Clausola 1.0
Ricette

Spritz Veneziano: la ricetta IBA, le dosi e le proporzioni giuste

Sei centilitri di prosecco, quattro di bitter d'aperitivo e uno splash di soda: le dosi IBA dello Spritz, l'ordine di costruzione, la scelta dell'amaro e l'origine austriaca del nome.

Proporzioni in parti
Prosecco 3Bitter d'aperitivo 2Soda 1
Categoria Sparkling cocktail
Bicchiere Old fashioned o calice ampio
Ghiaccio Cubetti, bicchiere pieno
Tecnica Build, mescolata breve
Guarnizione Mezza fetta d'arancia
Gradazione servita circa 8% vol
Specifica IBA, edizione 2011
Clausola 2.0
Scheda

Lo Spritz Veneziano è il drink italiano più bevuto e anche uno dei più maltrattati: sei parti di prosecco, quattro di amaro e uno spruzzo di soda sono un rapporto preciso, e il bicchiere carico di amaro che si vede spesso non è una variante ma un errore di dosaggio.

Questa scheda riporta le dosi della specifica, spiega l’ordine di costruzione e ricostruisce l’origine del nome, che precede di molto la ricetta attuale.

Ingredienti Spritz Veneziano

  • 6 cl prosecco
  • 4 cl bitter d’aperitivo
  • splash di soda
  • ghiaccio in cubetti, bicchiere pieno
  • mezza fetta d’arancia per guarnire

Le dosi e il rapporto tre a due

La codifica del 2011 classifica lo Spritz Veneziano fra gli sparkling cocktail e fissa sei centilitri di prosecco contro quattro di bitter d’aperitivo, completati da uno splash di soda. Il volume prima del ghiaccio è quindi di poco superiore ai dieci centilitri, che in un old fashioned pieno di cubetti riempie il bicchiere fino al bordo.

Il rapporto tre a due è ciò che tiene il drink su un profilo da aperitivo. Aumentando l’amaro il bicchiere diventa dolce e denso (la maggior parte dei bitter da aperitivo ha un residuo zuccherino elevato) e la carbonatazione del vino non basta più a sostenerlo. Il rapporto uno a uno che si vede spesso al banco produce un drink più scuro e visivamente più deciso, ma anche più stucchevole di quello codificato.

L’ordine di costruzione

Il bicchiere va riempito di cubetti prima di qualsiasi liquido. Poi si versa il prosecco, poi l’amaro, infine la soda; si mescola brevemente e si guarnisce. L’ordine non è arbitrario: l’amaro versato per primo su ghiaccio asciutto vi aderisce e resta concentrato sul fondo, e serve una mescolata lunga per distribuirlo, che è esattamente ciò che uno sparkling non sopporta.

Con il vino versato per primo il ghiaccio è già bagnato e l’amaro, più denso, scende integrandosi da solo. Un giro di cucchiaio lungo la parete basta. La soda per ultima ravviva la carbonatazione compressa dal contatto con il ghiaccio, ed è il motivo per cui va aggiunta alla fine e non all’inizio.

La scelta dell’amaro

La specifica non nomina marche, e la varietà dei prodotti disponibili rende la scelta la decisione più influente sul risultato. Gli amari da aperitivo a bassa gradazione, intorno agli undici gradi, hanno un profilo agrumato e un residuo zuccherino alto: danno uno Spritz morbido, dolce, di colore arancione chiaro, che è la versione più diffusa.

Gli amari più alcolici e più amari, intorno ai venticinque gradi, producono un bicchiere asciutto, rosso scuro, con una chiusura vegetale netta. La gradazione servita sale di conseguenza e il drink si avvicina a un aperitivo classico. Entrambe le versioni sono legittime, ma non sono intercambiabili nella stessa dose: con l’amaro più forte conviene scendere a tre centilitri e aumentare il vino.

Il prosecco e il residuo zuccherino

Il vino indicato è il prosecco, coerente con l’origine geografica del drink, ma la denominazione conta meno del profilo. La variabile decisiva è lo zucchero residuo: un extra dry, che è la tipologia più venduta, ne porta già una quantità apprezzabile, e sommato a quello dell’amaro dà un bicchiere tendenzialmente dolce.

