Fernandito: la ricetta, le dosi e la storia del Fernet con la cola
Fernet e cola nella proporzione argentina: le dosi del Fernandito, il rapporto 30/70, il metodo del bicchiere di plastica, le erbe del Fernet e la storia dell'emigrazione italiana a Córdoba.
| Categoria | Long drink |
| Bicchiere | Tumbler alto, 30–40 cl |
| Ghiaccio | Cubetti nel bicchiere |
| Tecnica | Build nel bicchiere, senza mescolare |
| Gradazione del Fernet | 39–45% vol secondo il prodotto |
| Gradazione servita | circa 12–13% vol |
| Origine | Córdoba, Argentina |
Il Fernandito è la bevanda che dimostra come un amaro italiano da fine pasto possa diventare il long drink nazionale di un altro paese. Due ingredienti, un amaro alle erbe e una cola, in un bicchiere che per volume non somiglia a nessun cocktail da bancone: è il consumo quotidiano di una provincia argentina, diffusosi poi in tutto il paese sotto una mezza dozzina di nomi.
Questa scheda riporta la proporzione in uso, spiega perché la cola e il Fernet funzionano insieme sul piano gustativo e ricostruisce il percorso che ha portato l’amaro dall’Italia a Córdoba.
Ingredienti Fernandito
- 5 cl Fernet
- 12 cl cola
- cubetti di ghiaccio
- tumbler alto da 30–40 cl
La proporzione e il metodo
Il rapporto di riferimento è trenta a settanta: tre parti di Fernet e sette di cola. In un tumbler alto significa circa cinque centilitri di amaro completati con dodici di bibita, oltre al ghiaccio. La gradazione servita si colloca fra i dodici e i tredici gradi, cioè quella di un long drink, nonostante il Fernet parta da quaranta o più.
Il metodo è elementare e ha comunque due regole. La prima è versare l’amaro per primo e la cola per ultima: il Fernet è più denso e si distribuisce da solo mentre la bibita scende. La seconda è non mescolare, o limitarsi a un solo movimento verticale: ogni agitazione disperde anidride carbonica, e la parte frizzante è la sola cosa che alleggerisce una bevanda per il resto molto densa di sapore.
Le versioni più cariche arrivano al rapporto uno a uno, e circolano nei contesti in cui l’amaro è un consumo abituale. Va detto per quello che è: cinquanta a cinquanta porta la gradazione servita oltre i venti gradi e il profilo amaro-mentolato domina completamente. È una scelta legittima e non è la ricetta standard.
Il volume è il vero tratto distintivo. Fra i trenta e i quaranta centilitri il Fernandito appartiene a una categoria di consumo diversa da quella dei cocktail: è una bevanda che si accompagna a una serata intera, non un drink da dieci minuti, e questo spiega la proporzione conservativa e la quantità di ghiaccio.
Perché la cola funziona con l’amaro
L’abbinamento sembra improbabile e ha invece una logica precisa. Il Fernet porta un amaro molto persistente, dovuto principalmente alla genziana, e una nota di menta che occupa la parte alta del profumo. La cola porta zucchero, acido fosforico, caramello e una miscela di spezie in cui compaiono agrumi, cannella e vaniglia.
Lo zucchero interviene direttamente sulla percezione dell’amaro, attenuandola; l’acidità dà nettezza e impedisce che il dolce diventi saturante; le spezie della cola si sovrappongono in parte a quelle dell’amaro, e la cannella in particolare lavora nello stesso registro delle radici. Il risultato è una bevanda in cui nessuno dei due componenti si riconosce da solo, che è la definizione di un abbinamento riuscito.
Una cola senza zucchero cambia il quadro. I dolcificanti hanno una curva di percezione diversa: arrivano rapidamente e svaniscono, mentre l’amaro della genziana persiste per decine di secondi. Il drink risulta sbilanciato sul finale amaro, e chi vuole ridurre lo zucchero ottiene un risultato migliore riducendo il Fernet.
Le erbe del Fernet
Il Fernet è un amaro ottenuto macerando in alcol una miscela di radici, cortecce e spezie, filtrando l’infuso e affinandolo in botti di rovere per un periodo che secondo il produttore va dai sei ai dodici mesi. Fra i componenti citati compaiono aloe, genziana, camomilla, angelica, chinino, rabarbaro, mirra, menta piperita, zafferano, cardamomo e origano, in composizioni che ogni casa tiene riservate.
