Dirty Martini: la ricetta, le dosi e quanta salamoia di oliva usare
Gin, vermouth dry e salamoia di oliva: dosi del Dirty Martini, le tre gradazioni di sporco, come si sceglie la salamoia e perché la torbidità non è un difetto.
| Categoria | Pre dinner cocktail |
| Bicchiere | Coppetta cocktail, congelata |
| Ghiaccio | Nel mixing glass, non nel bicchiere |
| Tecnica | Stir and strain |
| Guarnizione | Una o tre olive su stecco |
| Gradazione servita | circa 28–30% vol |
| Specifica | Variante del Martini, non codificata |
Il Dirty Martini è un Martini con l’aggiunta della salamoia delle olive, e la quantità di quella salamoia è l’unica cosa da decidere. Da mezzo centilitro a due e mezzo si passa da un bicchiere appena salato a uno in cui il gin fa da comprimario.
Questa scheda riporta le dosi di riferimento, descrive le tre gradazioni in uso e spiega come si sceglie la salamoia, che è l’ingrediente più variabile e meno considerato del drink.
Ingredienti Dirty Martini
- 6 cl gin
- 1 cl vermouth dry
- 1,5 cl salamoia di oliva, filtrata
- ghiaccio nel mixing glass
- una o tre olive su stecco per guarnire
Le dosi e la variabile principale
Il rapporto di riferimento è di sei centilitri di gin, uno di vermouth dry e uno e mezzo di salamoia, per un volume di otto centilitri e mezzo prima della diluizione. La quota di vermouth è già ridotta rispetto a un Martini classico, e la ragione è che la salamoia occupa in parte la stessa funzione: porta un elemento non alcolico che ammorbidisce il distillato.
La salamoia è la sola dose che cambia da un locale all’altro e da un ordine all’altro. Il gin resta sempre intorno ai sei centilitri, il vermouth intorno a uno, e la definizione del drink si sposta interamente sulla terza voce. Per questo un Dirty Martini ordinato senza specificare l’intensità può arrivare in forme molto diverse.
Le tre gradazioni
Mezzo centilitro di salamoia produce quello che alcuni chiamano un Martini appena salato: il gin resta protagonista, il vermouth si sente, e l’oliva compare solo sul finale come una nota salina discreta. È la versione che chi non ama il salato trova gradevole.
Uno e mezzo è la versione corrente, quella che si riceve ordinando semplicemente un Dirty Martini. La salamoia è chiaramente presente, il bicchiere è visibilmente torbido e il salato accompagna tutto il sorso senza coprire il ginepro. Da due centilitri e mezzo in su si entra nel territorio dell’extra dirty: il salato domina, il gin fa da struttura alcolica e il vermouth diventa irrilevante. È una richiesta legittima, purché sia esplicita.
La salamoia e la sua variabilità
La salamoia del barattolo di olive è l’ingrediente meno standardizzato che possa finire in un cocktail classico. Alcune sono costruite su sola acqua e sale, altre contengono aceto, altre ancora acido citrico, aromi o conservanti che ne cambiano completamente il profilo. Due bottiglie di gin dello stesso stile si somigliano; due salamoie di marche diverse possono non avere quasi nulla in comune.
La conseguenza pratica è che va assaggiata da sola prima di versarla. Una salamoia con aceto porta acidità e aggressività e va usata in dose ridotta; una in sola acqua e sale è più pulita e lascia più spazio al gin. Va sempre filtrata, perché i frammenti di oliva e le eventuali spezie del barattolo finiscono altrimenti nel bicchiere.
La torbidità non è un difetto
Un Martini classico è limpido, e la limpidezza è uno dei criteri con cui se ne giudica la preparazione. Il Dirty Martini è opaco, e va giudicato con un altro criterio: la salamoia contiene particelle in sospensione che rendono il bicchiere torbido per definizione.
Un Dirty Martini limpido è un segnale che qualcosa non va: o la salamoia era troppo poca, o era stata filtrata così finemente da perdere la parte che la caratterizza. La regola generale che vuole i drink tutti alcolici trasparenti non si applica qui, perché uno degli ingredienti non è alcolico e non è limpido di suo.
Gin o vodka
La scelta della base cambia il drink più di quanto cambi in un Martini normale. Il gin porta ginepro, coriandolo e agrumi, che con la salinità dell’oliva costruiscono un rapporto: il salato mette in evidenza le botaniche esattamente come farebbe su un piatto, e il bicchiere risulta stratificato.
La vodka non ha nulla da mettere in evidenza. Il risultato è più diretto e più esplicitamente salato, con la salamoia che occupa tutto lo spazio aromatico, e molti la preferiscono proprio per questa chiarezza. Nessuna delle due versioni è quella corretta; conviene sapere quale si sta ordinando.
Tecnica, guarnizione e servizio
Tutti gli ingredienti sono liquidi e si integrano con la mescolata: trenta secondi nel mixing glass con ghiaccio solido. Lo shake non serve, aggiunge aria a un drink già opaco e porta una diluizione superiore a quella di cui un bicchiere corto e forte ha bisogno.
La guarnizione è una o tre olive su stecco, in numero dispari per convenzione. Le olive vanno scelte coerentemente con la salamoia: quelle verdi sode e poco aromatizzate sono le più adatte, mentre quelle ripiene di peperone o di mandorla introducono un elemento che nel bicchiere non era previsto. La coppetta va congelata, perché a otto centilitri e mezzo senza ghiaccio la temperatura di partenza determina tutto il resto.
Domande frequenti
Quali sono le dosi del Dirty Martini?
Sei centilitri di gin, uno di vermouth dry e uno e mezzo di salamoia di oliva, mescolati nel mixing glass con ghiaccio e serviti in coppetta congelata con olive su stecco. La salamoia è la variabile: da mezzo centilitro per una versione appena accennata fino a due e mezzo per una molto marcata.
Quanta salamoia rende un Martini 'sporco'?
Si distinguono tre gradazioni. Mezzo centilitro dà un Martini appena salato, in cui l'oliva si percepisce solo al finale. Uno e mezzo è la versione standard, con la salamoia chiaramente presente. Da due e mezzo in su si entra nel territorio del extra dirty, dove il salato domina il bicchiere.
Che salamoia usare?
Quella del barattolo di olive, filtrata. La composizione conta: le salamoie con aceto portano acidità e sono le più aggressive, quelle in sola acqua e sale sono più pulite e lasciano più spazio al gin. Va assaggiata da sola prima di versarla, perché varia moltissimo fra i prodotti.
Il drink deve essere torbido?
Sì, ed è normale. La salamoia contiene particelle in sospensione e residui delle olive che rendono il bicchiere opaco. Non è un difetto della tecnica ma la conseguenza diretta dell'ingrediente; un Dirty Martini limpido significa che la salamoia era troppo poca o troppo filtrata.
Vodka o gin?
Entrambi funzionano e danno due drink diversi. Il gin porta ginepro e botaniche che dialogano con l'oliva e con il vermouth, dando un bicchiere stratificato. La vodka lascia la salamoia sola, con un risultato più diretto e più salato, che molti preferiscono proprio per questo.
Va agitato?
Meglio di no. La salamoia è un liquido, non una crema o un succo denso, e si integra da sola con la mescolata. Lo shake introduce aria e rende la torbidità già presente ancora più opaca, oltre a diluire più del necessario un drink corto e forte.
Altre voci in Ricette
Scheda pubblicata il 21/03/2019