Clausola 1.0
Ricette

Harry Craddock: la biografia, il Savoy Cocktail Book e le sue ricette

Dall'Inghilterra all'America e ritorno: la carriera di Harry Craddock, il proibizionismo che lo riportò a Londra, l'American Bar del Savoy, il libro del 1930 e i cocktail che porta il suo nome.

Nato 1875, Stroud, Gloucestershire
In America dal 1897; bar di New York e Chicago dal 1901
Ritorno in Inghilterra 1920, per effetto del proibizionismo
American Bar del Savoy dal 1926 alla guida
Opera principale The Savoy Cocktail Book, 1930
Morto 1963
Clausola 2.0
Scheda

Harry Craddock è la figura attraverso cui una parte del repertorio classico è arrivata fino a oggi: non tanto per i drink che ha creato, quanto per le mille ricette che ha messo per iscritto nel 1930, mentre il proibizionismo americano stava cancellando la memoria tecnica del mestiere.

Questa scheda ricostruisce la sua carriera, colloca il Savoy Cocktail Book nel suo contesto e chiarisce quali attribuzioni siano solide e quali appartengano alla tradizione del settore.

Dall’Inghilterra all’America

Nato nel 1875 a Stroud, nel Gloucestershire, Craddock arrivò negli Stati Uniti nel 1897. Dal 1901 al 1911 lavorò in una serie di bar fra New York e Chicago, cioè negli anni in cui il bar americano raggiungeva il suo livello tecnico più alto. Ottenne la cittadinanza statunitense nel settembre 1916 e fu arruolato nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale.

Quel percorso è significativo per quello che verrà dopo. La formazione di Craddock non è inglese ma americana, e avviene nel periodo che precede immediatamente il divieto: il repertorio che porterà in Inghilterra è quello dei bar statunitensi prima che il proibizionismo lo interrompesse, non una ricostruzione successiva.

Il ritorno per effetto del divieto

Nel 1920 il proibizionismo gli tolse il lavoro e Craddock tornò in Inghilterra, passando per Liverpool e Bristol prima di stabilirsi a Londra, dove iniziò a lavorare in un bar del Savoy. Il suo caso non è isolato: l’emigrazione dei barman americani verso l’Europa è il fenomeno che più profondamente ha segnato la miscelazione degli anni venti, e Craddock ne è l’esempio più documentato.

Entro il 1926 la direzione dell’albergo volle un americano alla guida dell’American Bar, e Craddock — che aveva acquisito accento e credenziali statunitensi — ottenne la posizione. Ada Coleman, che aveva guidato il bar fino ad allora, si ritirò occupandosi del negozio di fiori dell’hotel. Il Savoy divenne in quegli anni un punto di riferimento per la clientela americana a Londra, al punto da guadagnarsi nella letteratura di settore il soprannome di quarantanovesimo stato.

Il Savoy Cocktail Book

Nel 1928 Craddock aggiunse la millesima ricetta alla propria raccolta personale. Due anni dopo la direzione dell’albergo gli chiese di compilare un volume, che uscì nel 1930 con il nome dell’hotel. La ricostruzione più diffusa riporta che Craddock non ricevette alcun compenso per quel lavoro, e che i diritti restarono all’albergo; è una circostanza citata costantemente nella letteratura di settore, pur senza una documentazione contrattuale accessibile.

Il valore del libro sta nella sua natura di inventario più che di manuale d’autore. Craddock registrò ciò che si preparava, comprese ricette che non aveva ideato e che in molti casi non identificava come altrui, e questo ne fa una fotografia del repertorio disponibile a Londra intorno al 1930. La riscoperta del volume a partire dagli anni duemila è alla base del recupero di decine di classici che erano usciti dalla circolazione.

Le attribuzioni e i loro limiti

Molti drink sono legati al suo nome, dal Corpse Reviver numero due alla sua versione del Bobby Burns, dal Cameron’s Kick all’Alaska. Nel libro Craddock accompagna alcune voci con note brevi — per l’Alaska osserva che la bevanda non è la dieta abituale degli Esquimesi e che probabilmente nacque in South Carolina, per il Bacardi Special rimanda a un editorialista newyorkese che l’avrebbe resa nota, ma raramente rivendica una paternità.

