Star of Bombay: i botanici, l'infusione al vapore e il 47,5%
Ambretta e bergamotto aggiunti a un profilo classico, un'infusione al vapore deliberatamente rallentata per estrarre più oli e una gradazione più alta per sostenerli.
| Gradazione | 47,5% vol |
| Metodo | Infusione al vapore, rallentata rispetto allo standard della casa |
| Botanici aggiunti | Semi di ambretta e bergamotto |
| Note classiche | Ginepro, angelica, coriandolo, intensificate |
| Sede di produzione | Laverstoke Mill |
| Obiettivo dichiarato | Un gin nuovo, non una variante |
Aggiungere botanici a una ricetta esistente è facile; aggiungerli senza che uno prenda il sopravvento è il problema. Questo prodotto lo ha affrontato intervenendo non sulla lista ma sul metodo di estrazione, rallentando l’infusione al vapore per aumentare la resa in oli.
Questa scheda descrive quel metodo, i botanici aggiunti e la ragione della gradazione elevata.
L’infusione al vapore
Il metodo di estrazione impiegato dalla casa è l’infusione al vapore, e va descritto perché non è quello più diffuso nella categoria.
Nella macerazione classica i botanici vengono immersi nell’alcol prima della distillazione: l’estrazione è per contatto diretto e piuttosto aggressiva. Nell’infusione al vapore i botanici stanno sospesi in un cesto sopra il liquido, e il vapore alcolico li attraversa salendo. Il contatto è più delicato, e la quantità di materiale estratto dipende in modo diretto da quanto lentamente il vapore passa.
È lo stesso ordine di problema affrontato in modi diversi dalle case descritte nelle schede su Martin Miller’s, con i due lotti separati, e su The Botanist, con la distillazione a bassa pressione: ingredienti fragili non sopportano le condizioni che servono a quelli robusti.
Il rallentamento
Per ottenere il risultato stilistico desiderato il mastro distillatore della casa ha condotto prove sistematiche, arrivando a rallentare il processo di infusione al vapore per aumentare l’estrazione degli oli vegetali.
Il senso tecnico è diretto: più tempo di contatto significa più oli essenziali trasportati. È il parametro più semplice da modificare in un impianto già esistente, e anche il più efficace: non richiede cambiare macchina né riformulare, ma soltanto accettare un ciclo più lungo, quindi una capacità produttiva inferiore.
La sfida dichiarata era diversa dall’estrazione in sé: consisteva nell’aggiungere la quantità esatta dei nuovi botanici in modo che l’insieme risultasse integrato e intrecciato, senza una nota predominante né un elemento stravagante. L’obiettivo era che funzionasse come un gin nuovo e non come una semplice variante del prodotto principale della casa.
Questa distinzione merita attenzione, perché è la differenza fra due strategie di prodotto. Una versione più ricca della ricetta principale è un’estensione di gamma; un gin autonomo richiede che la sostituzione di uno con l’altro in una ricetta produca un drink riconoscibilmente diverso. Il secondo obiettivo è molto più difficile, e comporta il rischio di allontanarsi dal profilo che ha reso riconoscibile la casa.
I botanici e il profilo
Il gin risulta al naso secco e leggermente polveroso, con note di fiori secchi e spezie.
Il dato più interessante è che le note classiche (ginepro, angelica e coriandolo) risultano intensificate anziché diluite dall’aggiunta. È l’effetto del rallentamento dell’estrazione: non è stata sostituita una parte del profilo, è stato aumentato tutto.
L’ambretta è immediatamente evidente. È un botanico poco comune, con una nota muschiata e floreale che non ha equivalenti fra gli ingredienti classici del gin, e la sua riconoscibilità è coerente con il progetto: serve un elemento che dichiari che questo non è il prodotto base.
Completano il profilo una nota di ibisco, spezie piccanti e bergamotto, che si intrecciano intorno al ginepro dando un tocco esotico. Il bergamotto è un agrume con una distribuzione geografica ristretta e un profilo distinto da limone e arancia — la scheda su L’Italicus descrive che cosa porti in un liquore, e in un gin la sua funzione è analoga: agrume senza la componente acida diretta.
Il risultato è un gin intenso che mantiene una certa leggerezza. Il finale è lungo e riccamente aromatico senza risultare oleoso o pesante.
Perché 47,5%
La gradazione più alta non è una scelta di posizionamento ma una necessità tecnica.
Un alcol a gradazione superiore trasporta e trattiene una quantità maggiore di composti aromatici, e regge meglio la diluizione. Un gin con questa carica di botanici imbottigliato a gradazione standard risulterebbe meno definito, e in un gin tonic (dove il rapporto di allungo può arrivare a uno a quattro) perderebbe la parte più delicata del profilo.
È la stessa ragione per cui, come descrive la scheda sul Plymouth, esiste una versione a gradazione più alta pensata specificamente per la miscelazione.
Dove usarlo
Nel gin tonic la gradazione elevata è un vantaggio diretto, e conviene una tonica sobria: con un profilo già così carico, una tonica aromatizzata compete invece di accompagnare. La scheda sulla guida definitiva al gin tonic affronta il criterio.
Nei classici la questione è di equilibrio. In un Martini la gradazione permette proporzioni molto secche senza che il gin risulti sottile; in un Negroni il ginepro intensificato regge il bitter con facilità, ma l’ambretta e l’ibisco aggiungono una dimensione che la ricetta storica non prevede.
Nei sour la componente floreale trova un interlocutore nell’agrume: un Gin Fizz o un Bramble sono le collocazioni in cui l’aggiunta si legge come un arricchimento e non come uno scostamento.
Domande frequenti
Che cos'è l'infusione al vapore?
Un metodo in cui il vapore alcolico passa attraverso i botanici sospesi in un cesto anziché immersi nel liquido. L'estrazione è più delicata di una macerazione, e la sua intensità dipende dalla velocità con cui il vapore attraversa il materiale vegetale.
Perché rallentare l'infusione?
Per aumentare l'estrazione degli oli vegetali. Un vapore che attraversa i botanici più lentamente ha più tempo di contatto, quindi porta con sé una quantità maggiore di composti aromatici: è il parametro su cui si è intervenuto per ottenere un profilo più intenso.
Quali botanici sono stati aggiunti?
Semi di ambretta e bergamotto. L'ambretta è immediatamente riconoscibile nel profilo, con una nota muschiata e floreale; il bergamotto porta una componente agrumata particolare, diversa da quella di limone o arancia.
Perché una gradazione più alta?
Perché sostiene il profilo botanico. A 47,5% vol l'alcol trasporta una quantità maggiore di composti aromatici e regge meglio la diluizione del ghiaccio e della tonica: una gradazione standard con la stessa carica di botanici risulterebbe meno definita.
Qual è il profilo?
Al naso una nota secca e leggermente polverosa, con fiori secchi e spezie. Le note classiche di ginepro, angelica e coriandolo risultano intensificate, mentre l'ambretta è immediatamente evidente; completano ibisco, spezie piccanti e bergamotto. Il finale è lungo e aromatico senza essere oleoso.
In che cosa si distingue dalla linea principale della casa?
Nell'intensità e nella gradazione. L'obiettivo dichiarato era ottenere un gin autonomo e non una variante più ricca del prodotto principale, ed è la ragione per cui l'intervento non si è limitato ad aggiungere botanici ma ha modificato il metodo di estrazione.
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Scheda pubblicata il 20/12/2019