Clausola 1.0
Distillati

Monkey 47: i quarantasette botanici, la Foresta Nera e l'uso al bar

Un gin tedesco costruito su erbe native e spezie indiane: la vicenda del comandante che gli dà origine, il mirtillo rosso come nota dominante e in quali drink quella complessità funziona.

Categoria Gin contemporaneo
Produzione Foresta Nera, Germania
Botanici 47
Nota dominante mirtillo rosso della Foresta Nera
Altri botanici citati ginepro, coriandolo, abete rosso
Acqua di sorgente, dalla Foresta Nera
Clausola 2.0
Scheda

Un gin con quarantasette botanici non punta all’equilibrio classico ma alla stratificazione. È una scelta che ha un costo pratico: quella complessità si legge solo dove il drink le lascia spazio, e in un cocktail articolato gran parte del lavoro va persa.

Questa scheda descrive il prodotto e la sua origine, e indica dove quella complessità rende davvero.

Dove viene prodotto

Il gin è prodotto nella Foresta Nera, in Germania, da una distilleria della regione. La combinazione di acqua di sorgente locale ed erbe native del bosco costituisce la base del progetto, a cui si aggiunge una componente esotica di provenienza indiana.

È un prodotto che appartiene pienamente alla generazione dei gin contemporanei: si distingue per il numero e l’origine dei botanici anziché per l’aderenza allo stile classico. La Germania non ha una tradizione storica di produzione di gin paragonabile a quella britannica, e questo rende il progetto un caso di costruzione di identità a partire dal territorio piuttosto che dalla continuità.

La vicenda del fondatore

La ricostruzione riportata lega l’origine del progetto a Montgomery Collins, comandante della Royal Air Force e figlio di un diplomatico britannico, nato nel 1909 nella provincia anglo-indiana di Madras. Vi apprese le caratteristiche delle spezie e degli aromi tipici del luogo, che sarebbero poi confluite nella formula.

Conoscendo bene il tedesco, nel luglio 1945 fu inviato nel settore britannico di Berlino per contribuire alla ricostruzione della città distrutta dai bombardamenti. Fra le opere a cui partecipò c’era anche lo zoo, dove secondo la ricostruzione strinse un legame con una scimmia che avrebbe dato il nome al prodotto. Lasciò la Royal Air Force nel 1951 e si trasferì nella Foresta Nera settentrionale, dove iniziò a produrre il gin con gli ingredienti che crescevano spontaneamente nel bosco.

I quarantasette botanici

Il numero nel nome corrisponde alla quantità di erbe aromatiche impiegate. È una cifra molto alta per la categoria: un London dry classico ne usa in genere fra sei e dodici, e i gin contemporanei più carichi arrivano a quindici o venti.

L’ingrediente che contribuisce maggiormente all’aroma principale è il mirtillo rosso della Foresta Nera. Accanto a quello agiscono il ginepro, il coriandolo e l’abete rosso, insieme a una lista lunga di erbe locali. Il metodo prevede la macerazione dei botanici nell’acqua di sorgente prima della distillazione, che è ciò che permette di gestire un numero così elevato di componenti senza che si annullino a vicenda.

Che cosa comporta quel numero

Quarantasette botanici producono un profilo stratificato, in cui nessuna nota domina completamente e in cui l’assaggio rivela elementi diversi a distanza di secondi. È una qualità reale e verificabile, ma ha una controindicazione precisa in miscelazione.

Un cocktail con molti ingredienti (sciroppi, agrumi, amari, liquori) copre la maggior parte delle sfumature. Il gin continua a funzionare, ma il lavoro che lo distingue non arriva a chi beve, e lo stesso risultato si sarebbe ottenuto con un prodotto molto più semplice. È lo stesso ragionamento che si applica a un distillato invecchiato di pregio in un long drink zuccherino.

Il mirtillo rosso e il rapporto con il ginepro

La scelta di una bacca locale come nota dominante è la decisione che definisce il prodotto. Il mirtillo rosso della Foresta Nera porta acidità e una dolcezza asciutta, con una punta amara nella buccia, e occupa nel bicchiere lo spazio che in un gin classico appartiene agli agrumi.

Il rapporto con il ginepro è di affiancamento più che di sostegno. In un London dry ogni botanico lavora per rendere il ginepro più leggibile; qui il ginepro è una voce fra le altre, riconoscibile ma non centrale, e la bacca locale gli sta accanto con pari dignità. È la differenza strutturale fra le due scuole, e spiega perché le ricette calibrate su un profilo resinoso rendano diversamente.

L’abete rosso, che compare fra i botanici citati, va nella stessa direzione: porta resina e bosco, cioè un registro vicino a quello del ginepro ma con un carattere proprio, più verde e più fresco. Il risultato è un profilo boschivo complessivo in cui la componente indiana delle spezie arriva come contrappunto caldo.

Dove usarlo

Il contesto in cui rende meglio è quello che lascia spazio al distillato. Un gin and tonic con una tonica neutra e poco zuccherina è la scelta più efficace, perché la carbonatazione porta gli aromi al naso e non c’è nulla che li copra; la scheda sul gin and tonic tratta la selezione dell’abbinamento.

Il consumo in purezza, con ghiaccio o a temperatura di cantina, è l’altra collocazione naturale. Nei drink a due o tre ingredienti (un Martini molto secco, un gin con acqua) la stratificazione si legge ancora. Nei cocktail articolati o molto zuccherini conviene riservare la bottiglia ad altro e usare un London dry classico, che in quei bicchieri fa lo stesso lavoro meglio e a costo inferiore.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Che cosa significa il quarantasette nel nome?

Il numero di erbe aromatiche impiegate nella produzione. La prima parte del nome deriva invece dalla scimmietta dello zoo di Berlino a cui la ricostruzione lega la vicenda del fondatore, e i due elementi insieme compongono la denominazione del prodotto.

Chi era Montgomery Collins?

Un comandante della Royal Air Force, figlio di un diplomatico britannico, nato nel 1909 nella provincia anglo-indiana di Madras. Vi apprese le caratteristiche delle spezie locali, e la loro combinazione con le erbe della Foresta Nera è all'origine del progetto.

Che cosa lo lega a Berlino?

Conoscendo il tedesco, nel luglio 1945 fu inviato nel settore britannico della città per contribuire alla ricostruzione. Fra le opere a cui partecipò c'era anche lo zoo, dove secondo la ricostruzione strinse un legame con una scimmia che avrebbe poi dato il nome al gin.

Qual è la nota dominante?

Il mirtillo rosso della Foresta Nera, che contribuisce più di ogni altro botanico all'aroma principale. Accanto a quello agiscono il ginepro, il coriandolo, l'abete rosso e la lunga lista di erbe native che completa i quarantasette ingredienti.

In quali drink funziona?

In quelli che lasciano spazio al distillato. Un gin and tonic con una tonica neutra è la scelta più efficace, perché la complessità ha bisogno di aria; nei drink con molti ingredienti la maggior parte delle sfumature va persa, e un gin più semplice svolge lo stesso compito.

Ha senso usarlo in miscelazione?

Dipende dalla ricetta. In un drink a due o tre ingredienti la sua stratificazione si legge e aggiunge qualcosa; in un cocktail articolato o molto zuccherino il costo non trova corrispondenza nel bicchiere, ed è più sensato riservarlo alle preparazioni essenziali.

Clausola 4.0
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