Clausola 1.0
Ricette

Negroni, cento anni: il centenario, il conte e la Negroni Week

La ricostruzione del 1919 al Caffè Casoni, il carteggio con il mercante londinese, le marche della prima versione e come la Negroni Week ha trasformato l'anniversario in un'iniziativa mondiale.

Anno di riferimento 1919, centenario nel 2019
Luogo Caffè Casoni, via de' Tornabuoni, Firenze
Barman Fosco Scarselli
Drink di partenza Americano, con la soda sostituita dal gin
Prima versione Vermouth rosso Cinzano, Campari, gin Gordon's
Negroni Week dal 2013, iniziativa benefica
Clausola 2.0
Scheda

Il 2019 è stato l’anno in cui il Negroni ha compiuto cento anni, secondo una datazione che tutti ripetono e che nessun documento conferma. Il centenario è però un buon momento per separare quello che la ricostruzione racconta da quello che è effettivamente verificabile.

Questa scheda ripercorre la vicenda del 1919, riporta le fonti che la sostengono e ricostruisce come l’anniversario si sia intrecciato con un’iniziativa commerciale e benefica di portata mondiale.

La ricostruzione del 1919

Secondo la versione tramandata, il conte Camillo Negroni frequentava il Caffè Casoni di via de’ Tornabuoni a Firenze, locale poi diventato caffè Giacosa, e vi ordinava abitualmente un Americano. Avrebbe chiesto al barman Fosco Scarselli di renderlo più forte sostituendo la soda con il gin, ottenendo così il drink che porta il suo nome.

La sostituzione descritta è tecnicamente coerente: l’Americano è costruito su Campari, vermouth rosso e soda, e togliendo l’acqua gassata per mettere gin al suo posto si arriva esattamente alla struttura del Negroni. Questa coerenza è probabilmente la ragione principale della fortuna della ricostruzione: la storia spiega bene la ricetta, che è una qualità narrativa e non una prova.

Che cosa è documentato e che cosa no

Le persone coinvolte sono reali: sia il conte sia il barman sono figure la cui esistenza è documentabile. Quello che manca è una fonte contemporanea agli avvenimenti che colleghi l’una all’altra e al drink. Le ricostruzioni disponibili si appoggiano a testimonianze raccolte molto dopo e alla tradizione del locale.

Un elemento più solido proviene dalla ricerca storica sul cocktail: uno scambio epistolare fra Camillo Negroni e un mercante d’antiquariato londinese, in cui compare il consiglio di non superare i venti Negroni in un giorno. La battuta va letta ricordando che i bicchieri dell’epoca erano considerevolmente più piccoli di quelli attuali; resta comunque una testimonianza che collega il nome della persona al nome della bevanda in un contesto documentario.

I prodotti della prima versione

La ricostruzione indica che il primo Negroni fosse composto da vermouth rosso Cinzano, Campari e gin Gordon’s. È un’informazione utile per chi voglia avvicinarsi al profilo originale, ma con un’avvertenza importante: nessuno dei tre prodotti ha oggi la stessa formulazione di allora.

I vermouth italiani sono cambiati in dolcezza e in composizione erbacea, i bitter da aperitivo hanno modificato coloranti e gradazione, i gin britannici si sono progressivamente asciugati. Ricostruire il drink con le stesse etichette non ricostruisce il drink del 1919; produce una versione contemporanea con marche storiche, che è una cosa diversa e altrettanto interessante.

Le variazioni nate nel tempo

Un secolo di circolazione ha prodotto una famiglia numerosa. A Roma, nell’anno del giubileo del 1950, il barman di un grande albergo dedicò a un cardinale in visita un drink costruito sullo stesso schema sostituendo il vermouth con il vino. Altrove il gin è stato sostituito dallo spumante, dando lo Sbagliato, o dal bourbon, dando il Boulevardier.

Il tratto comune a tutte le derivazioni è che cambiano un solo ingrediente su tre e conservano il rapporto in parti uguali. È la dimostrazione che la struttura del Negroni è più solida della sua ricetta: regge sostituzioni radicali della base restando riconoscibile, ed è probabilmente questa robustezza a spiegare la sua diffusione più di qualsiasi vicenda fiorentina.

La Negroni Week e il centenario

L’iniziativa nata nel maggio 2013, promossa da una rivista di settore in collaborazione con il principale produttore del bitter, coinvolge cocktail bar in tutto il mondo per una settimana all’anno, destinando parte dei ricavi a raccolte di fondi per beneficenza. Nel 2019 era alla settima edizione e si è sovrapposta al centenario del drink.

La coincidenza fra anniversario e campagna è stata sfruttata da entrambe le parti, e va riconosciuta per quello che è: una ricorrenza storica incerta che diventa il fulcro di un’operazione commerciale ben riuscita e con una destinazione benefica dichiarata. Il fatto che il centenario abbia una base documentale fragile non toglie nulla al drink né all’iniziativa; toglie soltanto certezza alla data.

Perché la datazione conta poco

Un cocktail non ha una data di nascita nel senso in cui la ha un edificio o un brevetto. Le sostituzioni di ingrediente avvengono continuamente in un banco, e una diventa un drink solo quando qualcuno la ripete abbastanza da darle un nome. Quel processo dura mesi o anni e non si presta a essere fissato in un giorno.

Quello che si può affermare con qualche solidità è che la struttura esisteva a Firenze intorno alla fine degli anni dieci, che il nome è legato a una persona reale e che dagli anni venti il drink circolava. È meno di un centenario preciso, ed è tutto ciò che le fonti sostengono davvero.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Quando è nato il Negroni?

La datazione tradizionale è il 1919, ed è per questo che il 2019 è stato celebrato come centenario. La ricostruzione colloca l'episodio al Caffè Casoni di via de' Tornabuoni a Firenze, poi diventato caffè Giacosa; è tradizione consolidata e non trova conferma in documenti contemporanei.

Chi era il conte Negroni?

Camillo Negroni, il cliente al quale la tradizione attribuisce la richiesta che avrebbe generato il drink: rendere più forte il suo Americano sostituendo la soda con il gin. La sua esistenza è documentata, il ruolo nella nascita del cocktail appartiene alla ricostruzione orale.

Chi era Fosco Scarselli?

Il barman del Caffè Casoni al quale la richiesta sarebbe stata rivolta e che avrebbe eseguito la sostituzione. Come per il conte, il personaggio è reale e il suo ruolo nella vicenda è tramandato dalla letteratura di settore senza riscontro documentale diretto.

Che cos'è il carteggio con il mercante londinese?

Uno scambio epistolare fra Camillo Negroni e un mercante d'antiquariato londinese, riportato dalla ricerca storica sul drink, in cui compare il consiglio di non superare i venti Negroni al giorno. Va letto tenendo conto che i bicchieri dell'epoca erano considerevolmente più piccoli di quelli attuali.

Con quali prodotti era fatto il primo Negroni?

La ricostruzione indica vermouth rosso Cinzano, Campari e gin Gordon's. È un'indicazione utile per chi vuole avvicinarsi al profilo originale, con l'avvertenza che le formulazioni dei tre prodotti sono cambiate in un secolo.

Che cos'è la Negroni Week?

Un'iniziativa nata nel maggio 2013, promossa da una rivista di settore e presentata da Campari, che coinvolge cocktail bar in tutto il mondo raccogliendo fondi per beneficenza. Nel 2019, settima edizione, è coincisa con il centenario del drink.

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