La conseguenza è che l’attribuzione di una ricetta a Craddock significa quasi sempre che quella ricetta compare nel suo libro, non che l’abbia inventata. È una distinzione da mantenere: il suo contributo storico è la conservazione di un repertorio, che in quel momento rischiava di sparire, non l’invenzione di singoli drink.

L’attività associativa e gli ultimi anni

Nel 1934 Craddock fu tra i fondatori della United Kingdom Bartenders Guild insieme a William J. Tarling. La nascita di un organismo professionale nel mezzo degli anni trenta risponde a un’esigenza concreta: dare forma a un mestiere che il decennio precedente aveva svuotato negli Stati Uniti e ricostituito in Europa, con criteri di formazione e riconoscimento che prima non esistevano.

Nel 1938 lasciò il Savoy per il Dorchester, che durante la seconda guerra mondiale divenne sede del comando militare americano a Londra. Si ritirò nel 1947 a Kensington e morì nel 1963. Sulla sua figura circolano diversi aneddoti (le storie raccontate al banco, gli shaker murati nelle pareti dell’hotel, una ricetta personale del Martini ritrovata nelle cantine del Savoy) che appartengono alla tradizione orale del settore e vanno riportati come tali.

Perché la sua opera conta ancora

Il periodo in cui Craddock lavorò è esattamente quello in cui il sapere tecnico del bar americano rischiava di andare perduto: i professionisti dispersi, le ricette non più preparate, i manuali fuori stampa. Un inventario compilato in quel momento, in un locale che concentrava clientela e repertorio internazionali, ha svolto la funzione di un archivio.

Chi oggi prepara un Corpse Reviver o un Cameron’s Kick lo fa in gran parte perché quelle ricette erano scritte da qualche parte quando nessuno le chiedeva più. È la ragione per cui il nome di Craddock ricorre nelle schede di tanti classici: non come autore, ma come la fonte attraverso cui sono sopravvissuti.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Chi era Harry Craddock?

Un barman nato in Inghilterra nel 1875, emigrato negli Stati Uniti dove lavorò nei bar di New York e Chicago, e tornato a Londra nel 1920 quando il proibizionismo gli tolse il lavoro. Dal 1926 guidò l'American Bar del Savoy e nel 1930 compilò il volume di ricette che porta il nome dell'albergo.

Che cos'è il Savoy Cocktail Book?

Una raccolta di circa mille ricette pubblicata nel 1930 su richiesta della direzione dell'albergo. È una delle fonti più consultate della miscelazione classica e ha permesso il recupero di molti drink caduti in disuso. Secondo la ricostruzione più diffusa, Craddock non ricevette compensi per il lavoro.

Perché il Savoy era chiamato il quarantanovesimo stato?

Per la quantità di clientela americana che attirava negli anni del proibizionismo, quando bere legalmente negli Stati Uniti era impossibile. Il soprannome circola nella letteratura di settore come testimonianza di quel flusso; è un'espressione dell'epoca, non una denominazione ufficiale.

Craddock ha fondato una associazione di categoria?

Nel 1934 fu tra i fondatori della United Kingdom Bartenders Guild insieme a William J. Tarling. È uno dei primi organismi professionali del settore in Europa e nasce dall'esigenza di dare forma associativa a un mestiere che il decennio precedente aveva profondamente trasformato.

Quali cocktail sono legati al suo nome?

Il Savoy Cocktail Book raccoglie ricette che in molti casi Craddock ha registrato più che inventato: fra le più citate il Corpse Reviver numero due, il Bobby Burns nella sua versione, il Cameron's Kick e l'Alaska. La distinzione fra creazione e trascrizione è spesso impossibile da stabilire.

Che cosa accadde dopo il Savoy?

Nel 1938 si trasferì al Dorchester, che durante la seconda guerra mondiale ospitò il comando militare americano a Londra. Si ritirò nel 1947 a Kensington e morì nel 1963. La riscoperta della sua opera è successiva di decenni alla sua morte.

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