Bulldog Gin: i dodici botanici, la quadrupla distillazione e l'uso
Occhio di drago, papavero bianco, loto e lavanda accanto al ginepro: la lista completa dei botanici, la provenienza da otto paesi, il metodo di distillazione e in quali drink funziona.
| Categoria | Gin contemporaneo |
| Botanici | 12, da 8 paesi |
| Distillazione | quadrupla |
| Cereale | grano dell'East Anglia |
| Acqua | dal Galles |
| Produzione | Norfolk, Inghilterra |
Un gin che mette occhio di drago, foglie di loto e semi di papavero bianco accanto al ginepro non punta al profilo classico della categoria. È un prodotto della generazione dei gin contemporanei, e capirne la logica aiuta a decidere in quali drink usarlo e in quali no.
Questa scheda elenca i botanici con le loro provenienze, descrive il metodo di produzione e indica dove il profilo funziona al banco.
I dodici botanici
La lista è dichiarata per intero e con la provenienza di ciascun elemento: occhio di drago cinese, semi di papavero bianco turchi, foglie di loto asiatico, ginepro italiano, coriandolo marocchino, angelica tedesca, limone spagnolo, liquirizia cinese, iris italiana, mandorle spagnole, cassia asiatica e lavanda francese. Otto paesi in totale.
Quattro di questi (ginepro, coriandolo, angelica e limone) costituiscono la base classica di qualsiasi gin. Gli altri otto sono la parte caratterizzante, e la scelta è orientata in due direzioni: il floreale, con loto, iris e lavanda, e il dolce-speziato, con cassia, liquirizia e mandorla. È una combinazione che sposta il baricentro lontano dal ginepro.
Perché non è un London dry classico
La denominazione tecnica dipende dal metodo di produzione, ma sul piano del gusto il prodotto appartiene alla famiglia dei gin contemporanei. Un London dry classico costruisce tutto attorno al ginepro e usa gli altri botanici per sostenerlo; qui il ginepro è uno fra dodici e la lavanda, il loto e l’iris occupano una parte consistente del profilo.
La conseguenza pratica è che le ricette calibrate su un gin resinoso non danno lo stesso risultato. In un Martini molto secco un gin floreale lascia il vermouth senza interlocutore; in un Negroni viene coperto dal bitter. È una questione di compatibilità, non di qualità.
La quadrupla distillazione
Quattro passaggi in alambicco anziché i due o tre consueti producono un distillato di base più pulito e più neutro. L’effetto voluto è che i botanici si leggano con maggiore definizione, senza le asperità che un distillato meno rettificato porterebbe con sé.
Il rovescio della medaglia è che si perde una parte della ruvidezza che in un gin classico contribuisce alla struttura. Un gin molto pulito è piacevole in purezza e nei long drink, ma ha meno da opporre quando deve reggere un vermouth in dose piena o un amaro. È lo stesso compromesso che caratterizza tutta la generazione dei gin contemporanei.
Materia prima e produzione
Il prodotto è realizzato in Norfolk, in Inghilterra, con grano proveniente dalla regione dell’East Anglia e acqua dal Galles. La distilleria impiegata è attiva nel settore da oltre due secoli e mezzo, il che colloca il prodotto in una categoria specifica: gin contemporanei realizzati in impianti di lunga tradizione, per conto di marchi nati di recente.
È una configurazione comune nella categoria. L’ideazione e il posizionamento appartengono al marchio, la capacità produttiva e la competenza tecnica a una distilleria storica. Non è una scorciatoia: la formulazione dei botanici e il profilo finale restano scelte del progetto, e la distilleria fornisce l’esecuzione.
Il nome e la bottiglia
Il nome riprende il soprannome associato a Winston Churchill e allo spirito britannico che quella figura rappresentava — indipendente e ostinato. La bottiglia è disegnata per comunicare visivamente la stessa idea, con un profilo che si distingue nettamente da quelle convenzionali della categoria.
Il posizionamento dichiarato è rivolto a consumatori che cercano un’alternativa alle categorie tradizionalmente dominanti, e coincide con il periodo in cui il gin ha ricominciato a crescere dopo decenni di predominio della vodka. La scelta di dodici botanici esotici e di una bottiglia riconoscibile appartiene alla stessa strategia.
Dove usarlo al banco
Il profilo floreale e agrumato dà il meglio dove ha spazio. Un gin and tonic con una tonica neutra e poco zuccherina lo mette in evidenza, e la scheda sul gin and tonic tratta la scelta dell’abbinamento. Nei sour a base di gin, dove l’agrume è già presente, le note di limone e mandorla si integrano bene.
Dove ha meno da dire è nei drink spirit-forward. Il Martinez, il Negroni e le loro varianti presuppongono un ginepro capace di tenere testa a un vermouth in dose piena o a un bitter, e per quelli un London dry classico resta la scelta corretta. Il criterio è sempre lo stesso: quanto spazio il drink lascia al distillato.
Domande frequenti
Quali botanici contiene?
Dodici: occhio di drago cinese, semi di papavero bianco turchi, foglie di loto asiatico, ginepro italiano, coriandolo marocchino, angelica tedesca, limone spagnolo, liquirizia cinese, iris italiana, mandorle spagnole, cassia asiatica e lavanda francese. La provenienza è dichiarata per ciascuno.
È un London dry?
Appartiene alla famiglia dei gin contemporanei più che a quella dei London dry classici. La presenza di botanici come loto, papavero bianco e lavanda accanto al ginepro sposta il profilo verso il floreale e l'esotico, in una direzione che i London dry tradizionali non prendono.
Che cos'è la quadrupla distillazione?
Quattro passaggi in alambicco anziché i due o tre consueti. L'effetto è un distillato più pulito e più neutro come base, su cui i botanici si leggono con maggiore definizione; il rovescio è che si perde una parte della ruvidezza che in un gin classico contribuisce alla struttura.
Da dove viene il nome?
Dal soprannome associato a Winston Churchill e allo spirito britannico che quella figura rappresentava. È una scelta di posizionamento coerente con la bottiglia, disegnata per comunicare un approccio deliberatamente distante dalla convenzione della categoria.
In quali drink funziona?
Nei long drink e nei sour, dove le sue note floreali e agrumate hanno spazio per emergere. Un gin and tonic con una tonica neutra lo mette in evidenza; nei drink spirit-forward, dove il ginepro deve reggere un vermouth o un amaro, un gin più resinoso funziona meglio.
Dove viene prodotto?
In Norfolk, in Inghilterra, con grano proveniente dalla regione dell'East Anglia e acqua dal Galles. La distilleria che lo produce è attiva nel settore da oltre due secoli e mezzo, il che colloca il prodotto fra i gin contemporanei fatti in impianti di lunga tradizione.
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Scheda pubblicata il 22/05/2014