Martin Miller's Gin: la doppia distillazione e l'acqua islandese
Dieci botanici distillati in due lotti separati, agrumi e piante trattati a parte, il cetriolo aggiunto per ultimo e un viaggio di tremila miglia per l'acqua di riduzione.
| Lancio | 1999, prima del boom della categoria |
| Botanici | Dieci, fra cui cetriolo e distillato di liquirizia |
| Distilleria | Langley, con alambicco discontinuo |
| Metodo | Due lotti separati, agrumi e piante distillati a parte |
| Cetriolo | Aggiunto dopo la ricombinazione dei distillati |
| Acqua di riduzione | Islanda, dopo un trasferimento di 3.000 miglia |
Un gin che distilla i propri agrumi separatamente dalle proprie piante non sta cercando una complicazione: sta risolvendo un problema tecnico reale. Gli oli essenziali di una scorza di limone e quelli di una radice di angelica non sopportano le stesse condizioni, e trattarli insieme significa sacrificare gli uni per gli altri.
Questa scheda descrive il metodo di produzione, la composizione e la questione dell’acqua di riduzione.
Il 1999 e il momento sbagliato
Il prodotto fu lanciato nel 1999, quasi un decennio prima della ripresa d’interesse per il gin. La casa si presenta come ambasciatrice della fascia super premium, ma il dato interessante è cronologico: nacque quando la categoria era considerata poco stimolante, e contribuì a ridefinirla.
È la stessa collocazione temporale del caso descritto nella scheda sul Gin Citadelle, avviato nel 1989: entrambi i progetti presero posizione contro il mercato del momento, non a favore di una tendenza. La distinzione conta, perché distingue chi ha creato una domanda da chi l’ha servita.
I dieci botanici
La ricetta impiega dieci ingredienti botanici: ginepro, coriandolo, radice di angelica, scorza d’arancia, scorza di limone, oli essenziali di lime, radice di iris, corteccia di cassia, noce moscata, distillato di liquirizia e cetriolo.
Il nucleo classico è presente — ginepro, coriandolo e angelica sono i tre che compaiono in quasi ogni ricetta, come descrive la scheda sui botanicals nel gin, ma la composizione è sbilanciata verso gli agrumi: arancia, limone e lime insieme costituiscono una quota inusualmente ampia della lista.
Questa scelta è quella che spiega il metodo di distillazione. Un gin con un agrume marginale può distillarlo insieme al resto senza grandi conseguenze; un gin costruito su tre agrumi non può permetterselo.
La distillazione in due lotti
Il gin è prodotto nella distilleria di Langley con metodi tradizionali, impiegando un alambicco discontinuo di rame a cui la casa ha dato un nome proprio.
I botanici vengono separati e distillati in due lotti distinti: le piante da una parte, gli agrumi dall’altra. I due distillati vengono poi ricombinati, e il cetriolo viene aggiunto in un momento successivo.
La ragione tecnica è la differenza di volatilità e di fragilità. Gli oli essenziali degli agrumi sono leggeri, evaporano presto e si degradano con il calore prolungato; radici, bacche e cortecce richiedono tempi e temperature maggiori per cedere i propri composti. In una distillazione unica bisogna scegliere: condizioni buone per le radici cuociono gli agrumi, condizioni buone per gli agrumi lasciano le radici inespresse.
Il doppio processo conferisce quindi una maggiore freschezza alla componente agrumata, che in altri gin risulta talvolta attenuata. L’aggiunta successiva del cetriolo segue la stessa logica portata all’estremo: un vegetale fresco e acquoso non regge nessuna distillazione senza perdere ciò che lo caratterizza.
Questo è comunque un metodo costoso. Due distillazioni separate significano due cicli, due gestioni di teste e code, e un passaggio di assemblaggio in più. La scelta ha senso soltanto se il profilo che si vuole ottenere non è raggiungibile altrimenti.
L’acqua di riduzione
Terminata la distillazione, il gin viene trasferito in Islanda per essere ridotto con acqua di quella provenienza, dopo un percorso di circa tremila miglia.
