Clausola 1.0
Ricette

Suffering Bastard: la ricetta, le dosi e l'origine al Cairo nel 1942

Bourbon, gin dry, Angostura e ginger beer: dosi del Suffering Bastard, la creazione all'hotel Shepheard's del Cairo, la scelta fra brandy e bourbon e i drink della stessa serie.

Proporzioni in parti
Ginger beer 6Bourbon 1Gin dry 1
Categoria Long drink
Bicchiere Highball o tazza da julep
Ghiaccio Nello shaker e nel bicchiere
Tecnica Shake dei primi ingredienti, top di ginger beer
Guarnizione Menta e fetta di lime
Gradazione servita circa 8–10% vol
Specifica Creato nel 1942, non codificato IBA
Clausola 2.0
Scheda

Il Suffering Bastard mescola bourbon e gin nello stesso bicchiere, una combinazione che nessun manuale avrebbe suggerito e che nasce dalle circostanze: un hotel del Cairo in tempo di guerra, con gli ingredienti che si potevano procurare sul posto.

Questa scheda riporta le dosi, ricostruisce la vicenda del 1942 e spiega perché la ginger beer non sia sostituibile.

Ingredienti Suffering Bastard

  • 3 cl bourbon
  • 3 cl gin dry
  • 1 dash Angostura bitters
  • 18 cl ginger beer
  • ghiaccio nello shaker e nel bicchiere
  • menta e fetta di lime per guarnire

Le dosi e la costruzione

Tre centilitri di bourbon, tre di gin dry e un dash di Angostura si agitano con ghiaccio; il drink si versa nel bicchiere pieno di cubetti e si completa con diciotto centilitri di ginger beer. Il volume finale è di ventiquattro centilitri, quindi un long drink pieno, con una gradazione servita intorno al nove per cento.

La struttura è quella di un mule allungato: distillato, agrume nella guarnizione, ginger beer come diluente principale. La differenza sta nella doppia base, che raddoppia il numero di aromi presenti senza aumentare la quantità totale di alcol rispetto a un mule standard.

La combinazione di due distillati

Mettere bourbon e gin nello stesso bicchiere contraddice l’abitudine, che vuole un solo distillato di base per cocktail. In questo caso funziona perché i due coprono registri che non si sovrappongono: il bourbon porta cereale, vaniglia e una dolcezza da botte, il gin porta ginepro e agrumi. La ginger beer, con il suo piccante largo, occupa il centro e impedisce ai due di scontrarsi.

L’origine della scelta è però pratica prima che gustativa. Il drink nasce in un contesto in cui gli approvvigionamenti erano quello che si riusciva a procurare localmente, e la doppia base è la risposta a una disponibilità irregolare più che una decisione di equilibrio. Che poi funzioni è la parte fortunata della vicenda.

L’origine al Cairo

La creazione è attribuita a Joe Scialom, barman all’hotel Shepheard’s del Cairo nel 1942. Chimico di formazione, aveva scoperto che preparare bevande era più interessante e aveva scelto il banco. Durante la guerra l’albergo era un punto di ritrovo per ufficiali britannici e corrispondenti di guerra, e Scialom, ebreo egiziano poliglotta, noto per la memoria dei nomi e delle preferenze dei clienti, divenne una figura riconoscibile in quell’ambiente.

La ricostruzione riporta che sviluppò il drink dopo aver sentito alcuni ufficiali lamentarsi dei postumi della sera precedente, mettendo insieme quello che poteva reperire. Il nome, poco elegante, appartiene alla stessa logica della categoria dei rimedi del mattino dopo, dove l’ironia sul proprio stato faceva parte del genere.

Che cosa accadde dopo

La biografia dell’autore è documentata e insolita. Rimase allo Shepheard’s fino alla distruzione dell’albergo durante una rivolta nel 1952, poi restò in Egitto fino a essere imprigionato con l’accusa di spionaggio ed espulso dopo la crisi del canale di Suez.

Fu quindi assunto dal fondatore di una grande catena alberghiera, che lo incaricò di aprire un locale a San Juan e poi uno all’Avana; la rivoluzione cubana lo costrinse a lasciare anche quel paese. Trascorse il resto della carriera aprendo bar per la stessa catena in giro per il mondo, e nel corso di quegli spostamenti il nome originale del drink tornò in circolazione insieme agli altri due della serie.

Brandy o bourbon

Alcune versioni della ricetta indicano il brandy come distillato da abbinare al gin, altre il bourbon. La seconda si è affermata nel tempo, e la ragione è di compatibilità: il profilo di cereale, vaniglia e legno del bourbon si accorda con lo zenzero della ginger beer e con il ginepro del gin, dando un insieme coeso.

Il brandy porta frutta secca e uva passa, note che con lo zenzero piccante dialogano meno e che tendono a restare separate nel bicchiere. Non è una versione sbagliata: è documentata quanto l’altra — ma produce un drink meno integrato, ed è probabilmente per questo che ha perso terreno.

La ginger beer e il servizio

La ginger beer non è sostituibile con il ginger ale. È fermentata, ha corpo, spesso è torbida e porta una piccantezza che resta in bocca; il ginger ale è dolce, leggero e appena aromatizzato. Diciotto centilitri di ginger ale su sei di distillato darebbero un drink dolce e slegato, in cui il gin e il bourbon galleggerebbero senza sostegno.

Il bicchiere è un highball o, secondo una tradizione consolidata, una tazza da julep in metallo, che mantiene la temperatura più a lungo. La guarnizione di menta e lime completa un profilo che senza di essa risulterebbe soltanto speziato: la menta arriva al naso e il lime porta l’acidità che nella ricetta liquida non c’è.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Quali sono le dosi del Suffering Bastard?

Tre centilitri di bourbon, tre di gin dry, un dash di Angostura e diciotto centilitri di ginger beer. I primi ingredienti si agitano con ghiaccio, poi si completa con la ginger beer nel bicchiere pieno di ghiaccio, guarnendo con menta e lime.

Perché mescola bourbon e gin?

Per una ragione di disponibilità prima ancora che di gusto. Il drink nasce al Cairo in tempo di guerra, con gli approvvigionamenti che erano quelli reperibili localmente. Il risultato però funziona: il ginepro e il cereale coprono registri diversi e la ginger beer li tiene insieme.

Chi lo ha creato?

Joe Scialom, all'hotel Shepheard's del Cairo nel 1942. Era un chimico di formazione che aveva scelto il lavoro dietro il banco, e la ricostruzione riporta che sviluppò il drink dopo aver sentito ufficiali britannici lamentarsi dei postumi della sera precedente.

Brandy o bourbon?

Alcune versioni della ricetta indicano il brandy, altre il bourbon. Nel tempo la versione con bourbon si è affermata perché il suo profilo di cereale e vaniglia si accorda meglio con lo zenzero e con il gin. Il brandy porta frutta secca che con la ginger beer dialoga meno.

Ginger beer o ginger ale?

Ginger beer, senza sostituzioni. È fermentata, densa e nettamente più piccante: diciotto centilitri di ginger ale renderebbero il drink dolce e privo della spinta speziata che regge i sei centilitri di distillato. È l'ingrediente che definisce il bicchiere.

Esistono drink della stessa serie?

Sì, altri due rimedi ai postumi creati dallo stesso autore, noti come Dying Bastard e Dead Bastard. Condividono l'impostazione e variano la combinazione di distillati, con una progressione nel nome che è anche una progressione nella quantità di alcol.

Clausola 4.0
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