Clausola 1.0
Tecnica

Storia dello shaker: dai due bicchieri ai brevetti fino al cinema

Zucche sudamericane, due tumbler versati uno nell'altro, il brevetto del 1872 e quello del 1884, l'acciaio inossidabile, il proibizionismo e le star che lo hanno reso un oggetto da casa.

Antecedenti Zucche per contenere alcol, Sudamerica
Prima testimonianza scritta 1848, New York Tribune
Primo brevetto 1872, William Harnett
Brevetto del modello a tre pezzi 1884, E.J. Hauck
Materiale che diventa standard Acciaio inossidabile, primo Novecento
Diffusione domestica Dopo il proibizionismo
Clausola 2.0
Scheda

Lo shaker è probabilmente l’oggetto più emblematico di qualunque bar: il primo strumento che si compra avviandosi al mestiere e quello che, in un locale attrezzato, si conta a decine. La sua storia è più frammentaria di quanto la sua ovvietà suggerisca.

Questa scheda ricostruisce il percorso dello strumento, dai suoi antecedenti fino alla sua diffusione domestica.

Prima dello shaker

I cocktail agitati hanno cambiato il modo in cui l’alcol viene consumato, ma ci sono stati predecessori che hanno portato allo strumento. Gli storici indicano il Sudamerica, dove sono stati datati resti di zucche usate per contenere alcol in epoca molto antica. Qualche migliaio di anni più tardi si cominciò ad aggiungere spezie e aromi all’alcol, ma il risultato non assomigliava ancora in nulla ai cocktail agitati di oggi.

Le due cose vanno distinte, perché vengono spesso confuse. Un contenitore per l’alcol e un alcol aromatizzato sono antecedenti della miscelazione, non dello shaker: lo strumento nasce quando compare un’esigenza specifica, quella di agitare per raffreddare ed emulsionare, e quell’esigenza è molto più recente.

L’invenzione, e le sue versioni

Da qualche parte a metà del diciannovesimo secolo lo shaker è arrivato. I fatti su come esattamente sia accaduto variano, ed è quasi impossibile sapere che cosa sia successo con precisione.

All’epoca, i barman avevano già l’abitudine di miscelare le bevande, spesso semplicemente per rendere più liscio un distillato, con lo stesso gesto con cui si agita un succo d’arancia o una cioccolata. La miscelazione veniva ottenuta versando la bevanda fra due bicchieri tumbler, avanti e indietro.

La ricostruzione più diffusa attribuisce la nascita dello shaker al momento in cui un locandiere senza nome, che stava travasando fra due bicchieri, li unì l’uno all’altro e cominciò a scuoterli, a quanto si racconta, semplicemente per mostrare l’operazione.

È un’origine plausibile proprio perché non è una scoperta ma una semplificazione. Chi travasa fra due bicchieri sta già facendo il novanta per cento del lavoro; unirli è il passaggio che chiunque avrebbe potuto fare, e questo spiega perché non ci sia un inventore accertato.

La testimonianza del 1848

Mentre alcune fonti collocano l’invenzione alla fine dell’Ottocento, esiste una testimonianza precedente. Nel 1848 uno scrittore di un giornale di New York descrisse un barman intento a preparare una bevanda: con le maniche della camicia arrotolate e il volto con un bagliore ardente, sembrava tirar fuori da una coppa di latta una bevanda miscelata.

La citazione è interessante per un dettaglio: la coppa è di latta, cioè di metallo. Se nel 1848 un barman lavorava con un contenitore metallico per estrarne una bevanda miscelata, lo strumento esisteva in qualche forma prima di essere brevettato, e la sua invenzione va collocata più indietro di quanto la documentazione dei brevetti lasci intendere.

Del modello Boston, o americano, si sa che è nato a bordo di un transatlantico in rotta da Boston verso l’Europa, alla fine dell’Ottocento. Le sue caratteristiche sono descritte nella scheda su shaker Boston e continentale.

I brevetti

Il primo brevetto arrivò nel 1872, quando William Harnett brevettò uno strumento per miscelare sei bevande alla volta. È un dato che dice molto sul contesto: la prima soluzione registrata non cercava qualità ma produttività, cioè rispondeva al problema di un bar affollato.

