Cannucce di plastica: otto alternative a confronto, con pro e contro
Bioplastica, metallo, paglia, bambu, vetro, carta, pasta e nessuna cannuccia: costi, resistenza, compostabilita e i limiti reali di ciascuna soluzione dietro un banco che lavora.
| Plastica tradizionale | Fino a 1.000 anni per decomporsi |
| Bioplastica polilattica | Anche solo 12 settimane, se compostata |
| Metallo | Riutilizzabile, costo iniziale alto |
| Vetro | Borosilicato trattato termicamente, molto costoso |
| Pasta | Zite, biodegradabili e a basso costo |
| Ottava opzione | Non usarle affatto |
Diverse catene di pub e bar hanno annunciato un divieto totale delle cannucce di plastica nei propri locali, e la domanda pratica che ne segue riguarda le alternative. Nessuna è perfetta: ognuna scambia un vantaggio con un limite, e la scelta dipende dal tipo di locale e dai drink in carta.
Questa scheda mette a confronto otto soluzioni con i rispettivi pro e contro.
1. Bioplastica
La plastica è il materiale sotto accusa, ma esistono varianti che si biodegradano in tempi molto inferiori ai mille anni delle plastiche tradizionali. Queste materie, note come plastiche biodegradabili o polilattiche, si decompongono naturalmente nell’ambiente e possono richiedere anche solo dodici settimane. Sono realizzate con bucce di frutta, oli vegetali, amidi e altri prodotti vegetali, e hanno la stessa sensazione al tatto e la stessa resistenza delle plastiche tradizionali.
Pro: resistenti come la plastica tradizionale, familiari ai clienti, relativamente economiche.
Contro: si decompongono soltanto se smaltite correttamente e trattate come compost — lasciate libere nell’ambiente causano gli stessi problemi delle cannucce di plastica. E pur essendo più economiche di molte altre alternative, possono costare fino a dieci volte la plastica tradizionale.
Il primo contro è quello decisivo e viene spesso sottovalutato: la biodegradabilità è una proprietà condizionata al trattamento, non una caratteristica del materiale in qualunque circostanza.
2. Metallo
Resistenti, durevoli e relativamente facili da mantenere, le cannucce di metallo possono essere una sostituzione efficace del monouso. Il materiale più costoso comporta un investimento iniziale maggiore, che però può essere superato dal fatto che non vanno gettate e vengono riutilizzate.
Pro: riutilizzabili, durevoli, più economiche sul lungo periodo.
Contro: costo iniziale significativamente superiore; maggiore probabilità che vengano portate via dai clienti, proprio perché riutilizzabili.
3. Paglia
Le cannucce di paglia possono sembrare insolite, ma per centinaia di anni prima dell’avvento della plastica erano quello che si usava. Il grano e altre erbe producono cannucce valide e danno un aspetto naturale alle bevande; si possono anche tagliare a lunghezze specifiche.
Pro: prodotto naturale al cento per cento, sottoprodotto agricolo, biodegradabili al cento per cento.
Contro: non sono resistenti come la plastica o altre alternative, si rompono e si strappano facilmente, e costano molto più di altre soluzioni.
4. Bambù
Lo stesso materiale usato in giardinaggio per sostenere le piante funziona anche per i cocktail. Sono naturali e hanno un’immagine riconoscibile.
Pro: naturali al cento per cento, disponibili in diverse larghezze, riutilizzabili entro certi limiti, compostabili e adatte sia alle bevande calde sia a quelle fredde.
Contro: se riutilizzate vanno lavate; e hanno uno stile molto caratterizzato, quindi fuori da un contesto tiki possono sembrare fuori luogo.
Su quest’ultimo punto serve un esempio concreto: il bambù comunica un registro preciso, e la scheda sulla guida al Mojito descrive una delle famiglie in cui quel registro è coerente.
5. Vetro
Un’alternativa possibile ma forse non la più realistica: cinquanta cannucce di vetro possono superare i quarantacinque euro. Sebbene sembrino fragili, molte vengono trattate termicamente per renderle considerevolmente resistenti, il che non le rende indistruttibili. Il materiale più usato è il vetro borosilicato, lo stesso di bicchieri, ciotole e stoviglie.
Pro: eleganti, aspetto classico, riutilizzabili, adatte a ogni tipo di bevanda, familiari al cliente.
Contro: per quanto trattato, il vetro si rompe più facilmente di altre alternative; sono estremamente costose; più soggette a essere portate via; e pongono possibili questioni di salute e sicurezza.
