La Monnalisa: la ricetta, le dosi e le preparazioni fatte in casa
Gin, tamarindo acidificato, cagliature di more selvatiche, bergamotto e bitter all'achillea: dosi de La Monnalisa, le tre preparazioni da produrre e il servizio in flûte.
| Categoria | After dinner |
| Bicchiere | Flûte da champagne |
| Tecnica | Shake, filtraggio |
| Aromatico | 2 dash bitter all'achillea |
| Preparazioni in casa | tamarindo acidificato, cagliature di more |
| Autore | Marco Fabbiano, Lecce |
| Contesto | drink list dedicata a Leonardo da Vinci |
La Monnalisa è costruita su tre preparazioni che vanno prodotte prima: un tamarindo acidificato, una cagliatura di more selvatiche e un estratto di bergamotto. È un drink che non si improvvisa, e la parte interessante sta più nelle preparazioni che nella miscelazione.
Questa scheda riporta le dosi, descrive come si producono i tre ingredienti e spiega la logica dell’acidificazione, che è la scelta tecnica più significativa della ricetta.
Ingredienti La Monnalisa
- 45 ml gin
- 15 ml tamarindo acidificato
- 10 ml cagliature di more selvatiche
- 5 ml estratto di bergamotto
- 2 dash bitter all’achillea
- flûte da champagne
Le dosi e la gerarchia
Quarantacinque millilitri di gin, quindici di tamarindo acidificato, dieci di cagliature di more e cinque di estratto di bergamotto danno settantacinque millilitri prima della diluizione, con i due dash di bitter all’achillea a chiudere. La gerarchia è netta e decrescente: ogni ingrediente occupa poco più della metà del precedente.
Questa progressione dice come il drink va letto. Il gin è la base e resta il protagonista; il tamarindo porta l’acidità e la struttura; le more il colore e la frutta; il bergamotto un accento agrumato in dose omeopatica; l’achillea l’amaro sul finale. Nessuno degli ingredienti minori è decorativo, ma nessuno compete con il gin.
Il tamarindo acidificato
La preparazione parte da cento grammi di tamarindo in duecentocinquanta di acqua, lasciati in infusione per sei ore e filtrati con un filtro da caffè. Al liquido ottenuto si aggiungono nove grammi di acido citrico, uno di malico e mezzo di ascorbico.
L’acidificazione è la scelta tecnica centrale della ricetta. Il tamarindo ha un profilo dolce-acido e molto aromatico, ma la sua acidità naturale non basta a sostenere un drink; aggiungerla con acidi puri permette di portarla al livello necessario senza introdurre il profumo di un agrume. È il modo per avere l’acidità di un limone senza avere il limone.
Perché tre acidi
I tre acidi impiegati hanno profili diversi e sommandoli si ottiene un’acidità stratificata. Il citrico dà l’acidità immediata e tagliente che si associa agli agrumi; il malico dà una acidità più larga e verde, tipica della mela, che arriva dopo; l’ascorbico contribuisce alla stabilità del preparato oltre che a una componente gustativa.
Usarne uno solo darebbe un’acidità piatta, riconoscibile come artificiale. La combinazione riproduce la complessità che un succo fresco ha naturalmente, ed è la ragione per cui questa tecnica si è diffusa nei bar che lavorano su preparazioni proprie.
Le cagliature di more
La seconda preparazione parte da duecentocinquanta grammi di succo di more selvatiche estratto a freddo, lasciato riposare due ore. In quel tempo il succo si separa da solo in una parte chiara e una più densa, senza bisogno di additivi né di calore.
La preparazione sfrutta quella separazione spontanea. È una tecnica di chiarificazione naturale che lascia da una parte i pigmenti e le fibre e dall’altra un liquido più pulito; entrambe le frazioni hanno un uso, e la scelta di quale portare nel drink dipende dal risultato voluto in termini di colore e di corpo.
Il contesto della drink list
Il cocktail appartiene a una carta dedicata a Leonardo da Vinci e prende il nome dal dipinto. È una struttura tematica comune nelle carte contemporanee, dove un tema unificante fornisce il nome e qualche volta anche il criterio di costruzione dei singoli drink.
L’autore è Marco Fabbiano, che lo serve nel locale che gestisce a Lecce. La classificazione indicata è after dinner, coerente con il profilo: la componente amara dell’achillea e la struttura del tamarindo lo rendono più adatto a chiudere che ad aprire.
Preparazione e servizio
Il metodo è lo shake, giustificato dalla presenza delle preparazioni dense, le cagliature in particolare, che vanno emulsionate con la parte alcolica. Un’agitazione di media durata con ghiaccio solido è sufficiente; il drink è piccolo e una diluizione eccessiva ne appiattisce la stratificazione.
La flûte da champagne concentra gli aromi in una colonna stretta e li dirige verso il naso. In un drink costruito su bergamotto, more e achillea (tutti aromi delicati e volatili) quella concentrazione conta: una coppa ampia li disperderebbe prima che vengano percepiti. Il bicchiere va raffreddato in anticipo.
Domande frequenti
Quali sono le dosi de La Monnalisa?
Quarantacinque millilitri di gin, quindici di tamarindo acidificato, dieci di cagliature di more selvatiche, cinque di estratto di bergamotto e due dash di bitter all'achillea, agitati e serviti in una flûte da champagne.
Che cos'è il tamarindo acidificato?
Una preparazione in casa: cento grammi di tamarindo in duecentocinquanta di acqua, in infusione sei ore, filtrati con filtro da caffè e corretti con nove grammi di acido citrico, uno di malico e mezzo di ascorbico. L'acidificazione ricrea l'acidità di un agrume senza portarne il profumo.
Che cosa sono le cagliature di more?
Il risultato di una separazione spontanea: duecentocinquanta grammi di succo di more selvatiche estratto a freddo, lasciato riposare due ore, si divide da solo in una parte chiara e una densa. La preparazione sfrutta quella separazione senza intervenire con additivi.
Perché tre acidi diversi?
Perché hanno profili diversi. Il citrico dà l'acidità immediata e tagliente tipica degli agrumi, il malico quella più larga e verde della mela, l'ascorbico contribuisce alla stabilità oltre che al gusto. Miscelarli produce un'acidità più complessa di quella di un singolo acido.
Si può usare succo di limone al posto del tamarindo acidificato?
Cambierebbe il drink in modo sostanziale. L'acidificazione esiste proprio per portare acidità senza il profumo dell'agrume, lasciando il tamarindo come sola componente aromatica. Con il limone si aggiungerebbe una linea che la ricetta ha deliberatamente escluso.
Perché la flûte?
Il bicchiere stretto concentra gli aromi in una colonna e li dirige verso il naso, che in un drink costruito su bergamotto, more e achillea è la parte più delicata. Con una coppa ampia gli stessi aromi si disperderebbero prima di essere percepiti.
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Scheda pubblicata il 22/03/2021