La casa attribuisce a quell’acqua una superossigenazione naturale e una tensione superficiale più alta, e sostiene che trattenga gli elementi volatili responsabili della sensazione di bruciore sul finale, restituendo un prodotto più morbido. Riferisce anche di aver condotto assaggi comparativi dello stesso gin ridotto con acque diverse.
Conviene separare due livelli. Che l’acqua di riduzione influisca sul profilo di un distillato non è controverso: costituisce una quota consistente del volume finale, e la sua composizione minerale è percepibile — è lo stesso principio per cui la scheda sul Plymouth attribuisce all’acqua di Dartmoor una parte del carattere del prodotto, e per cui in una bevanda analcolica come il Crodino l’acqua è il corpo stesso.
Le affermazioni specifiche sull’ossigenazione e sulla tensione superficiale sono invece dichiarazioni della casa, non dati verificabili dall’esterno, e vanno riportate come tali. Anche l’ironia del percorso non passa inosservata: attraversare un oceano per cercare acqua pura ha un costo ambientale che è parte della valutazione complessiva del prodotto.
Che cosa aspettarsi al banco
Un gin con componente agrumata fresca e profilo morbido si comporta in modo diverso da un London dry resinoso.
Nel gin tonic la freschezza agrumata è il suo terreno: regge una tonica sobria e non ha bisogno di una guarnizione elaborata, perché gli agrumi sono già nel distillato. La scheda sulla guida definitiva al gin tonic discute il rapporto fra profilo del gin e scelta del mixer.
Nei sour a base di gin la sovrapposizione va calcolata: un Gin Fizz o una White Lady portano già limone, e un gin con tre agrumi rischia di produrre un bicchiere monocorde. Il correttivo è ridurre l’agrume fresco, non aumentarlo.
Nel Martini la morbidezza ha un effetto ambivalente: rende il drink più accessibile, ma cede terreno al vermouth. Chi cerca un Martini teso resta su un London dry strutturato, come descrive la scheda su Tanqueray.
Domande frequenti
Perché il 1999 è una data significativa?
Perché precede di quasi un decennio la ripresa d'interesse per il gin. Il prodotto nacque quando la categoria era considerata poco interessante, e ha contribuito a ridefinirla: è una posizione diversa da quella di chi è entrato nel mercato quando la domanda esisteva già.
Quali sono i dieci botanici?
Ginepro, coriandolo, radice di angelica, scorza d'arancia, scorza di limone, oli essenziali di lime, radice di iris, corteccia di cassia, noce moscata, distillato di liquirizia e cetriolo. Il nucleo classico di ginepro, coriandolo e angelica è presente, con una componente agrumata insolitamente ampia.
Che cos'è la doppia distillazione separata?
La pratica di distillare i botanici in due lotti distinti: le piante da una parte, gli agrumi dall'altra. I due distillati vengono poi ricombinati, e il cetriolo viene aggiunto in un momento successivo. Il metodo serve a preservare la freschezza degli agrumi.
Perché distillare gli agrumi separatamente?
Perché gli oli essenziali degli agrumi sono più volatili e più fragili di quelli delle radici e delle bacche. Distillati insieme, i tempi e le temperature ottimali per gli uni non lo sono per gli altri: la separazione permette di trattare ogni gruppo alle condizioni che gli servono.
Che senso ha portare l'acqua dall'Islanda?
L'acqua di riduzione costituisce una quota consistente del volume finale, quindi la sua composizione incide sul risultato. La casa attribuisce all'acqua impiegata una tensione superficiale più alta e una capacità di trattenere gli elementi volatili responsabili della sensazione di bruciore sul finale.
L'acqua è davvero una variabile o è comunicazione?
È una variabile reale, ma la sua entità è difficile da verificare dall'esterno. Che l'acqua di diluizione influisca sul profilo di un distillato non è controverso; le affermazioni specifiche sull'ossigenazione e sulla tensione superficiale sono dichiarazioni della casa, e si riportano come tali.
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Scheda pubblicata il 16/02/2018