6. Carta
Diventate frequenti in molti locali, le cannucce di carta non sono la risposta a ogni problema. Economiche, colorate e facili da usare, hanno già un ruolo nel settore ma anche limiti evidenti.
Pro: economiche, colorate, funzionano con un’ampia varietà di bevande, familiari ai clienti.
Contro: diventano rapidamente poltiglia nelle bevande molto alcoliche; e possono risultare infantili in un ambiente sofisticato.
Il primo contro ha una ragione tecnica: l’alcol aggredisce le fibre e i collanti della carta più rapidamente dell’acqua, quindi la durata dipende dalla gradazione del drink e non dal tempo di consumazione. Su un long drink descritto nella scheda sul build over ice tengono; su un drink corto e alcolico no.
7. Pasta
La soluzione più conveniente sia dal punto di vista della sostenibilità (essendo organica ed ecosostenibile) sia in termini di costo, di visibilità e di rappresentatività per un mercato come quello italiano sembra essere la cannuccia di pasta. In particolare le zite, che hanno già la forma tipica di una cannuccia e sono perfettamente biodegradabili e non inquinanti.
Il limite noto va però messo in conto: la pasta a contatto con il liquido può rilasciare sostanze che modificano il gusto del drink, ed è precisamente l’osservazione che ha spinto verso soluzioni alternative come quelle descritte nella scheda sulla cannuccia in fibra di agave.
8. Nessuna cannuccia
L’ottava opzione è la più radicale: perché usarle. Per alcune bevande, come quelle con ghiaccio tritato, la cannuccia è essenziale; per molte altre non è necessaria.
Pro: risparmio significativo sui costi e il messaggio ambientale più coerente possibile.
Contro: resta la domanda su come si bevano un Daiquiri frozen o un Mojito senza cannuccia.
Il criterio praticabile è quindi selettivo. La cannuccia serve dove il ghiaccio tritato riempie il bicchiere e non consente di bere dal bordo (i drink descritti nella scheda sulla guida al Mojito e i frozen) e non serve sui drink in coppetta, sugli aperitivi e sui long drink con cubi interi. Ridurre invece che sostituire è, sul piano dei costi, la soluzione più efficace di tutte.
Come decidere
Il confronto suggerisce due criteri operativi. Il primo è la compatibilità con i drink in carta: la carta si scioglie negli alcolici, la pasta cede sapore, il bambù ha un registro proprio. Il secondo è il contesto di smaltimento: una bioplastica in un locale senza raccolta del compostabile non è biodegradabile in pratica.
Le due valutazioni vanno fatte insieme, ed è il motivo per cui la risposta non è la stessa per ogni bar.
Domande frequenti
Quanto dura una cannuccia di plastica nell'ambiente?
Fino a mille anni. Le bioplastiche polilattiche, ottenute da bucce di frutta, oli vegetali, amidi e altri prodotti vegetali, si decompongono in modo naturale e possono richiedere anche solo dodici settimane.
La bioplastica risolve il problema?
Solo in parte. Si decompone soltanto se smaltita correttamente e trattata come compost: lasciata libera nell'ambiente causa gli stessi problemi della plastica tradizionale. E pur essendo più economica di altre alternative, può costare fino a dieci volte la plastica.
Le cannucce di metallo convengono?
Sul lungo periodo sì: sono resistenti, durevoli e non vanno gettate, quindi il costo si ammortizza. Gli inconvenienti sono il costo iniziale molto più alto e la maggiore probabilità che i clienti le portino via.
E quelle di carta?
Sono economiche, colorate, familiari ai clienti e funzionano con molte bevande. I limiti sono due: diventano rapidamente poltiglia nelle bevande molto alcoliche e possono risultare infantili in un ambiente sofisticato.
Le cannucce di pasta funzionano davvero?
Sono fra le soluzioni più convenienti sotto il profilo ambientale e di costo, in particolare le zite, che hanno già la forma di una cannuccia e sono perfettamente biodegradabili. Il limite noto è che possono rilasciare sostanze che modificano il gusto del drink.
Si può fare a meno delle cannucce?
In molti casi sì, ed è la soluzione con il massimo risparmio e il messaggio più coerente. Per alcune bevande, però, come quelle con ghiaccio tritato, la cannuccia è essenziale: un Mojito o un frozen senza cannuccia non si bevono.
Altre voci in Mestiere
- 4.1 Babbo Natale e Coca-Cola
- 4.2 Barback
- 4.3 Allergeni nei cocktail
- 4.4 Progettare un menu cocktail
- 4.0 Indice Mestiere (n=14)
Scheda pubblicata il 26/04/2018