Clausola 1.0
Ricette

Tuxedo: la ricetta IBA, le dosi e l'attribuzione del 1882

Old Tom gin, vermouth dry, maraschino, assenzio e orange bitters: le dosi IBA del Tuxedo, la pubblicazione del 1882 e perché il club omonimo non può averlo creato.

Proporzioni in parti
Old Tom gin 1Vermouth dry 1
Categoria Anytime cocktail
Bicchiere Coppetta cocktail, raffreddata
Ghiaccio Nel mixing glass, non nel bicchiere
Tecnica Stir and strain
Guarnizione Ciliegia e twist di limone
Gradazione servita circa 24–26% vol
Specifica IBA, edizione 2011; pubblicato nel 1882
Clausola 2.0
Scheda

Il Tuxedo è un cocktail a cinque ingredienti in cui tre entrano in dosi da bar spoon o da dash. La sua struttura (gin e vermouth in parti uguali, corretti da maraschino, assenzio e bitter) è tipica del periodo in cui è stato pubblicato, e la sua storia è un buon esempio di come un nome possa generare un’attribuzione sbagliata.

Questa scheda riporta le dosi della specifica, spiega la funzione dei tre correttivi e chiarisce la cronologia che smentisce l’origine più raccontata.

Ingredienti Tuxedo

  • 3 cl Old Tom gin
  • 3 cl vermouth dry
  • 1/2 bar spoon maraschino
  • 1/4 bar spoon assenzio
  • 3 dash orange bitters
  • ghiaccio nel mixing glass

Le dosi e la struttura a cinque

La specifica del 2011 classifica il Tuxedo come anytime cocktail e fissa tre centilitri di Old Tom gin e tre di vermouth dry, quindi parti uguali. I tre correttivi arrivano in quantità minime: mezzo bar spoon di maraschino, un quarto di bar spoon di assenzio e tre dash di orange bitters. Si mescola tutto con ghiaccio e si filtra in coppetta.

Il volume principale è quindi di sei centilitri, cui i correttivi aggiungono meno di due millilitri complessivi. È una costruzione tipica della miscelazione di fine Ottocento, dove la base era spesso in parti uguali e la personalità del drink veniva dalle correzioni. La lettura moderna, abituata a proporzioni sbilanciate verso il distillato, tende a considerarla eccessivamente carica di vermouth: è una differenza di epoca, non un errore.

L’Old Tom gin e cosa cambia

L’Old Tom è uno stile di gin leggermente addolcito, storicamente collocato fra il genever olandese e il London dry secco. Nel periodo in cui la ricetta fu pubblicata era lo stile prevalente, e le dosi del drink lo presuppongono: la sua dolcezza compensa la secchezza del vermouth dry e regge l’assenzio.

Lo stile è tornato disponibile negli ultimi anni dopo una lunga assenza dal mercato. Con un London dry il drink resta corretto ma diventa nettamente più asciutto e più spigoloso, e i tre correttivi risultano più evidenti perché non hanno più zucchero che li ammorbidisca. Chi non trova l’Old Tom può compensare con un quarto di bar spoon di sciroppo, ottenendo un risultato vicino.

Il ruolo dei tre correttivi

L’assenzio, in un quarto di bar spoon, porta anice e assenzio maggiore in quantità appena percepibile al naso. La sua funzione è aromatica più che gustativa: prepara l’ingresso e resta come traccia sul finale. Chi preferisce può rinsare la coppetta invece di versarlo nel mixing glass, ottenendo un effetto più concentrato in apertura e più leggero in bocca.

Il maraschino, in mezzo bar spoon, è l’elemento di raccordo. Porta nocciolo e mandorla amara, che stanno a metà strada fra il ginepro del gin e l’anice dell’assenzio, e senza di lui i due estremi restano separati. Gli orange bitters, tre dash, aggiungono scorza d’arancia e amaro sul finale, completando la struttura.

