Tommy's Margarita: la ricetta IBA, le dosi e il nettare di agave
Tre ingredienti e nessun liquore d'arancia: 4,5 cl di tequila, 1,5 cl di lime e due bar spoon di nettare di agave. Dosi IBA, differenze dal Margarita classico e scelta della tequila.
| Categoria | Anytime cocktail |
| Bicchiere | Coppetta cocktail, 12–15 cl |
| Ghiaccio | Nello shaker, non nel bicchiere |
| Tecnica | Shake and strain |
| Bordo | Nessuno; il sale non è previsto |
| Gradazione servita | circa 24% vol |
| Specifica | IBA, edizione 2011 |
Il Tommy’s Margarita è la variante che ha guadagnato una voce autonoma nella lista internazionale togliendo un ingrediente invece di aggiungerne uno. Al posto del liquore d’arancia usa nettare di agave, e il risultato è un drink con due soli sapori in bicchiere: la pianta e l’acido. Chi cerca la ricetta Tommy’s Margarita trova quindi una lista di tre voci, la più breve fra le varianti codificate del classico messicano.
Questa scheda riporta le dosi della specifica, spiega che cosa cambia rispetto al Margarita con Cointreau e indica su quali scelte il drink è più sensibile.
Ingredienti Tommy’s Margarita
- 4,5 cl tequila 100% agave
- 1,5 cl succo di lime spremuto
- 2 bar spoon di nettare di agave
- ghiaccio per lo shaker
Le dosi e il metodo
La specifica del 2011 classifica il drink come anytime cocktail e ne fissa la composizione in quattro centilitri e mezzo di tequila, uno e mezzo di succo di lime spremuto e due bar spoon di nettare di agave. Tutto va nello shaker con ghiaccio, si agita e si filtra in una coppetta cocktail ben fredda. Non è prevista guarnizione e non è previsto il bordo di sale.
Le due bar spoon meritano attenzione, perché sono l’unica misura non volumetrica della lista. Un bar spoon standard contiene circa cinque millilitri, quindi la parte dolce vale intorno a un centilitro: il rapporto complessivo è tre parti di distillato, una di acido e due terzi di zucchero. Confrontato con il Margarita classico, dove il liquore d’arancia occupa due centilitri interi, questo drink ha una parte dolce ridotta di metà e nessun alcol aggiuntivo oltre alla tequila.
La conseguenza è una gradazione servita più alta di quanto la lista suggerisca. Il classico stempera i quaranta gradi della tequila con un liquore da quaranta ma anche con un volume maggiore di ingredienti freddi; qui i quattro centilitri e mezzo restano quasi soli, e il drink arriva in bicchiere intorno ai ventiquattro gradi.
Perché il nettare di agave non è solo zucchero
La sostituzione del liquore d’arancia con il nettare di agave viene spesso descritta come una semplificazione, e non lo è. Il liquore svolgeva due funzioni insieme: portava zucchero e portava una nota agrumata che faceva da ponte fra il vegetale della tequila e l’acido del lime. Togliendolo si perde il ponte, e il drink si regge sul fatto che il dolce arrivi dalla stessa pianta del distillato.
Il nettare di agave è uno sciroppo ottenuto dalla linfa della pianta, con un profilo caramellato e una traccia erbacea che nel bicchiere si allinea alla tequila invece di contrastarla. Uno sciroppo di zucchero al suo posto funziona come correttore di acidità ma resta un elemento estraneo: il drink diventa più netto e più corto, con la tequila da un lato e il lime dall’altro senza nulla in mezzo.
Il nettare è anche più denso e meno dolce a pari volume rispetto a uno sciroppo uno a uno, e questo spiega perché la ricetta lo misuri in bar spoon: la variabilità fra prodotti è alta, e la dose va verificata assaggiando invece di essere trascritta. Un nettare molto scuro porta anche amaro, e in quel caso una bar spoon e mezza è più vicina all’equilibrio.
La scelta della tequila
Con due soli sapori nel bicchiere la tequila non ha copertura. Una cento per cento agave, blanco o reposado, è la condizione perché il drink abbia senso: la blanco porta agave cruda, pepe bianco e una nota minerale; la reposado aggiunge vaniglia e legno e produce un risultato più rotondo, che alcuni preferiscono e che allontana leggermente il drink dal suo carattere vegetale.
