Clausola 1.0
Ricette

French 75: la ricetta IBA, le dosi e lo champagne aggiunto per ultimo

3 cl di gin, 1,5 di limone, due dash di sciroppo e 6 di champagne: le dosi IBA del French 75, la flûte, la versione al cognac e l'origine del nome nel cannone da 75 mm.

Proporzioni in parti
Champagne 6Gin 3Succo di limone 1.5
Categoria Sparkling cocktail
Bicchiere Flûte, raffreddata
Ghiaccio Nello shaker, nessuno nel bicchiere
Tecnica Shake, strain in flûte, colmare
Guarnizione Nessuna, o twist di limone
Gradazione servita circa 16–18% vol
Specifica IBA, edizione 2011
Clausola 2.0
Scheda

Il French 75 è un sour allungato con champagne, e la sua costruzione risolve un problema che tutti i drink con una parte frizzante devono affrontare: come agitare gli ingredienti senza distruggere le bollicine. La risposta è elementare e va rispettata: si agita la base e lo champagne arriva per ultimo, in bicchiere.

Questa scheda riporta le dosi codificate, spiega la sequenza e affronta la questione della versione al cognac, che alcune fonti considerano la forma originale.

Ingredienti French 75

  • 3 cl gin
  • 1,5 cl succo di limone fresco
  • 2 dash sciroppo di zucchero
  • 6 cl champagne brut
  • flûte raffreddata
  • ghiaccio per lo shaker

Le dosi e la sequenza

La specifica classifica il drink fra gli sparkling e prescrive tre centilitri di gin, uno e mezzo di succo di limone fresco, due dash di sciroppo di zucchero e sei di champagne. Il procedimento è dettagliato: tutti gli ingredienti tranne lo champagne vanno nello shaker, si agita, si filtra nella flûte e si colma con lo champagne mescolando delicatamente.

La base è quindi di quattro centilitri e mezzo, che con la diluizione dello shake arrivano a cinque e mezzo; con i sei di champagne il drink servito sta intorno agli undici o dodici centilitri, con una gradazione fra i sedici e i diciotto gradi. È un drink corto per essere sparkling e più alcolico di quanto la presenza dello champagne suggerisca.

I due dash di sciroppo sono meno di un millilitro complessivo, e bastano per due ragioni: l’acido è solo un centilitro e mezzo, e uno champagne brut porta comunque un residuo zuccherino. Con un extra brut o un pas dosé si può salire a mezzo centilitro; oltre quel punto il drink scivola sul dolce.

Perché lo champagne per ultimo

È la regola che definisce l’intera categoria, e si spiega una volta per tutte. L’anidride carbonica in soluzione se ne va per due cause: l’agitazione meccanica e la nucleazione su superfici. Uno shaker con ghiaccio fornisce entrambe in abbondanza.

Agitare lo champagne significa quindi servire un vino fermo con un gin dentro. La base (gin, limone, sciroppo) non ha nulla di carbonatato e va agitata normalmente; lo champagne arriva quando il drink è già in bicchiere, versato lentamente lungo la parete e non al centro.

Il movimento finale deve essere minimo. La specifica dice di mescolare delicatamente, e un solo movimento verticale del bar spoon dal fondo verso l’alto è quanto serve a unire i due strati; la stratificazione residua si risolve nei primi sorsi.

La flûte va raffreddata. Il vetro a temperatura ambiente accelera la fuga del gas e sottrae freddo a un drink che non ha ghiaccio nel bicchiere: dieci minuti in freezer o un riempimento con ghiaccio e acqua da svuotare al momento risolvono.

Il gin e la versione al cognac

La specifica dice gin, e un London dry con ginepro marcato è la scelta coerente: le sue botaniche restano leggibili sotto sei centilitri di champagne e la componente agrumata si allinea al limone.

Le fonti riportano però anche una versione al cognac, e alcune la considerano la forma originale del drink, con il gin introdotto in un secondo momento. La differenza in bicchiere è netta: il cognac porta frutta secca e legno e produce un drink rotondo, in cui lo champagne fa da alleggerimento; il gin resta verticale e il drink è più teso e più fresco.

Entrambe circolano con lo stesso nome e nessuna delle due attribuzioni è documentata in modo definitivo. La cosa utile è dichiarare quale si serve, perché un cliente che si aspetta il profilo di uno e riceve l’altro non lo attribuisce a una variante ma a un errore.