Il tratto percepito come dominante è la menta, e questo è un dato interessante perché la menta piperita non è necessariamente l’ingrediente più abbondante: le sostanze mentolate hanno una soglia di percezione bassissima e occupano la parte volatile del profumo, arrivando al naso prima di tutto il resto. L’amaro vero viene dalla genziana e dall’aloe, e arriva dopo.
La gradazione, fra i trentanove e i quarantacinque gradi secondo il prodotto, colloca il Fernet fra i liquori più alcolici della categoria degli amari. È anche la ragione per cui una proporzione di trenta a settanta produce un long drink e non una bevanda leggera: cinque centilitri di un quaranta gradi sono due grammi di alcol puro in più rispetto alla stessa dose di un vermouth.
Dall’Italia a Córdoba
L’amaro nasce a Milano nella prima metà dell’Ottocento come preparato di uso medicinale e digestivo, e segue l’emigrazione italiana verso il Sudamerica nella seconda metà del secolo. Un dettaglio ricorrente nelle ricostruzioni riguarda l’ingresso negli Stati Uniti, dove il prodotto sarebbe entrato classificato come medicinale e non come bevanda alcolica, con le conseguenze commerciali che questo comportava.
La bevanda con la cola è invece argentina e la sua origine viene collocata nella provincia di Córdoba, in una cittadina dell’entroterra. La diffusione nel resto del paese avviene nel corso del Novecento e porta con sé una collezione di nomi — Fernandito, Fernando, Fefi, oppure semplicemente Fernet con cola — che testimoniano un consumo familiare più che un drink codificato.
L’indicazione tradizionale del produttore per il consumo dell’amaro liscio prevede tre sorsi successivi, con un’attenzione alla progressione delle sensazioni che nella versione allungata si perde completamente. È il segno di due usi diversi dello stesso prodotto: uno da fine pasto, in dosi di due o tre centilitri, e uno da long drink, in cui l’amaro è la base aromatica di una bevanda molto più lunga. Nessuno dei due esclude l’altro, e la differenza va tenuta presente quando si legge una nota di degustazione scritta per il primo.
Domande frequenti
Quali sono le dosi del Fernandito?
La proporzione argentina di riferimento è trenta parti di Fernet e settanta di cola, cioè circa 5 cl di amaro in un tumbler completato con 12 cl di bibita più il ghiaccio. Le versioni più cariche arrivano a un rapporto uno a uno, che è considerato un consumo per palati abituati e non la ricetta standard.
Che cos'è il Fernet?
Un amaro a base di erbe con una gradazione fra i trentanove e i quarantacinque gradi, ottenuto macerando in alcol radici e spezie, filtrando e affinando in botti di rovere per un periodo che va dai sei ai dodici mesi. Il profilo è dominato dalla menta e dall'amaro della genziana, con note di zafferano, camomilla, rabarbaro e mirra.
Va mescolato?
Meglio no, o molto poco. La cola perde anidride carbonica a ogni movimento, e il Fernet è abbastanza denso da distribuirsi da solo mentre si versa la bibita. Nella pratica argentina si versa l'amaro, si aggiunge il ghiaccio e si completa con la cola lungo la parete del bicchiere.
Perché in Argentina si beve nel bicchiere di plastica?
È un uso legato al consumo domestico e in gruppo, non una prescrizione della ricetta. Il bicchiere alto e leggero si passa facilmente e regge il volume, che è il vero elemento distintivo di questa bevanda: si parla di quaranta centilitri e più, cioè un formato che nessun cocktail da bancone prevede.
Si può usare una cola senza zucchero?
Si può, ma il risultato è molto diverso. Lo zucchero della cola svolge una funzione precisa, smorzare l'amaro della genziana; con un dolcificante la percezione dolce arriva e passa in fretta, mentre l'amaro resta, e il drink risulta sbilanciato verso il finale amaro.
Il Fernandito è italiano o argentino?
L'amaro è italiano e nasce a Milano nell'Ottocento; la bevanda è argentina e nasce a Córdoba. La combinazione è documentata come uso locale della provincia e si è diffusa nel resto del paese nel corso del Novecento, ben dopo che l'emigrazione italiana aveva portato l'amaro sul mercato sudamericano.
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Scheda pubblicata il 19/03/2020