficientemente alcolico da rimettere in moto i sensi.
Il Savoy Cocktail Book accompagna la ricetta del numero due con una nota che è diventata parte della sua fama: quattro di questi bicchieri presi in rapida successione, avverte, capovolgono il rimedio. È un’osservazione ironica ma tecnicamente fondata, perché a parti uguali il drink contiene più alcol di quanto la freschezza dell’agrume lasci percepire.
L’aperitivo a base di vino e le sostituzioni
La formulazione dell’ingrediente citato nella ricetta originale è cambiata nel corso del tempo, e il prodotto oggi in commercio con quel nome non ha lo stesso profilo di quello del 1930: la versione storica era più amara e più chinata, l’attuale è più dolce e più leggera. Chi cerca l’equilibrio descritto dalla ricetta deve quindi correggere.
Le due sostituzioni più praticate sono un vermouth bianco secco con una punta di sciroppo, che recupera struttura vinosa e zucchero, oppure un aperitivo a base di vino chinato, che recupera l’amaro. Nessuna delle due riproduce l’originale e nessuna delle due rovina il drink, purché si mantenga la parità delle quattro parti.
Come servirlo
La coppetta va raffreddata prima del rinsaggio, non dopo: l’assenzio su vetro caldo evapora e lascia un residuo appiccicoso. Lo shake deve essere breve e vigoroso, intorno ai dieci secondi, perché il drink contiene già un quarto di succo e non ha bisogno di molta diluizione. Il filtraggio deve essere fine.
La guarnizione tradizionale è assente o si limita a una ciliegia sul fondo, che aggiunge un elemento visivo senza toccare il gusto. Si serve come primo bicchiere della serata: l’acidità e l’amaro lo rendono una partenza efficace, mentre dopo un pasto la sua freschezza risulta fuori posto.
Domande frequenti
Quali sono le dosi del Corpse Reviver numero due?
Parti uguali dei quattro ingredienti (gin, liquore d'arancia secco, aperitivo a base di vino e succo di limone fresco) tipicamente due centilitri e mezzo ciascuno, agitati con ghiaccio e filtrati in una coppetta rinsata con assenzio. È una delle poche ricette classiche costruite interamente sull'uguaglianza delle parti.
Che differenza c'è fra il numero uno e il numero due?
Sono due drink diversi che condividono solo il nome. Il numero uno è a base di cognac, calvados e vermouth dolce, mescolato e servito senza agrume: è scuro, caldo e strutturato. Il numero due è a base di gin con agrume e assenzio, agitato: è chiaro, acido e fresco. Il secondo è oggi molto più diffuso.
Che cos'è il rinsaggio all'assenzio?
Si versa un poco di assenzio nella coppetta fredda, la si ruota per bagnarne le pareti e si elimina l'eccesso. Resta solo la pellicola aromatica, che arriva al naso prima del sorso. La quantità che entra nel drink è minima ma l'anice è così persistente da restare percepibile per tutto il bicchiere.
Da dove viene il nome?
Dalla categoria dei corpse revivers, drink concepiti come rimedio ai postumi della sera precedente. La logica era quella di un bicchiere freddo, astringente e abbastanza alcolico da rimettere in moto i sensi. Il Savoy Cocktail Book accompagna la ricetta con l'avvertenza che quattro di seguito rovesciano il rimedio.
Con cosa si sostituisce l'aperitivo a base di vino?
La ricetta originale nomina un aperitivo francese a base di vino, oggi disponibile in una formulazione diversa da quella del 1930. Le sostituzioni correnti prevedono un vermouth bianco secco con una punta di sciroppo, oppure un aperitivo a base di vino chinato. Nessuna è identica, tutte mantengono l'equilibrio se dosate in parti uguali.
È un drink da aperitivo o da dopocena?
La classificazione lo colloca fra i pre dinner ed è coerente: l'acidità del limone e l'amaro dell'assenzio preparano il palato. Il numero uno, a base di cognac e calvados, funziona invece meglio a fine pasto, ed è una delle ragioni per cui i due drink non vanno confusi.
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Scheda pubblicata il 22/02/2019