Champagne o spumante

La specifica nomina lo champagne. Uno spumante brut funziona e cambia il profilo, e il modo in cui lo cambia è prevedibile.

Un metodo classico (champagne compreso) porta note di lievito, crosta di pane e una bollicina fine e persistente, che aggiunge un livello aromatico al drink e regge bene il gin. Un metodo Charmat porta frutta e fiori con una bollicina più morbida, che accompagna senza aggiungere complessità: il risultato è più semplice e più immediato.

In tutti i casi serve un brut o più asciutto. Lo sciroppo della ricetta fornisce già la parte dolce, e uno spumante con residuo zuccherino alto (un extra dry, che nella terminologia italiana è più dolce di un brut) somma dolcezza a dolcezza e il drink perde la nettezza dell’acido.

Lo spumante va freddo e da bottiglia aperta di recente. Sei centilitri su dodici sono metà del drink, e una bottiglia scarica produce una bevanda piatta indipendentemente da tutto il resto.

Il bicchiere

La flûte è indicata dalla specifica per una ragione fisica: la superficie stretta espone poco liquido all’aria e rallenta la fuga dell’anidride carbonica. Su un drink da bere in cinque o sei minuti la differenza rispetto a una coppa larga è percepibile.

La coppa larga ha il vantaggio opposto: concentra i profumi verso il naso e valorizza le botaniche del gin, che nella flûte restano più chiuse. Chi la sceglie deve servire e far bere subito, perché le bollicine se ne vanno molto più in fretta.

Il livello va tenuto sotto il bordo. Una flûte colma è difficile da portare, e su un drink da dodici centilitri in un bicchiere da quindici o diciotto il margine c’è: riempire fino all’orlo per farlo sembrare più generoso è un autogol pratico.

Il nome

La ricostruzione più citata attribuisce il drink a un barman di un noto bar parigino e la colloca nel 1925, con il nome che richiama il cannone da 75 millimetri adottato dall’esercito francese durante la prima guerra mondiale. Il richiamo è alla forza percepita del drink, che a diciotto gradi in un bicchiere da champagne è effettivamente più di quanto l’aspetto suggerisca.

Le fonti segnalano però che ricette simili compaiono già in raccolte della fine degli anni Dieci, cioè prima della data attribuita, e questo indebolisce l’attribuzione mantenendo intatta la spiegazione del nome. È il caso tipico in cui la storia del nome e la storia della ricetta seguono percorsi diversi.

Come sempre, la distinzione utile è fra ciò che è documentato, la presenza della formula nelle raccolte del periodo, e ciò che è racconto: chi l’abbia composta e in quale locale.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Quali sono le dosi del French 75?

Tre centilitri di gin, uno e mezzo di succo di limone fresco, due dash di sciroppo di zucchero e sei di champagne. I primi tre si agitano nello shaker, si filtrano nella flûte e si colma con lo champagne, mescolando delicatamente.

Perché lo champagne va aggiunto per ultimo?

Perché agitarlo distruggerebbe l'effervescenza, che è la ragione per cui il drink appartiene alla categoria sparkling. La base si agita da sola e lo champagne arriva a drink già in bicchiere, versato lentamente lungo la parete.

Esiste una versione al cognac?

Sì, ed è documentata: alcune fonti la considerano la forma originale, con il gin introdotto dopo. Il cognac dà un drink più rotondo e legnoso, il gin uno più verticale e agrumato. Entrambe circolano con lo stesso nome, quindi si dichiara quale si serve.

Serve champagne o basta uno spumante?

La specifica dice champagne. Uno spumante brut funziona e cambia il profilo: il metodo classico porta lievito e crosta di pane, un Charmat porta frutta e fiori. In entrambi i casi serve un brut, perché lo sciroppo fornisce già la parte dolce.

Due dash di sciroppo sono pochi?

Sono meno di un millilitro complessivo e bastano, perché lo champagne brut ha un residuo zuccherino e l'acido è solo un centilitro e mezzo. Chi usa un extra brut o un pas dosé può salire a mezzo centilitro; oltre quel punto il drink diventa dolce.

Va servito in flûte o in coppa?

La specifica dice flûte, e la ragione è la conservazione dell'effervescenza: una superficie stretta rallenta la fuga del gas. Una coppa larga valorizza gli aromi del gin e disperde le bollicine più rapidamente, quindi va servita e bevuta subito.

Clausola 4.0
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