Come fare la granatina: la ricetta al melograno, dosi e metodi
Sciroppo di melograno, non colorante rosso: parti uguali di succo e zucchero, l'acqua di fiori d'arancio che dà profondita, il metodo a caldo e quello a freddo, la conservazione di un mese.
| Origine del nome | Dal melograno, il frutto da cui si ottiene |
| Diffusione | Fine Ottocento |
| Proporzione | Parti uguali di succo e zucchero |
| Aroma | 1 cucchiaino di acqua di fiori d'arancio |
| Conservante opzionale | 30 ml di vodka o alcol di cereali neutro |
| Conservazione | Circa un mese in frigorifero |
La granatina è sciroppo di melograno, e questa frase contiene già il criterio con cui giudicare un prodotto commerciale. Molte versioni in circolazione sono sciroppo di zucchero colorato con aroma artificiale, e la differenza nel bicchiere è netta.
Questa scheda riporta le dosi, i due metodi possibili e i drink su cui il preparato fa la differenza più evidente.
Che cos’è e da dove viene il nome
La granatina è un modificatore per cocktail che ha guadagnato popolarità nel tardo Ottocento. Il nome viene dal melograno, il frutto da cui si ottiene, e la sua funzione nel drink è doppia: aggiunge una dolcezza con una componente acidula e porta il caratteristico colore rosso.
Le due funzioni sono entrambe importanti, e questo spiega perché tanti prodotti industriali se ne occupino solo una. Un colorante rosso con sciroppo di zucchero copre l’aspetto visivo e non porta nulla al gusto; il melograno vero porta un’acidità sottile che nel bicchiere lavora insieme all’agrume invece di limitarsi a coprirlo di dolce.
Chi sa fare uno sciroppo semplice sa già fare la granatina: il procedimento è lo stesso, con il succo al posto dell’acqua.
La materia prima: fresco o confezionato
Si può usare succo di melograno acquistato, purché sia dichiarato al cento per cento di melograno, oppure melograni freschi spremuti con uno spremiagrumi o con una pressa.
La scelta ha un aspetto pratico da conoscere in anticipo: i melograni freschi non producono molto succo. La resa per frutto è bassa e per mezzo litro di succo ne servono parecchi, quindi il prodotto confezionato può essere l’opzione ragionevole in un contesto di volumi. Chi punta alla qualità del preparato finale sa quale strada scegliere, ma è meglio entrarci consapevoli del rapporto fra lavoro e risultato invece di scoprirlo a metà spremitura.
Le due tecniche
Le tecniche in uso vanno dal metodo a freddo, che consiste nell’unire parti uguali di succo di melograno e zucchero semolato, al metodo a caldo, in cui la miscela viene riscaldata e poi arricchita con acqua di fiori d’arancio.
Il metodo a freddo è il più rapido e mantiene intatta la parte aromatica più delicata del frutto. Il metodo a caldo scioglie lo zucchero con più facilità, dà un preparato leggermente più denso e apre la porta all’aggiunta aromatica.
Qualunque sia il metodo scelto, si può aggiungere un poco di vodka o di alcol di cereali neutro come conservante. È lo stesso accorgimento che si applica agli sciroppi: l’alcol non porta sapore alle dosi in gioco e rende l’ambiente meno ospitale per le contaminazioni.
Ingredienti per il metodo a caldo
Servono cinquecento millilitri di succo di melograno fresco, cinquecento grammi di zucchero semolato, un cucchiaino di acqua di fiori d’arancio e, facoltativi, trenta millilitri di vodka o di alcol di cereali neutro.
L’acqua di fiori d’arancio si acquista in erboristeria e conferisce una profondità di sapore che vale la pena avere. Il dosaggio va rispettato: un cucchiaino su mezzo litro è una quantità minima, e raddoppiarla sposta il preparato dal melograno verso il floreale, che è un altro sciroppo con un altro uso.
Il metodo
Chi prepara il proprio succo taglia i melograni a metà, li spreme con uno spremiagrumi e filtra con un colino per eliminare le parti solide.
Il succo si scalda a fuoco basso, si aggiunge lo zucchero e si mescola fino a scioglimento. Il liquido non va portato a bollore: l’ebollizione fa evaporare acqua, sposta la concentrazione e su un succo di frutta produce anche note cotte che allontanano il preparato dal frutto fresco. A zucchero sciolto si aggiunge l’acqua di fiori d’arancio.
Si lascia raffreddare, poi si aggiunge l’alcol neutro se previsto e si ripone in bottiglie di vetro in frigorifero. La granatina così ottenuta si conserva per circa un mese.
Il limite del mese va preso alla lettera. Non è un preparato zuccherino stabile come uno sciroppo di gomma: la componente principale è succo di frutta, e la sua parte aromatica degrada anche in frigorifero. Un preparato di sei settimane non è pericoloso, è soltanto piatto, e a quel punto ha smesso di fare il lavoro per cui era stato fatto.
Dove si usa
La granatina appartiene a un gruppo di cocktail preciso, in gran parte di origine pre-proibizionista: lo Scofflaw, il Jack Rose e il Monkey Gland sono i tre casi in cui è un ingrediente strutturale e non decorativo. E per chi vuole tornare indietro nel tempo con qualcosa di più recente, resta il Tequila Sunrise, dove il preparato è responsabile dell’intero effetto visivo del drink.
Su quest’ultimo, in particolare, la differenza fra granatina vera e sciroppo colorato è la più leggibile di tutte: il drink è costruito su tre soli ingredienti, e la parte rossa che scende sul fondo del bicchiere è metà del suo sapore. Con uno sciroppo dolce e inodore resta soltanto l’effetto ottico, che è la ragione per cui questo cocktail ha una reputazione peggiore di quella che meriterebbe.
La dose tipica nelle ricette è di un centilitro, quantità modesta che rende ancora più evidente perché la qualità del preparato conti: su un centilitro non c’è margine per compensare con la quantità un ingrediente debole.
Domande frequenti
Che cos'è la granatina?
Uno sciroppo di melograno, e il nome viene proprio da quel frutto. È un modificatore che porta al cocktail una dolcezza con una punta acidula e il caratteristico colore rosso, e ha guadagnato popolarità nel tardo Ottocento.
Quali sono le proporzioni?
Parti uguali di succo di melograno e zucchero semolato: cinquecento millilitri di succo per cinquecento grammi di zucchero. È lo stesso rapporto di uno sciroppo semplice, con il succo al posto dell'acqua.
Qual è la differenza fra metodo a freddo e a caldo?
Il metodo a freddo unisce succo e zucchero senza calore. Quello a caldo scalda la miscela e permette di aggiungere l'acqua di fiori d'arancio, che dà profondità al sapore. Il secondo dà un preparato più completo, il primo conserva meglio la freschezza del frutto.
L'acqua di fiori d'arancio è necessaria?
Non è obbligatoria ma cambia il risultato: aggiunge una profondità aromatica che il solo melograno non porta. Si trova in erboristeria e ne serve un cucchiaino su mezzo litro, perché a dosi maggiori diventa il sapore dominante.
Meglio succo fresco o confezionato?
I melograni freschi non danno molto succo, quindi il prodotto confezionato al cento per cento di melograno resta un'opzione pratica e sensata. Chi punta alla qualità del preparato usa il frutto fresco, spremuto con uno spremiagrumi o con una pressa e filtrato.
Quanto si conserva?
Circa un mese in frigorifero, in bottiglie di vetro. L'aggiunta di trenta millilitri di vodka o di alcol di cereali neutro funziona da conservante e allunga la durata senza portare un sapore percepibile.
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Scheda pubblicata il 16/12/2018