Chi cerca uno Spritz più asciutto usi un brut, che sposta il bilanciamento senza toccare le dosi. Il vino va servito freddo, perché il ghiaccio nel bicchiere non ha tempo di raffreddarlo prima che si beva; una bottiglia a temperatura ambiente produce un drink che si diluisce in fretta e perde carbonatazione nei primi minuti.

L’origine del nome e la sua storia

Il termine deriva dal verbo tedesco che indica lo spruzzo, e la ricostruzione comunemente riportata lo lega alla presenza austriaca nel Veneto durante l’Ottocento: i vini locali, più alcolici di quelli a cui i militari erano abituati, venivano allungati con acqua per renderli più bevibili. Quella diluizione è l’antenato diretto del drink, e nel nome è rimasta.

L’aggiunta dell’amaro è molto successiva e coincide con la diffusione degli aperitivi italiani nella prima metà del Novecento. Il passaggio da vino annacquato ad aperitivo strutturato è quindi il risultato di una sovrapposizione fra un’abitudine di consumo importata e un prodotto industriale locale. La ricostruzione è consolidata nella letteratura di settore, ma i passaggi intermedi non sono documentati con precisione.

Il bicchiere, la guarnizione e il servizio

La specifica indica l’old fashioned, che è la scelta più fedele; il calice ampio, oggi molto diffuso, funziona altrettanto bene e ha il vantaggio di trattenere gli aromi. In entrambi i casi il ghiaccio deve riempire il bicchiere: pochi cubetti si sciolgono in fretta e il drink si scalda mentre viene bevuto, che è il difetto più comune di uno Spritz servito in terrazza d’estate.

La guarnizione codificata è mezza fetta d’arancia. L’oliva, che alcune versioni venete prevedono, è associata agli Spritz costruiti su amari diversi ed è una tradizione locale legittima, non un errore. Quello che conta è la coerenza: l’arancia accompagna gli amari agrumati, l’oliva quelli più vegetali e salini. Servire entrambe è una scelta estetica priva di funzione.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Quali sono le dosi dello Spritz Veneziano?

L'edizione 2011 indica 6 cl di prosecco, 4 cl di bitter d'aperitivo e uno splash di soda, mescolati direttamente in un old fashioned già pieno di cubetti e guarniti con mezza fetta d'arancia. Il rapporto tre a due fra vino e amaro è la proporzione che definisce il drink.

Va prima il vino o prima l'amaro?

Prima il ghiaccio, poi il vino, poi l'amaro, infine la soda. Versare l'amaro per primo su ghiaccio asciutto lo fa aderire ai cubetti e la distribuzione resta irregolare; il vino per primo bagna il ghiaccio e permette all'amaro di integrarsi con una sola mescolata.

Perché lo splash di soda?

Serve a due cose: allunga il drink abbassando la gradazione servita intorno all'otto per cento e ravviva la carbonatazione che il ghiaccio comprime. Non deve superare il centilitro o due; una soda abbondante diluisce l'amaro e lascia un bicchiere acquoso in cui il prosecco non si trova più.

Quale bitter usare?

La specifica non nomina marche e dice genericamente bitter da aperitivo. La scelta cambia il drink in modo netto: un amaro a gradazione bassa e profilo agrumato dà uno Spritz morbido e dolce, uno più alcolico e più amaro dà un bicchiere asciutto e vicino a un aperitivo classico. Nessuna delle due versioni è scorretta.

Prosecco o altro spumante?

Il prosecco è quello indicato ed è coerente con l'origine del drink, ma qualsiasi spumante secco funziona. Conta il residuo zuccherino: con un vino dolce lo zucchero si somma a quello dell'amaro e il bicchiere diventa stucchevole. Un extra dry porta già zucchero sufficiente, un brut dà un risultato più asciutto.

Da dove viene il nome Spritz?

Dal verbo tedesco che indica lo spruzzo. L'origine comunemente riportata risale alla presenza austriaca nel Veneto ottocentesco, quando i vini locali venivano allungati con acqua per abbassarne la gradazione. L'aggiunta dell'amaro è successiva e ha trasformato una diluizione in un cocktail.

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