Clausola 1.0
Tecnica

La birra nei cocktail: dai flip del Settecento alla Michelada

Otto drink alla birra nel manuale del 1862 e poi il silenzio: perché il ghiaccio ha ucciso i flip, che cos'era il Black Velvet e quali combinazioni del Novecento sono sopravvissute.

Prima famiglia I flip: birra calda, rum, zucchero
Periodo d'oro Dal 1700, nelle taverne
Manuale del 1862 Otto drink alla birra: sette flip e un Rumfustian
Primo cocktail moderno Black Velvet, intorno al 1861
Combinazioni del Novecento Shandy, Sandygaff, Snakebite
La sopravvissuta Michelada: birra, lime, sale, Tabasco
Clausola 2.0
Scheda

La birra è entrata nella miscelazione tre secoli prima dei cocktail come li conosciamo, ne è uscita per un motivo tecnico preciso ed è tornata da poco. È una storia che si legge male se si cerca una continuità: sono due filoni separati, e in mezzo c’è il ghiaccio.

Questa scheda ricostruisce i due periodi e le ricette che li rappresentano.

I flip: la prima famiglia

Quando il rum comparve sulla scena, entrarono in gioco i flip. Il flip di base combinava birra calda con rum e zucchero, e la maggior parte delle versioni aggiungeva varie combinazioni di uova, panna e spezie.

Dal Settecento i flip furono un affare importante per le taverne. Le taverne americane offrivano una gamma sorprendente di bevande calde: dal Calibogus, con rum, birra e melassa, allo Yard of Flannel, popolare in una delle taverne frequentate da George Washington. Una taverna di Holden, in Massachusetts, era famosa in tutta l’America per i suoi flip, e un bicchiere di New England Flip o di West India Flip costava più di un pasto o di un letto per la notte.

Quest’ultimo dato dice molto: una bevanda calda con uovo e panna era un prodotto di valore, non un ripiego. La struttura di quei drink (birra, distillato, zucchero, uovo, spezie) è la stessa che sopravvive nei flip contemporanei senza birra, descritti nella scheda sulle uova nei cocktail dove il tuorlo è l’elemento caratterizzante.

La testimonianza del 1862, e il silenzio dopo

Quando il primo manuale di miscelazione di Jerry Thomas fu pubblicato nel 1862, includeva soltanto otto drink con la birra: sette flip diversi e un membro della stessa famiglia chiamato Rumfustian.

Tutti passarono rapidamente di moda a favore delle bevande fresche, grazie alle possibilità aperte dal ghiaccio. Sessant’anni dopo, un manuale del 1922 menzionava la birra solo di passaggio e in modo sbrigativo.

La spiegazione è la stessa che riguarda altre scomparse del periodo: la disponibilità del ghiaccio ha riscritto la miscelazione, spostandola dalle bevande calde a quelle fredde. La scheda sulla storia del gomme syrup descrive un altro elemento uscito di scena negli stessi decenni, e quella sulla storia dello shaker racconta lo strumento che quel cambiamento ha reso indispensabile. La birra è rimasta fuori perché non regge l’agitazione: la carbonatazione è esattamente ciò che uno shaker distrugge.

Il Black Velvet e i primi ibridi

Probabilmente il primo cocktail alla birra in senso moderno è il Black Velvet, creato intorno al periodo della morte del principe Alberto, nel 1861. Molto prima del Boilermaker, del Depth Charge e dello Steel Bottom arrivò il Pop-In, una combinazione inglese di birra e liquori.

Nel corso del ventesimo secolo sono comparse combinazioni più o meno riuscite di metà birra e metà qualcos’altro. Lo Shandy accoppiava la lager con zucchero e limonata; il Sandygaff combinava la birra scura con lo zenzero; lo Snakebite sposava la lager con sidro dolce (la scheda sul sidro di mele descrive il secondo ingrediente) e con l’aggiunta del cordiale al ribes nero è diventato un intruglio molto diffuso nel Regno Unito negli anni ottanta.

La maggior parte di queste bevande non ha lasciato tracce sulla nuova generazione di cocktail alla birra, ed è un giudizio da prendere alla lettera: erano combinazioni per metà, senza una struttura calibrata, e la loro scomparsa non ha sottratto nulla.

Le sopravvissute

Due ricette della vecchia generazione hanno resistito, e non a caso sono quelle costruite su un principio e non su una somma.

La Michelada, preferita in Messico, è una bevanda ultra-rinfrescante che in sostanza è birra con lime, sale e Tabasco. Funziona perché ogni elemento ha una funzione: il lime porta l’acido, il sale interviene sulla percezione dell’amaro del luppolo, il piccante allunga la persistenza. È la stessa logica del sale nella Margarita, descritta nella scheda sui crustas.

Il Red Eye aggiunge succo di pomodoro e spesso un tuorlo d’uovo crudo; alcune varianti contemporanee includono la tequila, avvicinandolo alla famiglia del Bloody Mary.

La ripresa contemporanea

Il filone è tornato di interesse, con birrifici che producono birre pensate per la miscelazione e con cuochi e barman che hanno rimesso in circolazione ricette storiche: un birrificio ha prodotto una birra in edizione limitata destinata specificamente ai flip, e alcune bevande britanniche di quella famiglia sono state riproposte.

Il modo produttivo di usare la birra in un drink tiene conto dei suoi due vincoli. Il primo è la carbonatazione, che impone il metodo del build over ice — la birra si aggiunge nel bicchiere alla fine, mai nello shaker. Il secondo è l’amaro del luppolo, che si somma agli altri amari e va quindi contato nel bilancio complessivo del drink, come si conterebbe un bitter.

Nel caso dei flip, invece, il vincolo cade: la birra è calda e ha già perso il gas, e in quel contesto si comporta come un liquido aromatico e leggermente amaro. È la ragione per cui la ricetta storica prevedeva il riscaldamento — non per servire caldo, ma per rendere la birra miscelabile. Lo stesso ragionamento vale per il tepache, dove una piccola quantità di birra si aggiunge per innescare la fermentazione.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Che cos'erano i flip?

La prima famiglia di drink alla birra: il flip di base combinava birra calda con rum e zucchero, e nella maggior parte dei casi si aggiungevano uova, panna e spezie in varie combinazioni. Dal Settecento furono un affare importante per le taverne.

Quanto valevano i flip nelle taverne?

Molto. Una taverna del Massachusetts era famosa in tutta l'America per i suoi flip, e un bicchiere di New England Flip o di West India Flip costava più di un pasto o di un letto per la notte.

Perché sono scomparsi?

Per il ghiaccio. Passarono rapidamente di moda a favore delle bevande fresche, e un manuale del 1922 menzionava la birra soltanto di passaggio e con disprezzo. Un intero filone di bevande calde è stato sostituito dalla disponibilità del freddo.

Qual è il primo cocktail alla birra in senso moderno?

Probabilmente il Black Velvet, creato intorno al 1861. Precede di molto i drink del Novecento come il Boilermaker, e prima di questi era arrivato il Pop-In, una combinazione inglese di birra e liquori.

Quali combinazioni del Novecento sono note?

Lo Shandy, che accoppia la lager con zucchero e limonata; il Sandygaff, che combina la birra scura con lo zenzero; lo Snakebite, che unisce lager e sidro dolce, spesso con l'aggiunta di cordiale al ribes nero.

Che cos'è la Michelada?

Una bevanda messicana ultra-rinfrescante, in sostanza birra con lime, sale e Tabasco. È la ricetta della vecchia generazione che ha lasciato più tracce su quella nuova, insieme al Red Eye con succo di pomodoro.

Clausola 4.0
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