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Branca Menta: che cos'è, l'origine e le differenze dal Fernet Branca

Un fernet con menta piemontese, meno alcol e più zucchero: da dove nasce la formula, che cosa cambia al naso e al palato rispetto al prodotto originale e come si serve.

Categoria Amaro alla menta
Creato anni sessanta
Base stessa ricetta del fernet originale
Erbe, radici e spezie circa 40
Aggiunte zucchero e oli di menta piperita piemontese
Colore originario verde, poi abbandonato
Clausola 2.0
Scheda

Il Branca Menta nasce da una correzione fatta al banco: fernet con un poco di sciroppo di menta, servito con ghiaccio tritato d’estate. Quando una preparazione diventa abbastanza diffusa, prima o poi qualcuno la mette in bottiglia, ed è esattamente quello che è accaduto negli anni sessanta.

Questa scheda descrive il prodotto, ne ricostruisce l’origine e mette a confronto il suo profilo con quello del fernet da cui deriva.

L’origine come abitudine di consumo

La preparazione precede il prodotto. Il fernet servito con ghiaccio tritato e sciroppo di menta era una combinazione nota, praticata soprattutto d’estate, e rispondeva a un’esigenza chiara: rendere più accessibile un amaro molto intenso in una stagione in cui il consumo di distillati pesanti cala.

La ricostruzione più raccontata associa quella preparazione a una nota cantante lirica, che secondo la tradizione la beveva prima di ogni esibizione. La vicenda è riportata concordemente e non ha riscontri documentali; quello che è certo, e più rilevante, è che la preparazione fosse diffusa abbastanza da essere riconoscibile.

Dalla preparazione al prodotto

Negli anni sessanta l’azienda produttrice riconobbe la popolarità di quella pratica e ne fece un prodotto: un amaro a base della stessa ricetta, con l’aggiunta di menta, meno alcol e più zucchero. Sono tre modifiche coerenti fra loro, e tutte vanno nella direzione dell’accessibilità.

La prima versione era di colore verde, coerente con il riferimento alla menta. Il nome iniziale rimandava esplicitamente al fernet con la menta, e si è stabilizzato nella forma attuale quando i coloranti sono stati eliminati e il prodotto ha assunto la tonalità scura che ha oggi.

Che cosa c’è dentro

La base comprende un assortimento di circa quaranta fra erbe, radici e spezie. La ricetta esatta resta riservata, come è consuetudine nella categoria, ma sono noti fra gli ingredienti l’aloe, la genziana, la camomilla, l’angelica, la china, il rabarbaro cinese, la mirra, la menta piperita, lo zafferano e l’iris.

La versione alla menta aggiunge a quell’equazione lo zucchero e gli oli di menta piperita, di provenienza piemontese. Non si tratta quindi di un prodotto diverso ma dello stesso amaro con due interventi: uno che addolcisce e uno che aggiunge una nota dominante.

Il confronto al naso

La differenza si coglie prima dell’assaggio. Nel prodotto originale la nota principale al naso è l’aloe amara, che apre e prepara a un profilo severo. Nella versione alla menta la nota principale è la menta, e le erbe amare restano sotto.

Al naso la versione alla menta è notevolmente meno complessa dell’originale, ed è anche molto più invitante. Sono due qualità che vanno insieme: una minore complessità è precisamente ciò che rende un prodotto più accessibile a chi non ha familiarità con la categoria. Non è un difetto ma la realizzazione dell’intenzione.

Il confronto al palato

In bocca la menta dolce arriva subito e occupa l’attacco, con una sensazione spessa e pesante che ricorda più un liquore che un amaro. È lo zucchero aggiunto a produrre quella consistenza, insieme agli oli essenziali che rivestono il palato.

Lo strato di menta si apre poi leggermente, e attraverso quell’apertura emergono alcune delle componenti amare della base: l’aloe amara, il rabarbaro cinese, lo zafferano. Arrivano come tracce e non come voci piene, ma sono riconoscibili a chi conosce il prodotto originale, e sono ciò che distingue questo amaro da un generico liquore alla menta.

La menta piemontese e perché conta

La provenienza degli oli di menta piperita è dichiarata, ed è un dettaglio con conseguenze reali. La menta piperita coltivata in Piemonte ha una concentrazione di mentolo diversa da quella di altre provenienze, e produce un profilo più fresco e meno dolciastro di quello che una menta generica porterebbe.

La differenza si apprezza confrontando questo prodotto con un liquore alla menta industriale. In quest’ultimo la nota è tendenzialmente piatta e ricorda la confetteria; qui resta riconoscibile come erba, con una freschezza che agisce sulla mucosa oltre che sul gusto. È la stessa distinzione che separa una crème de menthe costruita sul fiore da una costruita su aromi.

Come si serve

La collocazione naturale è a fine pasto e in stagione calda, coerentemente con l’origine della preparazione. Va servito freddo, spesso con ghiaccio, e la gradazione ridotta rispetto al prodotto originale lo rende più facile da bere in quel contesto.

Almeno una volta va assaggiato accanto al fernet da cui deriva. Il confronto diretto mostra con chiarezza che cosa lo zucchero e la menta facciano a una struttura amara, ed è una dimostrazione utile ben oltre questi due prodotti: la stessa logica spiega perché una crème de menthe non si comporti come uno sciroppo di menta, e perché un amaro corretto non sia mai la somma delle sue parti.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Che cos'è il Branca Menta?

Un amaro costruito sulla stessa ricetta del fernet originale, con l'aggiunta di zucchero e di oli di menta piperita piemontese, e con una gradazione inferiore. Nasce negli anni sessanta dalla trasformazione in prodotto di una preparazione che si faceva al banco.

Da dove viene l'idea?

Da un'abitudine di consumo diffusa: il fernet servito con ghiaccio tritato e sciroppo di menta, soprattutto d'estate. La ricostruzione la associa in particolare a una nota cantante lirica, che secondo la tradizione beveva il fernet con un tocco di sciroppo di menta prima di ogni esibizione.

Che cosa contiene?

La base comprende un assortimento di circa quaranta fra erbe, radici e spezie. La ricetta esatta è riservata, ma sono noti fra gli ingredienti aloe, genziana, camomilla, angelica, china, rabarbaro cinese, mirra, menta piperita, zafferano e iris. La versione alla menta vi aggiunge zucchero e oli di menta.

Che differenza c'è al naso?

Netta. Nel prodotto originale la nota principale è l'aloe amara; qui è la menta. Sotto la menta ci sono tutte le erbe amare che definiscono il fernet, ma la dolcezza della menta è talmente presente che quelle restano più suggerimenti che voci autonome.

Perché non è più verde?

Perché i coloranti sono stati eliminati. La prima versione aveva un colore verde e il nome faceva riferimento al fernet con menta; con la rimozione del colorante il prodotto ha assunto la tonalità scura attuale e il nome si è stabilizzato nella forma corrente.

Come si serve?

Freddo, spesso con ghiaccio, e tradizionalmente d'estate. La gradazione ridotta e la dolcezza lo rendono più accessibile dell'originale, e la menta ha un effetto rinfrescante che ne motiva la collocazione stagionale e il consumo a fine pasto.

Clausola 4.0
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