Da barback a barman: come si arriva al primo turno al banco
Il primo passo è fare bene il lavoro che si ha: perché un cattivo barback non viene promosso, che cosa si impara osservando, e come si costruisce la fiducia di chi decide i turni.
| Primo requisito | Essere un ottimo barback |
| Competenza non addestrabile | L'atteggiamento |
| Che cosa osservare | I barman più veloci e quelli con più mance |
| Formazione | Chiedere di partecipare, anche fuori orario |
| Da conoscere prima | Le ricette della casa e i drink comuni |
| Obiettivo | Colmare il divario di fiducia con il management |
Chi comincia come barback lo fa in genere per una ragione: è il modo più diretto di accumulare esperienza al banco. È vero, ma resta soltanto il primo passo. Questa scheda descrive come svolgere bene quel lavoro e come arrivare al primo turno da barman.
Il primo requisito: fare bene il lavoro che si ha
Il modo più rapido per eliminare le proprie possibilità di ottenere un turno al banco è essere un cattivo barback. La logica è elementare: perché promuovere qualcuno che non ha avuto successo in un lavoro più semplice?
È una considerazione che precede tutte le altre, e va presa alla lettera. Chi aspira al banco mentre svolge male i compiti che ha comunica esattamente l’informazione opposta a quella che vorrebbe trasmettere.
I compiti in questione sono descritti nella scheda sul barback, e coprono le tre fasi del turno: allestimento, servizio, chiusura.
Che cosa significa essere l’assistente del barman
In un certo senso il barback è l’assistente del barman. Significa svolgere il lavoro che il barman non ha tempo di fare, perché sta facendo qualcos’altro.
Significa anche che i migliori barback, come i migliori assistenti in qualunque contesto, tengono d’occhio ciò di cui il barman ha bisogno prima che sia lui a chiederlo. Le bottiglie che stanno finendo si riforniscono subito. Ci sono problemi da risolvere? C’è una pila di bicchieri da lavare?
La differenza fra rispondere e anticipare è quella fra un ruolo esecutivo e un ruolo di supporto reale. Chi risponde è utile; chi anticipa fa risparmiare tempo, e il tempo dietro un banco è la risorsa scarsa.
L’atteggiamento
Si può sempre addestrare qualcuno a preparare ottimi cocktail, ma non si può addestrare qualcuno ad avere un buon atteggiamento.
Essere barback è un lavoro duro e a volte estenuante: sollevamento di pesi, secchi di ghiaccio, movimento continuo per l’intero turno. Ma proprio la difficoltà del lavoro è un modo eccellente di vedere la vera personalità di qualcuno: sotto sforzo l’atteggiamento non si può recitare a lungo.
Le indicazioni pratiche sono tre. Svolgere il proprio lavoro con un sorriso. Prestare attenzione a quello che succede intorno e dimostrare interesse per l’apprendimento e la crescita. E se il locale offre formazione, chiedere di partecipare, anche quando è destinata soltanto ai barman.
Mostrare iniziativa in tutto ciò che si fa, mantenendo un atteggiamento positivo, è il passo che conta più di ogni altro.
Costruire il caso per il primo turno
Una volta stabilito di essere un gran lavoratore e un buon membro della squadra, si può iniziare a costruire un caso con il management per ottenere il primo turno al banco.
Dal punto di vista di chi decide, la situazione è questa: a quel punto ci si è affermati come qualcuno con una buona attitudine, ma non c’è necessariamente la certezza che si sia pronti a fare il barman. Quel divario di conoscenza esiste, e colmarlo è compito di chi vuole il turno, non di chi lo assegna.
Il modo di colmarlo non è chiedere più volte. È rendere visibile la competenza prima che serva: sapere le ricette, conoscere le procedure, aver già dimostrato di poter gestire una parte del lavoro senza supervisione.
Imparare prima di servire
La formazione è la leva principale, e va cercata attivamente. Se i barman sono invitati a un evento formativo, conviene chiedere di partecipare, anche nel proprio tempo libero.
Anche senza preparare drink si può fare molto. Conoscere le ricette dei cocktail della casa e dei drink comuni è un requisito che si può soddisfare in autonomia: le famiglie strutturali descritte nelle schede sui sour, sui cocktail aperitivi e sui cocktail digestivi permettono di ricostruire la logica di gran parte del ricettario senza memorizzare drink uno per uno. E la scheda sui numeri del barman contiene le conversioni che servono per leggere qualunque ricetta.
Osservare i colleghi
L’altra fonte di apprendimento è l’osservazione dei barman più esperti: guardare come preparano le bevande.
Chi osservare si sceglie con un criterio. Se c’è un barman particolarmente veloce, conviene guardarlo per scoprire che cosa fa in modo diverso: quasi sempre non è la rapidità dei gesti ma l’organizzazione — l’ordine in cui costruisce, dove tiene le cose, che cosa prepara in anticipo. Lo stesso vale se c’è qualcuno che ottiene una percentuale di mance superiore alla media: là l’informazione riguarda il rapporto con il cliente, e la scheda su un bicchiere d’acqua descrive di che cosa si tratta.
L’obiettivo dell’osservazione non è copiare i gesti ma capire la decisione che sta dietro. Un gesto imitato senza la ragione che lo giustifica non si trasferisce.
Che cosa aspettarsi dopo
Il primo turno al banco non è l’arrivo ma il cambio di problema. Dalla gestione delle scorte e del tempo si passa alla gestione delle ricette, della velocità e del rapporto con il cliente, e la scheda sulla progettazione del menu cocktail descrive lo stadio successivo, quando la responsabilità comprende anche che cosa il locale offre.
Domande frequenti
Qual è il primo passo per diventare barman?
Essere un ottimo barback. Il modo più rapido di eliminare le proprie possibilità è farlo male: nessuno promuove qualcuno che non ha avuto successo in un lavoro più semplice.
Che cosa distingue un buon barback?
Il fatto di tenere d'occhio quello di cui il barman ha bisogno prima che lo chieda: le bottiglie che stanno finendo, i problemi da risolvere, i bicchieri da lavare. Come per i migliori assistenti, il pregio è l'anticipazione.
L'atteggiamento conta più della tecnica?
In questa fase sì. Si può sempre addestrare qualcuno a preparare ottimi cocktail, ma non si può addestrare qualcuno ad avere un buon atteggiamento, ed è precisamente la ragione per cui la durezza del ruolo funziona come osservatorio.
Come si chiede il primo turno?
Costruendo un caso con il management. Chi decide sa già se si è persone affidabili, ma non ha necessariamente la certezza che si sia pronti al banco: colmare quel divario di conoscenza è compito di chi lo chiede.
Che cosa si può imparare prima di servire?
Le ricette dei cocktail della casa e dei drink comuni, e il modo di lavorare dei colleghi più esperti. Osservare un barman particolarmente veloce serve a scoprire che cosa fa in modo diverso, non a imitarne i gesti.
La formazione interna serve davvero?
Sì, anche quando è destinata soltanto ai barman e anche se cade nel tempo libero. È il segnale più diretto di interesse per l'apprendimento, e allo stesso tempo il modo più rapido di acquisire ciò che serve.
Altre voci in Mestiere
- 4.1 Babbo Natale e Coca-Cola
- 4.2 Barback
- 4.3 Allergeni nei cocktail
- 4.4 Progettare un menu cocktail
- 4.0 Indice Mestiere (n=14)
Scheda pubblicata il 09/05/2018