Clausola 1.0
Tecnica

Calcolo della gradazione alcolica dei cocktail: formula ed esempio

Gradi per centilitri, somma, divisione per il volume totale e sottrazione del fattore diluizione: la formula passo a passo, l'esempio del Daiquiri e perché il 10% non è un valore fisso.

Primo passaggio Gradi alcolici × centilitri, per ogni ingrediente
Secondo passaggio Somma dei risultati
Terzo passaggio Divisione per i cl totali del cocktail
Quarto passaggio Sottrazione del fattore diluizione
Fattore diluizione indicativo 10%, variabile secondo il tipo di drink
Esempio Daiquiri, circa 25,7 gradi prima della diluizione
Clausola 2.0
Scheda

Un calcolo elementare che nessuno fa, e che spiega perché un drink con quattro centilitri e mezzo di distillato non sia un drink a quaranta gradi. La formula sta in quattro passaggi e richiede un solo dato che non è già scritto nella ricetta: la gradazione di ciascun ingrediente.

Questa scheda riporta il procedimento, un esempio completo e il limite del fattore correttivo.

Il dato di partenza

Per prima cosa bisogna sapere quanto alcol contiene ogni ingrediente. È l’unica informazione che il calcolo richiede dall’esterno, e nella maggior parte dei casi si legge in etichetta.

«Ogni ingrediente» comprende anche quelli analcolici. Un succo di limone e uno sciroppo di zucchero hanno zero gradi, ma hanno un volume, e il volume conta nel calcolo tanto quanto la gradazione: è proprio quello il punto che rende il risultato controintuitivo.

La formula

Il procedimento è il seguente:

  • (Prodotto A) gradi alcolici × numero di cl = X
  • (Prodotto B) gradi alcolici × numero di cl = X
  • (Prodotto C) gradi alcolici × numero di cl = X
  • (Prodotto D) gradi alcolici × numero di cl = X

Si sommano i vari risultati dei prodotti A, B, C, D e si ottiene un numero Y, che va diviso per i centilitri totali del cocktail. Il numero che si ottiene è la gradazione alcolica, dalla quale si sottrae il dieci per cento per il fattore di diluizione del ghiaccio, un fattore che è variabile secondo la tipologia del cocktail.

Il senso della formula è una media pesata: ogni ingrediente porta alcol in proporzione al proprio volume, e la gradazione del risultato è l’alcol totale diviso il liquido totale. La divisione per il volume complessivo è il passaggio che molti dimenticano, e senza il quale il numero non significa nulla.

L’esempio: il Daiquiri

Prendendo la ricetta di un Daiquiri:

  • rum: 40° × 4,5 cl = 180
  • succo di limone: 0° × 2,0 cl = 0
  • zucchero liquido: 0° × 0,5 cl = 0

La somma è 180 + 0 + 0 = 180. Diviso 7, che sono i centilitri totali del cocktail, si ottiene 25,7. A questo risultato va sottratto il dieci per cento per il fattore diluizione, arrivando a circa 23 gradi.

Il confronto fra i due numeri è la parte istruttiva. Il rum di partenza è a quaranta gradi; il drink finito è a poco più di venti. Quasi metà della gradazione è stata «consumata» dal volume degli altri ingredienti e dall’acqua di fusione del ghiaccio, e questo senza che nessuno abbia aggiunto acqua deliberatamente.

I sette centilitri totali collocano il Daiquiri fra gli short drink, secondo la classificazione riportata nella scheda sui numeri del barman.

Il fattore diluizione non è una costante

La sottrazione del dieci per cento è un’approssimazione utile, e va usata sapendo che è tale. La quantità di acqua che un drink riceve dal ghiaccio dipende da variabili reali e misurabili.

Dipende dalla tecnica: un cocktail agitato raccoglie più acqua di uno mescolato, perché l’agitazione rompe il ghiaccio e moltiplica la superficie di scambio — il meccanismo è descritto nella scheda su shaker Boston e continentale, dove l’intervallo di sette a dodici secondi esiste proprio per limitare questo effetto.

Dipende dalla durata: ogni secondo in più aggiunge acqua.

Dipende dal ghiaccio: cubi grandi e asciutti cedono meno acqua di frammenti bagnati, e una massa maggiore di ghiaccio ne cede in proporzione meno di una massa piccola. È il punto controintuitivo spiegato nella scheda sul build over ice.

Dipende infine dalla classe del drink: un long drink allungato con gassata ha una diluizione dominata dall’allungante e non dal ghiaccio, e per esso la correzione del dieci per cento è largamente insufficiente come descrizione.

Che cosa non entra nel calcolo

Due voci sono facili da trattare male. La prima sono gli allunganti gassati: soda, tonica e ginger ale hanno zero gradi e un volume spesso superiore a quello del distillato, quindi vanno inclusi nel divisore. Un drink con 4 cl di gin e 12 cl di acqua tonica sta intorno ai dieci gradi, non intorno ai venti.

La seconda sono i liquori e i vini aromatizzati, che hanno gradazioni intermedie e vanno inseriti con il loro valore reale: un vermouth intorno ai diciotto gradi, un amaro fra i venti e i trenta, un triple sec intorno ai quaranta. Trattarli come «alcolici» senza distinzione produce errori grossi in entrambe le direzioni. Le schede su brand di vermouth e sulle differenze fra triple sec e Cointreau riportano i valori tipici delle due categorie.

A cosa serve

Il calcolo ha un’utilità pratica precisa nella costruzione di una carta. Sapere che un drink sta a ventitré gradi e un altro a dieci permette di collocarli nella parte giusta del menù — la scheda sui cocktail aperitivi e quella sui cocktail digestivi descrivono le due famiglie in cui la gradazione è un criterio di appartenenza e non un dettaglio.

Serve anche a rispondere con un dato a una domanda che al banco arriva regolarmente. «Quanto è forte?» è una domanda legittima, e un numero calcolato è una risposta migliore di un’impressione.

Clausola 3.0
Domande frequenti

Domande frequenti

Come si calcola la gradazione di un cocktail?

Si moltiplicano i gradi alcolici di ogni ingrediente per i suoi centilitri, si sommano i risultati, si divide la somma per i centilitri totali del cocktail e dal risultato si sottrae una percentuale per il fattore diluizione del ghiaccio.

Che cosa serve sapere prima?

La gradazione di ogni singolo ingrediente. Senza quel dato il calcolo non è possibile, e va tenuto presente che gli ingredienti analcolici come succhi e sciroppi contribuiscono con zero gradi ma con il proprio volume.

Quanto vale il fattore diluizione?

Indicativamente il dieci per cento, ma è variabile secondo la tipologia del cocktail. Un drink agitato a lungo con ghiaccio piccolo raccoglie più acqua di uno mescolato brevemente con cubi grandi.

Qual è il calcolo per un Daiquiri?

Rum 40 gradi per 4,5 cl fa 180; succo di limone e zucchero liquido contribuiscono zero. La somma è 180, divisa per i 7 cl totali dà 25,7 gradi, da cui si sottrae il fattore diluizione.

Perché gli ingredienti analcolici entrano nel calcolo?

Perché contribuiscono al volume totale, cioè al divisore. Sono loro la ragione principale per cui un drink con 4,5 cl di rum a 40 gradi risulta a poco più di venticinque: il volume aggiuntivo abbassa la concentrazione.

A che serve conoscere la gradazione?

A costruire una carta consapevole: sapere quali drink sono forti e quali no permette di distribuirli fra aperitivi e after dinner, e di rispondere con un dato a chi lo chiede.

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