Clausola 1.0
Distillati

La differenza tra Chartreuse verde e gialla: storia e uso al banco

Un manoscritto del 1605 con 130 erbe, un metodo praticabile trovato solo nel 1737, e due liquori nati a settantaquattro anni di distanza con ruoli diversi nel bicchiere.

Ordine fondato 1084, da san Bruno, nei monti Chartreuse
Manoscritto ricevuto 1605, ricetta di un alchimista del XVI secolo
Metodo praticabile 1737
Erbe, piante e fiori 130
Verde 1764, versione a gradazione inferiore all'elisir
Gialla 1838, più dolce e più mite
Clausola 2.0
Scheda

Fra i liquori d’erbe presenti in un bar, questo è quello con la storia documentaria più lunga: una ricetta cinquecentesca, un manoscritto del 1605 e più di due secoli di produzione monastica continua. La differenza fra le due varietà non è di sfumatura, e determina quale delle due una ricetta richieda.

Questa scheda ricostruisce la storia, spiega la relazione fra le tre versioni e indica dove ciascuna funziona.

L’ordine e il manoscritto

L’ordine dei monaci certosini fu fondato nel 1084 da san Bruno nei monti Chartreuse, da cui l’ordine prese il nome, e più tardi lo prese anche il liquore.

Nel 1605 un amico dell’ordine presentò ai monaci un regalo insolito: un manoscritto contenente la ricetta di un preparato chiamato elisir di lunga vita, sviluppata da un alchimista nel XVI secolo. La formula richiedeva 130 erbe, piante e fiori.

Era così complessa che soltanto molto più tardi, nel 1737, i monaci svilupparono un metodo praticabile per realizzarla. Quei centotrentadue anni di distanza hanno una spiegazione: non era una questione di segretezza o di attesa, era un problema tecnico. Una formula con 130 vegetali richiede di decidere quali estrarre per distillazione, quali per macerazione, in quale ordine e in quali proporzioni, e nessuna di queste informazioni sta in un elenco di ingredienti. È lo stesso ordine di difficoltà che la scheda su DOM Bénédictine descrive con le sue quattro preparazioni separate.

Dal medicinale al liquore

Come molte creazioni alcoliche del periodo, l’elisir prodotto dai monaci era originariamente destinato all’uso medico. Si rivelò però abbastanza gradevole perché anche chi non era malato volesse berlo.

È il percorso standard dei grandi liquori europei, e si ripete con il gin, con la vodka polacca e con gli amari italiani come descrive la scheda sull’ amaro Braulio: la farmacia e il monastero erano i due luoghi che disponevano di alambicchi, competenze e materie prime.

Nel 1764 i monaci crearono una versione dell’elisir a gradazione più bassa, che è quella oggi conosciuta come varietà verde. La varietà gialla, ancora più dolce e mite, comparve nel 1838.

Le tre versioni e i loro rapporti

La formulazione originale, come dettata dal manoscritto del 1605, è ancora prodotta e venduta con il nome di elisir vegetale. Ha una gradazione del 69% e viene commercializzata in bottiglie di piccolo formato.

Questo va compreso correttamente, perché è la fonte di un equivoco frequente: l’elisir non è una versione concentrata delle due varietà comuni, è il prodotto da cui esse derivano per riduzione e riformulazione. Le tre non sono una scala di intensità dello stesso liquore, sono tre prodotti con formule diverse.

La verde è la più forte e la più erbacea delle due varietà comuni, e resta il riferimento nelle ricette classiche. La gialla è più dolce e più mite, con un profilo che smorza gli spigoli erbacei in favore di una componente mielata.

Perché la scelta cambia il drink

La differenza fra le due non è graduale ma funzionale, e la ragione è la relazione fra alcol e zucchero.

Un liquore d’erbe forte e relativamente secco può stare in un drink accanto a un distillato senza essere sopraffatto: entra come ingrediente di pari dignità. Un liquore d’erbe dolce e più debole entra come modificatore, e in dose piena appesantisce il bicchiere.

Questo significa che sostituire una varietà con l’altra in una ricetta non produce una variazione di carattere: produce uno spostamento dell’equilibrio complessivo. La logica è la stessa descritta nella scheda su Licor 43 a proposito della gradazione contenuta.

Dove usarle

La verde è la versione richiesta dai classici in cui il liquore d’erbe deve tenere il proprio spazio. Nell’Last Word sta in parti uguali con gin, maraschino e lime, e in quella ricetta un liquore più dolce e più debole scomparirebbe sotto l’agrume. Con il gin in generale la relazione è di tensione: il ginepro e le erbe si contendono lo spazio, e il risultato regge solo se entrambi hanno struttura.

La gialla funziona dove serve una nota erbacea di accompagnamento. In un sour, in dose ridotta, porta complessità senza spostare il baricentro; con distillati invecchiati (rum, whiskey, cognac) la sua dolcezza mielata trova un’affinità che la verde non ha.

Entrambe si bevono anche lisce, e la scelta segue lo stesso criterio: la verde a temperatura ambiente, dove le erbe si aprono; la gialla anche fresca, dove la componente dolce risulta meno insistente.

Il Fernet e gli amari italiani occupano una posizione vicina ma non sostituibile: sono amaricanti, mentre questi due sono liquori d’erbe con dolcezza propria, e la differenza si sente nella chiusura del sorso.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Qual è la differenza fra le due?

La gradazione e la dolcezza. La verde, nata nel 1764, è la versione a gradazione più contenuta dell'elisir originale ma resta il liquore più forte e più erbaceo dei due; la gialla, del 1838, è più dolce e più mite, con un profilo meno aggressivo.

Da dove viene la ricetta?

Da un manoscritto donato ai monaci nel 1605 da un amico dell'ordine, contenente la ricetta di un elisir di lunga vita sviluppata da un alchimista nel XVI secolo. Richiedeva 130 erbe, piante e fiori, ed era così complessa che i monaci trovarono un metodo praticabile per realizzarla soltanto nel 1737.

Esiste ancora la formula originale?

Sì. La formulazione dettata dal manoscritto del 1605 è ancora prodotta e venduta con il nome di elisir vegetale, a una gradazione del 69% e in bottiglie di piccolo formato. È un prodotto distinto dalle due varietà comuni, non una loro versione concentrata.

Perché il nome viene dai monti?

Perché l'ordine dei monaci certosini fu fondato nel 1084 da san Bruno nei monti Chartreuse, e prese il nome dal luogo. Il liquore, prodotto secoli più tardi dallo stesso ordine, ha poi ereditato quel nome dall'ordine stesso.

L'elisir era un medicinale?

Sì, come molte creazioni alcoliche del periodo era destinato a un uso medico. Si rivelò però abbastanza gradevole perché anche chi non era malato lo volesse bere, e da quel momento nacque il prodotto di consumo.

Quale delle due usare in miscelazione?

Dipende dal ruolo. La verde, più forte ed erbacea, tiene testa a distillati strutturati e ad agrumi: è la versione richiesta dalla maggior parte delle ricette classiche. La gialla, più dolce, funziona dove serve una componente erbacea che non domini, o come sostituto parziale di uno sciroppo aromatico.

Clausola 4.0
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