Il vermouth bianco: bianco e blanc, la guarnizione corretta e l'uso
Uno stile nato a Chambéry a fine Ottocento: la differenza fra i bianchi vanigliati e i blanc floreali, perché in Italia si serve il bianco e non il rosso, e la regola sulla fetta d'arancia.
| Origine dello stile | Fine Ottocento, Chambéry, Francia sud-orientale |
| Versioni italiane | Arrivate dopo quelle francesi |
| Bianchi | Profilo tendenzialmente vanigliato |
| Blanc | Costruiti su fiori, come il sambuco, o frutta |
| Elemento comune | Agenti amari, senza spezie forti |
| Guarnizione | Fetta d'arancia per bianco e rosso, scorza di limone per il dry |
Il vermouth bianco è lo stile più venduto di una delle case più conosciute al mondo, e allo stesso tempo quello di cui si parla meno. Non è un vermouth rosso senza colore né un dry addolcito: è una categoria a sé, con un’origine datata e una regola di servizio che quasi nessuno rispetta.
Questa scheda distingue le due sottofamiglie, riporta la guarnizione corretta e descrive gli usi.
L’origine
Lo stile non è nuovo: è stato inventato alla fine del diciannovesimo secolo a Chambéry, nel sud-est della Francia, anche se esistono rivendicazioni concorrenti su quale produttore lo abbia realizzato per primo. I vermouth bianchi italiani sono arrivati dopo.
La datazione a fine Ottocento colloca questa categoria nel pieno della stagione in cui il vermouth diventava un prodotto industriale ed esportato. Le case italiane e francesi si muovevano in parallelo con formule diverse, e la scheda sui brand di vermouth descrive la geografia complessiva della categoria.
Bianchi e blanc: due stili o uno
Alcuni ritengono che le versioni francesi e italiane siano abbastanza diverse da costituire due stili distinti, e la distinzione ha un fondamento nei profili.
I vermouth bianchi tendono a essere molto vanigliati. I blanc, secondo la lettura che li tiene separati, sono fatti con fiori, come i fiori di sambuco, oppure con frutta. L’unica cosa che i due gruppi hanno davvero in comune è la presenza di agenti amari, e il fatto di non essere carichi di chiodi di garofano, cannella e altre spezie forti comuni nei rossi.
L’osservazione sulle spezie è quella tecnicamente più utile, perché individua la differenza strutturale con l’altra famiglia. Un vermouth rosso porta un corredo di spezie dolci e calde che nel bicchiere si fa sentire; un bianco porta vaniglia o fiori, cioè note più leggere e meno persistenti. È il motivo per cui i due non sono intercambiabili in una ricetta: sostituire un rosso con un bianco non schiarisce il drink, lo svuota di una componente.
Il Punt e Mes e il quinquina americano stanno all’estremo opposto di questa scala, con amaricanti molto marcati.
La popolarità nascosta
Lo stile è molto diffuso in Europa, tanto che il prodotto più famoso di uno dei maggiori produttori di vermouth è proprio il bianco.
È stato osservato che i bevitori di vermouth bianco somigliano a chi compra i singoli natalizi: non si sa chi siano, ma sono ovunque. L’immagine è efficace perché descrive una categoria con volumi enormi e nessuna rappresentazione nel discorso sui cocktail: il bianco non compare quasi mai nei ricettari classici, che lavorano su rosso e dry.
La consuetudine italiana
C’è anche una differenza geografica. In gran parte del mondo, alla richiesta di un vermouth con ghiaccio, viene servito il rosso; in Italia quasi tutti i barman servono il bianco.
Non è un errore né una regola: è una consuetudine locale. La conseguenza pratica riguarda chi lavora con clientela internazionale, dove «un vermouth con ghiaccio» è una richiesta ambigua e conviene chiedere quale.
La guarnizione
Sulla guarnizione esiste una regola che viene spesso ignorata. Molti decidono fra fetta d’arancia e fetta di limone in base all’accostamento cromatico (limone sul bianco, arancia sul rosso) ma non è così che funziona.