Dodici anni dopo, E.J. Hauck brevettò lo shaker per cocktail come lo conosciamo oggi: un modello a tre pezzi con filtro incorporato, pensato per un uso più rapido e semplice. Quel brevetto descrive il Cobbler, che è ancora in produzione con la stessa architettura, e i cui limiti, il vuoto che blocca il tappo e il filtro non regolabile, sono discussi nella scheda sui tipi di shaker.

Poco dopo il volgere del secolo fu inventato l’acciaio inossidabile, che divenne rapidamente il materiale preferito per lo shaker. È il passaggio tecnicamente più importante di tutta la vicenda: l’acciaio non si rompe, non trattiene odori, resiste all’acidità degli agrumi e conduce il calore molto meglio di qualunque alternativa disponibile prima.

Il proibizionismo

Lo shaker ottenne la vera popolarità durante il proibizionismo, quando cominciò a formarsi la cultura ribelle dell’alcol. Era uno strumento diffuso nei locali clandestini e in ogni luogo in cui si potesse bere qualcosa di illegale.

C’è una logica in questa associazione. Un bar clandestino lavorava con distillati di qualità scadente, e un cocktail agitato (freddo, diluito, con agrume e zucchero) era il modo più efficace di renderli bevibili. Lo stesso meccanismo che in quegli anni ha portato alla diffusione dello sciroppo di gomma, con l’esito però opposto: lo sciroppo è scomparso, lo shaker ne è uscito rafforzato.

Al termine del proibizionismo lo shaker sfruttò la nuova reputazione per guadagnare popolarità commerciale, diventando un oggetto comune per la casa — acciaio inossidabile per chi poteva permetterselo, vetro e plastica per gli altri.

La guerra e il cinema

Dopo una breve interruzione durante la seconda guerra mondiale, quando la maggior parte del metallo disponibile fu destinata allo sforzo bellico, la popolarità dello strumento crebbe insieme a quella del grande schermo.

Vedere star del cinema e personaggi di finzione bere bevande agitate ha creato una domanda diretta: chi guardava voleva lo stesso oggetto in casa. È un passaggio da riconoscere per quello che è — non un’evoluzione tecnica ma un fatto culturale, in cui uno strumento professionale diventa un simbolo e da lì un prodotto di consumo.

Il flusso e riflusso

Nella storia dello shaker c’è stato un movimento di andata e ritorno. Dopo l’ascesa alla fama, lo strumento ha perso terreno: frullatori e ghiaccio tritato a macchina hanno occupato parte del suo spazio, e la miscelazione si è spostata verso soluzioni più veloci.

Con la diffusione della miscelazione artigianale lo shaker è tornato a essere lo strumento centrale di ogni bar. Con una precisazione da tenere: la sua presenza non garantisce il suo uso corretto, e molti continuano a impiegarlo male — sui tempi, sul ghiaccio, sui drink che andrebbero mescolati e non agitati.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Che cosa si usava prima dello shaker?

Gli storici indicano il Sudamerica, dove sono stati datati resti di zucche usate per contenere alcol. Migliaia di anni dopo si iniziò ad aggiungere spezie e aromi all'alcol, ma non si trattava ancora di cocktail agitati nel senso odierno.

Come è nato lo shaker?

Dalla pratica di travasare la bevanda fra due bicchieri tumbler, già diffusa fra i barman di metà Ottocento. La ricostruzione più citata attribuisce l'invenzione a un locandiere senza nome che unì i due bicchieri e cominciò a scuoterli.

Qual è la testimonianza scritta più antica?

Una descrizione del 1848 su un giornale di New York, in cui uno scrittore racconta un barman che, con le maniche arrotolate e il volto acceso, sembra estrarre una bevanda miscelata da una coppa di latta.

Quando arrivano i brevetti?

Il primo nel 1872, per uno strumento capace di miscelare sei bevande alla volta. Dodici anni dopo viene brevettato lo shaker a tre pezzi con filtro incorporato, cioè il modello che si usa ancora oggi.

Che ruolo ha avuto il proibizionismo?

Ha dato allo strumento la sua popolarità reale. Lo shaker era diffuso nei locali clandestini e in ogni luogo in cui si potesse bere di nascosto, e da quella stagione è uscito con una reputazione che poi si è tradotta in successo commerciale.

Perché è diventato un oggetto da casa?

Per il cinema. Vedere attori e personaggi celebri bere cocktail agitati ha creato una domanda domestica: acciaio inossidabile per chi poteva permetterselo, vetro e plastica per gli altri.

Clausola 4.0
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