Le tequile mixto, che per legge possono contenere fino a metà di zuccheri diversi dall’agave, portano una dolcezza di canna che si somma al nettare. Nel Margarita classico l’effetto è mascherato dal liquore d’arancia; qui è la cosa più evidente del bicchiere, e nessuna correzione delle dosi la recupera.
Una tequila añejo, invecchiata oltre l’anno, sposta il drink in un territorio diverso: il legno domina e il lime diventa un contrasto invece di un componente. È una preparazione difendibile ma non è questa ricetta, e conviene chiamarla con un altro nome.
Il lime e la temperatura
Il succo va spremuto al momento. Un centilitro e mezzo su un totale di sette è una quota che non perdona: un succo pastorizzato porta una nota cotta che in un drink senza altri aromi diventa il sapore principale, e un succo spremuto anche solo mezz’ora prima ha già perso la parte alta del profumo.
Lo shake va tenuto breve. Dieci o dodici secondi con ghiaccio grande raffreddano il drink e portano la diluizione al livello necessario; oltre quel punto l’acqua di fusione allunga un drink che ha già un volume ridotto, e la coppetta arriva piena ma diluita. Il bicchiere va raffreddato in anticipo, perché una coppetta a temperatura ambiente consuma da sola una parte del freddo appena ottenuto.
Attribuzione
La ricetta è associata a un ristorante messicano di San Francisco attivo dagli anni Sessanta, e la sua diffusione risale alla fine degli anni Ottanta, quando il locale iniziò a proporre soltanto tequile cento per cento agave e riscrisse il Margarita di conseguenza. L’attribuzione al barman di quella casa è riportata in modo concorde dalla letteratura successiva, che è un’eccezione fra i drink di questo periodo: nella maggior parte dei casi le paternità restano contese.
Il nome è passato nella lista internazionale come nome proprio, e questo è il punto rilevante per chi lo prepara: non si tratta di un Margarita fatto in modo diverso ma di una voce separata, con una propria specifica e una propria categoria di servizio.
Domande frequenti
Quali sono le dosi del Tommy's Margarita?
La specifica IBA indica 4,5 cl di tequila, 1,5 cl di succo di lime spremuto e due bar spoon di nettare di agave, agitati con ghiaccio e filtrati in coppetta ben fredda. Due bar spoon corrispondono a circa un centilitro, quindi il rapporto complessivo è di tre parti di distillato, una di acido e due terzi di dolce.
Che differenza c'è con il Margarita classico?
Manca il liquore d'arancia, sostituito dal nettare di agave. Il classico ha quattro sapori (agave, arancia, lime e alcol del liquore) mentre questa versione ne ha due soli, agave e lime, con lo zucchero che serve solo a bilanciare l'acido. È una ricetta autonoma e riconosciuta, non una semplificazione.
Serve il sale sul bordo?
La specifica non lo prevede. Nel Margarita classico il sale smorza l'acido e amplifica la percezione dolce del liquore d'arancia; qui la parte dolce è già essenziale e il sale la coprirebbe, lasciando un drink squilibrato verso il vegetale della tequila.
Quale tequila si usa?
Una cento per cento agave, blanco o reposado. Con due soli sapori nel bicchiere la tequila non ha nulla dietro cui nascondersi: una mixto, tagliata con alcol di canna, porta una dolcezza estranea che si somma a quella del nettare e il drink perde la nota pepata e vegetale che è il suo unico carattere.
Il nettare di agave si può sostituire con zucchero?
Si può, ma si ottiene un altro drink. Lo sciroppo di zucchero porta solo dolce; il nettare di agave porta una traccia della stessa pianta da cui viene la tequila e per questo si fonde con il distillato invece di stargli accanto. Se lo si sostituisce, conviene ridurre la dose di un quarto, perché il nettare è meno dolce a pari volume.
Va allungato con acqua o servito on the rocks?
La specifica lo vuole filtrato in coppetta fredda. Sul ghiaccio funziona, ma la diluizione continua smorza in fretta l'acido del lime e il drink si appiattisce sul dolce entro cinque minuti, cioè prima di essere finito.
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Scheda pubblicata il 15/03/2012