L’indicazione, riferita da un esponente di una delle case storiche, è che il vermouth bianco e il rosso vogliono la fetta d’arancia, mentre il dry vuole la scorza di limone.
La logica sta nel profilo e non nel colore. Bianco e rosso hanno una dolcezza residua e note vanigliate o speziate, che l’arancia accompagna; il dry è secco e amaro, e il limone gli dà una nota acuta che l’arancia non darebbe. La scheda sui tre vermouth dry a confronto descrive la categoria che riceve il limone.
Vale anche la distinzione fra fetta e scorza: la prima porta succo e polpa nel bicchiere, la seconda solo gli oli essenziali della buccia — il meccanismo descritto nella scheda sull’ oleo saccarum. Sul dry la scorza è coerente proprio perché non aggiunge dolcezza.
I vantaggi del bianco
Accantonando il gusto, il vantaggio del bianco è la trasparenza, cioè il colore. Si pensi a un long drink con vermouth bianco, altri ingredienti liquidi chiari e frutta a pezzetti visibile in trasparenza: è un effetto che con un rosso non si ottiene.
È un argomento che riguarda la costruzione visiva del drink, e va preso sul serio in una famiglia dove il bicchiere è alto e il contenuto resta esposto per tutta la bevuta — quella descritta nella scheda sul build over ice.
Il secondo vantaggio è la compatibilità con i succhi di frutta: il bianco si sposa bene con la maggior parte di essi, dall’ananas al pompelmo all’arancia. Anche qui il confronto con il rosso è illuminante: le spezie forti di un vermouth rosso entrano in conflitto con l’acidità di un succo, mentre la vaniglia o il fiore di sambuco di un bianco vi si accordano.
Farne uno in casa
La struttura di un vermouth bianco (vino bianco secco, botanici, zucchero, un distillato per fortificare) è quella descritta nella scheda su come fare il vermouth in casa. Chi vuole lavorare nella direzione del bianco parte da quella ricetta riducendo drasticamente le spezie forti e spingendo su vaniglia, fiori e scorze, che è precisamente la differenza fra le due famiglie.
Domande frequenti
Quando è nato il vermouth bianco?
Lo stile è stato inventato alla fine del diciannovesimo secolo a Chambéry, nel sud-est della Francia, anche se esistono rivendicazioni concorrenti su quale produttore lo abbia fatto per primo. I vermouth bianchi italiani sono arrivati dopo.
Bianco e blanc sono la stessa cosa?
Alcuni li considerano due stili distinti. I bianchi tendono a essere molto vanigliati, mentre i blanc sono costruiti su fiori, come il sambuco, o su frutta. L'unica cosa che hanno davvero in comune è la presenza di agenti amari.
Che cosa li distingue dai rossi?
L'assenza delle spezie forti tipiche dei rossi: chiodi di garofano, cannella e simili. È la differenza strutturale fra le due famiglie, e spiega perché il bianco funzioni in drink dove il rosso risulterebbe invadente.
In Italia si serve il bianco o il rosso?
In gran parte del mondo, chiedendo un vermouth con ghiaccio, viene servito il rosso; in Italia quasi tutti i barman servono il bianco. È una consuetudine locale che non corrisponde alla pratica internazionale.
Fetta d'arancia o di limone?
La regola, indicata da una delle case storiche, è che il vermouth bianco e il rosso vogliono la fetta d'arancia, mentre il dry vuole la scorza di limone. Non si decide in base all'accostamento cromatico, come molti fanno.
Quali vantaggi ha il bianco?
Oltre al gusto, la trasparenza. In un long drink con altri ingredienti liquidi chiari e frutta a pezzetti visibile, il bianco lascia leggere il bicchiere. E si sposa bene con la maggior parte dei succhi di frutta: ananas, pompelmo, arancia.
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Scheda pubblicata il 04/07/2018