L’attribuzione e la cronologia

La ricetta compare per la prima volta in una raccolta pubblicata nel 1882, associata al nome di Harry Johnson. Come per molti drink del periodo, la pubblicazione documenta l’esistenza della ricetta e non necessariamente la sua paternità: i manuali dell’epoca registravano quello che si preparava, spesso senza distinguere fra creazione propria e trascrizione.

L’origine che circola più spesso, cioè la creazione presso il circolo omonimo, è invece esclusa dalla cronologia: il club aprì nel 1886, quattro anni dopo la pubblicazione della ricetta. La confusione nasce probabilmente da una sovrapposizione: al club è effettivamente attribuita l’origine dell’abito da sera che in inglese porta lo stesso nome, e il passaggio dall’abito al drink è un’associazione naturale ma sbagliata.

Il nome e il suo significato

Tuxedo è il termine con cui in inglese americano si indica l’abito da sera che in italiano si chiama smoking. Il nome del drink evoca quindi eleganza formale, ed è coerente con la sua natura: un cocktail limpido, servito in coppetta, senza succhi né sciroppi, costruito su correzioni misurate in frazioni di cucchiaio.

Il collegamento con il circolo che diede il nome all’abito resta interessante anche se non spiega l’origine del drink. Racconta il contesto in cui il cocktail circolava, cioè un ambiente sociale in cui la miscelazione formale e l’abbigliamento formale appartenevano allo stesso codice.

Come prepararlo e servirlo

Tutti gli ingredienti sono limpidi e alcolici, quindi si mescola. Trenta secondi nel mixing glass con ghiaccio solido bastano; il drink non ha componenti da emulsionare e lo shake produrrebbe soltanto torbidità. I correttivi vanno versati nel mixing glass insieme agli altri, in modo che si distribuiscano uniformemente.

La guarnizione codificata è una ciliegia con un twist di limone, che è insolito perché di norma si sceglie l’una o l’altro. La ciliegia richiama il maraschino, il limone asciuga il finale e sostiene l’assenzio. Insieme funzionano, e la coppetta va raffreddata in anticipo: con sei centilitri di liquido e nessun ghiaccio nel bicchiere, la temperatura di partenza è tutto quello su cui si può contare.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Quali sono le dosi del Tuxedo?

Tre centilitri di Old Tom gin, tre di vermouth dry, mezzo bar spoon di maraschino, un quarto di bar spoon di assenzio e tre dash di orange bitters, mescolati con ghiaccio e serviti in coppetta con ciliegia e twist di limone.

Che cos'è l'Old Tom gin?

Uno stile di gin leggermente addolcito, intermedio fra il genever olandese e il London dry moderno. Era lo standard nel periodo in cui la ricetta è stata pubblicata, ed è tornato disponibile negli ultimi anni. Con un London dry il drink resta corretto ma perde la rotondità che le dosi presuppongono.

Chi ha creato il Tuxedo?

L'attribuzione più diffusa indica Harry Johnson, la cui raccolta pubblicò la ricetta nel 1882. Non è però possibile stabilire se l'abbia creata o registrata: come per molti drink del periodo, la pubblicazione documenta l'esistenza della ricetta, non la sua paternità.

È nato al Tuxedo Club?

No, e la cronologia lo esclude: il circolo aprì nel 1886, quattro anni dopo la pubblicazione della ricetta. Al club è però attribuita l'origine dell'abito da sera che in inglese porta lo stesso nome, ed è probabilmente questa sovrapposizione a generare la confusione.

Quanto assenzio serve davvero?

Un quarto di bar spoon, cioè poco più di un millilitro. L'assenzio è aromaticamente ingombrante e in un drink da sei centilitri qualsiasi quantità superiore copre gli altri quattro ingredienti. Chi preferisce può rinsare la coppetta invece di versarlo nel mixing glass.

Il maraschino si può omettere?

Cambierebbe il drink. Mezzo bar spoon porta il nocciolo e la mandorla amara che raccordano l'assenzio al vermouth; senza, il bicchiere resta diviso fra il ginepro e l'anice senza nulla in mezzo. È una dose minima ma svolge una funzione strutturale.

Clausola 4.0
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